AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 6 giugno 2022

MARIA MADRE DELLA CHIESA dal Breviario di P. Nicola Galeno OCD

Dall'allocuzione del beato Paolo VI, papa, a conclusione della terza sessione

del Concilio Vaticano II

(21 novembre 1964: AAS 56 [1964], 1015-1016)

Maria Madre della Chiesa

    Considerando gli stretti rapporti con cui sono collegati tra loro Maria e la Chiesa, a gloria della Beata Vergine e a nostra consolazione dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, sia dei fedeli che dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima; e stabiliamo che con questo titolo tutto il popolo cristiano d'ora in poi tributi ancor più onore alla Madre di Dio e le rivolga suppliche.

    Si tratta di un titolo, Venerabili Fratelli, non certo sconosciuto alla pietà dei cristiani; anzi i fedeli e tutta la Chiesa amano invocare Maria soprattutto con questo appellativo di Madre. Questo nome rientra certamente nel solco della vera devozione a Maria, perché si fonda saldamente sulla dignità di cui Maria è stata insignita in quanto Madre del Verbo di Dio Incarnato.

    Come infatti la divina Maternità è la causa per cui Maria ha una relazione assolutamente unica con Cristo ed è presente nell'opera dell'umana salvezza realizzata da Cristo, così pure soprattutto dalla divina Maternità fluiscono i rapporti che intercorrono tra Maria e la Chiesa; giacché Maria è la Madre di Cristo, che non appena assunse la natura umana nel suo grembo verginale unì a sé come Capo il suo Corpo mistico, ossia la Chiesa. Dunque Maria, come Madre di Cristo, è da ritenere anche Madre di tutti i fedeli e i Pastori, vale a dire della Chiesa.

    È questo il motivo per cui noi, benché indegni, benché deboli, alziamo tuttavia gli occhi a lei con animo fiducioso ed accesi dell'amore di figli. Lei che ci ha dato un giorno Gesù, fonte della grazia soprannaturale, non può non rivolgere la sua funzione materna alla Chiesa, specialmente in questo tempo in cui la Sposa di Cristo si avvia a compiere con più alacre zelo la sua missione salutifera.

    Ad alimentare e confermare ulteriormente questa fiducia Ci inducono quegli strettissimi vincoli che esistono tra questa nostra Madre celeste e l'umanità. Pur essendo stata arricchita da Dio di doni generosissimi e meravigliosi perché fosse Madre degna del Verbo Incarnato, nondimeno Maria ci è vicina. Come noi, anche lei è figlia di Adamo, e perciò nostra sorella per la comune natura umana; per i meriti futuri di Cristo essa fu immune dal peccato originale, ma ai doni divinamente ricevuti aggiunse personalmente l'esempio della sua fede perfetta, tanto da meritare l'elogio evangelico: "Beata te che hai creduto".

    In questa vita mortale incarnò la forma perfetta del discepolo di Cristo, fu uno specchio di tutte le virtù, e nel suo atteggiamento rispecchiò pienamente quelle beatitudini che furono proclamate da Cristo Gesù. Ne deriva che nell'esplicare la sua vita multiforme e la sua operosa attività tutta la Chiesa prenda dalla Vergine Madre di Dio l'esempio secondo il quale si deve imitare perfettamente Cristo. 


ORAZIONE

    Dio Padre di misericordia, il tuo unico Figlio, morente sulla croce, ha dato a noi come madre nostra la sua stessa madre, la beata Vergine Maria; fa' che, sorretta dal suo amore, la tua Chiesa, sempre più feconda nello Spirito, esulti per la santità dei suoi figli e riunisca tutti i popoli del mondo in un'unica famiglia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.


sabato 4 giugno 2022

SOTTO I NOSTRI OCCHI: COMPLICI, DISTRATTI O LIBERI di P. MAURO ARMANINO

 


      Sotto i nostri occhi: complici, distratti o liberi

C’è gente che fugge l’impero della violenza e sopravvive di aiuti umanitari che non arrivano o di promesse di solidarietà non mantenute. Sotto i nostri occhi, in Algeria e in Libia si deportano migliaia di persone ogni mese col pretesto che si tratta di migranti e rifugiati ‘irregolari o clandestini’. Vengono abbandonati nel deserto in prossimità della frontiera nigerina che raggiungeranno dopo aver camminato la notte cantando per farsi compagnia. Sotto i nostri occhi, con le stesse modalità e per le stesse ragioni, si violentano le donne e ragazze che osano avventurarsi nei Paesi citati per lavorare e credere in un altro mondo possibile per loro. Sotto i nostri occhi si comprano armi, droni, aerei da combattimento e nel frattempo una buona parte delle scuole statali della capitale sono fatte di foglie intrecciate e di fango. In città si trovano palazzi, hotel di lusso, cavalcavia, aeroporti, semafori spenti, cammelli, mandrie di buoi che attraversano la strada e asini che dettano il ritmo della circolazione nelle ore di punta. Sotto i nostri occhi si costruiscono basi militari straniere, piste di atterraggio e capannoni per i nuovi e citati droni di fabbricazione turca recentemente arrivati alla capitale. Non diminuiscono i mendicanti, le rapine, gli scippi e le menzogne dei politici.
Sotto i nostri occhi complici, distratti o assimilati accade quanto descritto e molto altro. Ad esempio, la costante fabbricazione della povertà che, funzionale all’apparato umanitario, diventa parte integrante del paesaggio quotidiano, in città e soprattutto in campagna. Miriadi di Organizzazioni Non Governative, Agenzie delle Nazioni Unite che, nella vasta e fantasiosa composizione che le contraddistingue, assicurano lavoro e prosperità soprattutto e principalmente ai propri impiegati. Sotto i nostri occhi crescono gli uffici ben difesi delle citate agenzie, le fortezze nelle quali abitano i dirigenti di enti, banche e multinazionali della solidarietà. Ci sono zone, nella capitale, dove le sedi di associazioni, Ong nazionali o internazionali, offrono un panorama particolarmente denso di pannelli, scritte e indicazioni improbabili sul tipo di servizio offerto.  Sotto i nostri occhi si punta allo sviluppo, alla crescita sostenibile, al consolidamento di una pace che non c’è e ai progetti di coesione sociale per evitare di parlare della giustizia sociale. Non si dovrebbero altresì dimenticare le nuove creazioni regionali o continentali. Sotto i nostri occhi, il decantato e promesso Grande Muro Verde del Sahel, potrebbe drenare somme importanti di denaro che, con buona probabilità, finiranno nel ‘Grande Muro di Sabbia’ della corruzione o della ‘privatizzazione’. 
Sotto i nostri occhi liberi si celano i germogli di un mondo nuovo che si nasconde dietro le lacrime di una donna che partorisce e di un bimbo che diventa uomo. Sotto i nostri occhi liberi si svela un mondo fragile e pieno di fessure dalle quali passa, talvolta, un filo di luce e un soffio di vento.




    Mauro Armanino, Niamey, Pentecoste 2022
                                                                                   

sabato 28 maggio 2022

UN PAESE DI CERCATORI, IL NIGER di P. MAURO ARMANINO

 



Un paese di cercatori, il Niger

Lo ricordava l’umorista nigerino Mohamed Moustapha Moctari, detto Maman sulle onde di Radio Francia Internazionale. Nel Niger siamo un popolo di cercatori perché tutti ‘si cercano’! Nel francese locale ‘cercarsi’ significa vedere come sbarcare il lunario e cioè la sopravvivenza al quotidiano per sé e la propria famiglia. ‘Cercarsi’ implica creatività, darsi da fare, attivare dei contatti utili per un lavoro precario, occasionale oppure il colpo di fortuna per via di conoscenze prossime o remote. Come in molti altri Paesi africani, pure qui e forse soprattutto qui, vivere e cercare cammina assieme. Siamo un popolo di ‘cercatori’.
Dell’oro per esempio. Nel Paese e in particolare nel Nord, il deserto del Teneré e ai confini col Burkina Faso, si estende un’immensa vena aurifera. In condizioni spesso inumane, tramite pozzi, gallerie e con mezzi talvolta rudimentali, l’oro offre lavoro e speranza di reddito a centinaia di miglia di persone. Si tratta di un lavoro pesante, pericoloso e non sempre all’altezza delle speranze economiche dei cercatori. Certi gruppi armati terroristi profittano di questo lavoro con estorsioni, tasse o minacce. Gli incidenti mortali sono frequenti e tentare una statistica affidabile rasenta la temerarietà. La febbre dell’oro non è finita.
E poi, naturalmente, i migranti. Nigerini, stranieri di passaggio, in transito, di rientro o in attesa di ripartire: c’è un mondo specializzato nella ricerca. Di un mondo e una terra nuova con frontiere che non siano ‘cocci aguzzi di bottiglia’, riprendendo Eugenio Montale di un ‘Meriggiare, pallido e assorto’. Cercano e ‘si cercano’ e poi difficilmente trovano quanto cercavano perché nel frattempo il viaggio e le intemperie umane incontrate li hanno resi differenti. Epperò, rimangono il prototipo e la metafora di ogni cercatore di altrovi che potrebbero esistere solo si ricominciasse a credere che le utopie sono la cosa più ragionevole della vita.
Però al primo posto ci sono loro, gli sfollati, rifugiati, scacciati e quasimenti invisibili in alcune regioni del Paese. Risultano colpite da una cinica violenza con pezze giustificative di ideologia religiosa armata in nome di un certo Dio. Cercano, per ora inutilmente, la pace, la possibilità di vivere, coltivare, allevare, mandare i figli a scuola, di curasi e soprattutto di vivere una vita che non sia scappare d’un posto all’altro col terrore che sia l’ultimo. A migliaia cercano acqua, cibo, sicurezza, rispetto, futuro e un Paese che voglia considerarli come cittadini veri e reali di una repubblica degna di questo nome.
Ci sono i giovani che disegnano il futuro sulla sabbia. Le donne che lo inventano sul momento perché i numerosi figli a loro affidati abbiano quanto il destino ha loro preparato. Gli artigiani che fanno, coi piccoli mezzi a loro disposizione, miracoli di creatività, costruzione e riparazioni dell’irreparabile. Ci sono i politici che cercano di mantenersi al potere ad ogni costo e tramite qualunque alleanza. Ci sono i religiosi che, invece di cercare Dio, cercano ‘clienti’ onde perpetuare un potere in via di graduale estinzione. Ci sono i bambini ‘Talibé’ che cercano ogni mattina il cibo o le piccole monete da portare al maestro-‘marabout’ a cui sono stati affidati. E troviamo, infine, tutto un popolo di contadini che cerca e attende la pioggia per seminare, una volta ancora, il futuro.


 Mauro Armanino, Niamey, 29 maggio 2022

ANTOLOGIA MAZZANTIANA - Opere e scritti di Don Mazzanti dedicati alla Vergine Maria














 

sabato 21 maggio 2022

‘Casa mia è il paradiso’, parola di migranti di ritorno di Padre MAURO ARMANINO

 



‘Casa mia è il paradiso’, parola di migranti di ritorno
Jules non ha timore ad affermarlo. 29 anni di età e di mestiere calciatore, Jules, lascia le due figlie e la loro madre per andare a scoprire altri terreni di gioco più appetibili. Non riesce a passare però l’Algeria e lì si ferma per un paio d’anni lavorando a cottimo nei cantieri di Oran e in quelli della capitale. Arrestato sulla strada dalla polizia è mandato a Tamarrasset e poi espulso alla frontiera col Niger. Raggiunge la capitale grazie al buon cuore di un camionista che commercia cipolle da esportazione. Dell’avventura in Algeria e del viaggio ricorda soprattutto la violenza e il razzismo. Conclude che solo a ‘casa sua c’è il paradiso’.
Paul, anche lui originario del Camerun, è di mestiere calciatore. Diciannovenne sogna con l‘Europa e l’Italia in particolare. Dopo aver giocato nella vicina Guinea Equatoriale pensava spiccare il salto continentale. Ha lavorato per qualche mese a Tripoli In Libia per poi essere arrestato, detenuto e picchiato, come migliaia di altri migranti, in un campo tenuto da libici. Rifiuta di chiamare per telefono la sua famiglia per chiedere i soldi del riscatto e, per grazia divina dice lui, riesce a scappare dall’inferno. Compie il viaggio a ritroso verso il Niger e, nell’attesa del ritorno al comune Paese si conosce con Jules e, assieme, giocano i supplementari.



Darius con P. Mauro

Darius, liberiano di origine, ha conosciuto l’esilio in Ghana per dieci anni, assieme a migliaia di compatrioti. Tornato al Paese riparte e la sua vita è una cartina geografica che si sposta a seconda delle circostanze del momento. Opera il balzo migratorio in Senegal e poi in Mauritania per arrivare nel Marocco. Si trova suo malgrado in Algeria e da lì, come da tradizione, deportato e poi espulso alla frontiera col Niger. Lui e la sua compagna Esther, della Sierra Leone, che voleva raggiungere la Spagna e aveva pagato il ‘passeur’, si erano incontrati in Mauritania. Avevano fatto credere alla donna che quella era la Spagna promessa…
Vedendo le persone piuttosto bianche di pelle e ben vestite nella capitale Nouakshott lei per un momento lo ha creduto. Finché, Darius, incontrato perché comprava i pesci che lei vendeva sulla spiaggia, le ha spiegato dove si trovava. Entrambi a Niamey, in attesa del ritorno in Liberia, hanno messo al mondo un figlio in Algeria, l’hanno chiamato Emmanuel. Il Dio che viaggia con loro perché il paradiso non è lontano.


Mauro Armanino, Niamey, 22 maggio 2022

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi