AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

sabato 30 ottobre 2021

COSPIRATORI DI SABBIA di PADRE MAURO ARMANINO


Cospiratori di sabbia 

Lei, la sabbia, è una buona insegnante davvero. Ci mette ogni giorno di fronte alla nostra inevitabile, fragile e umana verità. I cimiteri contengono un numero indefinito di progetti di cambiamento imperituro del tipo programma agricolo del ‘Rinascimento’ detto le tre Enne. I Nigerini che (si) Nutrono dei Nigerini che va avanti da vari anni e ancora sono promesse carestie per milioni di persone. Vedeste come finiscono i piani di sviluppo autocentrato e gli imperi dalle nostre parti. Lasciate passare un po' di tempo e la sabbia tutto coprirà col suo manto dorato che s’illumina d’immenso al cadere del giorno. Palazzi, crocevia, semafori, cavalcavia, mercati e negozi che sembravano eterni sono spazzati via dal vento e dal tempo che, almeno qui, si misura ancora con la sabbia. Ci sono, riconosciamolo, lodevoli e disperati tentativi di programmazione, promozione e gestione di strategie di crescita economica. Esse durano, quanto basta, per illudere  gli incauti donatori che ancora credono alle scadenze delle tabelle e degli algoritmi dell’occidente.

Lei, la sabbia, è una buona insegnante davvero. Ci mette ogni giorno di fronte alla materialità storica che contraddistingue e accompagna la nostra fugace esistenza. Da questo punto di vista è onestamente rivoluzionaria perché riporta alla verità delle parole e delle cose che la ‘dematerializzazione’ impone dappertutto. Si dematerializzano i soldi, i corpi, i centri di potere e le religioni che dovrebbero sparire perché inutili paradisi d’altre epoche. La sabbia contesta, impolvera, fragilizza e fa naufragare questi tentativi che altrove sembrano coronati da successo. La nostra sabbia è carnale perché evidenzia ciò di cui siamo fatti, e ciò cui torneremo, un giorno qualunque. Qui amiamo ancora le mitiche monete sonanti, la carta moneta che porta le impronte del lavoro, dello scambio, del baratto, del sudore e della fatica. Una banconota che passa di mano in mano e si sporca e si stropiccia nelle tasche del muratore, del contadino o della donna che vive nella strada. Da noi i corpi sono ancora di carne e si stancano, soffrono, muoiono per mancanza di cibo, malattie e attenzione. Sono corpi che hanno un peso e una storia che non appare sbiadita come succede nelle finzioni televisive. I centri di potere, così come le industrie di estrazione e trasformazione, si delocalizzano e si allontano dagli sguardi indagatori dei pochi democratici che restano.

Lei, la sabbia, è una buona insegnante davvero. Ci mette ogni giorno di fronte alla nostra umana nudità sempre in bilico tra mendicanza e cecità. Ci aiuta a non barare con la vita perché costringe a cogliere l’essenziale della nostra identità di polvere che il vento trasporta altrove. Non ama le distanziazioni, né sociali né politiche perché si fa prossimo di tutti a cominciare dai poveri che della sabbia sono i più grandi sostenitori. Loro e la sabbia hanno in comune il trovarsi in basso, calpestati e spesso neppure presi in considerazione come marginali. La sabbia ha in orrore l’astrazione, la presa in ostaggio delle parole da parte dei potenti e l’allontanamento dalla stoltezza della pura materiale spiritualità delle cose. Non si lascia illudere da chi promette un futuro radioso che mai si avvicina al presente di un volto da carezzare o labbra da ricordare. La sabbia accoglie cospiratori che, come lei, sanno nascondere e custodire il seme dell’unica ribellione che meriti questo nome. Hanno imparato a chiamarla libertà.

                                                                                                                Mauro Armanino, Niamey, 31 ottobre 2021


sabato 23 ottobre 2021

LE TRE FRONTIERE DEL SAHEL di Padre MAURO ARMANINO

 


Le tre frontiere del Sahel

…’È la zona, oggi, nella quale abbiamo più vulnerabilità, dove le popolazioni sono veramente nel bisogno, spogliate di tutto, con persone sfollate e dove i bisogni sociali sono enormi. Pertanto il programma che abbiamo lanciato è destinato a dotare le popolazioni di dispensari, scuole e, cosa ancora più importante, di pozzi’, spiega Mikailou Sidibé, capo del dipartimento strutture del G5 Sahel. Sidibé allude a un finanziamento del governo tedesco che, nel quadro del G5 Sahel, (forza congiunta di militari della Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Chad), darà la priorità alle popolazioni vittime del terrorismo. La zona scelta è quella di Liptako-Gourma chiamata delle ‘tre frontiere’: Burkina-Mali-Niger, dove la presenza dei gruppi terroristi accentua la povertà e l’insicurezza. In realtà le tre frontiere sono altre!

La prima è quella dell’ipocrisia bellico-umanitaria e che consiste, come da copione di un film già visto altrove, nel preparare il terreno alla creazione del caos, facilitarne il mantenimento e infine arrivare, tramite gli attesi finanziamenti, come i salvatori della patria. Fuochisti e pompieri, secondo le convenienze, per ‘attirare’ fondi, finanziamenti per progetti di sviluppo, esattamente come per i Gruppi Armati Terroristi e le ‘Forze Regolari’, di militari locali e stranieri. Commerci, armi e geopolitiche delle risorse si aggrovigliano per formare un fronte unico: finché c’è guerra c’è futuro per i fabbricanti di guerre.

Analogamente, accade lo stesso processo nel delicato ambito migratorio. Prima si crea la frontiera esteriore dell’Europa nel Sahel, impedendo ‘manu militari’, la libera mobilità dei migranti e,  in cambio, si introducono piani fasulli di sviluppo, chiamati ‘Fondi Fiduciari’, che vanno alle ‘radici profonde delle migrazioni’. La logica è la stessa di cui sopra: solo cambia il settore d’intervento, gli attori e i necessari dispositivi di applicazione, anzitutto, con la fabbricazione e l’imposizione di un concetto applicabile ed esportabile di ‘frontiere’. Seguono poi i meccanismi di formazione e di gestione delle stesse,  con EUCAP Sahel (Missione civile di sostegno alle capacità di sicurezza interiore),  l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, OIM, per i rimpatri (naturalmente volontari) e infine il mondo umanitario. Quest’ultimo si occupa, grazie ancora ai finanziamenti europei, di lenire le ferite della carne dei migranti, senza beninteso mettere in discussione il sistema che produce ciò. Questa è la seconda frontiera del Sahel. 

La terza frontiera, invece, somiglia paurosamente a un abisso che separa, attraversandolo da cima a fondo, il mondo stesso. Un abisso che, come nella nota parabola del ricco che banchetta quotidianamente con gli amici nel suo palazzo e del povero Lazzaro che, invisibile ai suoi occhi, giace alla porta cercando di sfamarsi con le briciole che cadono dalla sua mensa. L’abisso esiste e cresce grazie anche alla globalizzazione dell’invisibilità dei numerosi ‘Lazzaro’ che oggi assumono l’onore e l’onere di trasformare il mondo, a partire dalla debolezza. L’abisso tra Nord e Sud non è solo tra i continenti ma si riproduce all’interno degli stessi continenti, nei Paesi, nelle città e nelle campagne dimenticate, tra le generazioni e infine nello spirito umano più profondo chiamato cuore. Questa terza frontiera, l’abisso, è quella che rappresenta il modello e la produzione delle altre due, precedentemente citate. In genere si manifesta all’esterno con muri, reticolati, campi di detenzione, cimiteri delocalizzati e confinamenti di popoli interi. 

Ecco perché i guardiani delle radici e i costruttori di ponti sono visti dall’abisso come una minaccia. Solo da loro germoglia il futuro della quarta frontiera chiamata utopia.

Mauro Armanino, Niamey, 24 ottobre 2021

venerdì 22 ottobre 2021

RICORRENZA DI SAN GIOVANNI PAOLO II PAPA - Poesie di P. NICOLA GALENO OCD


SGUARDO AL MONDO

Pontefice che sembri ricercare
con l’occhio tuo profondo dove spiri
il soffio dello Spirito che guida
l’umile navicella della Chiesa…
(Parma 26-5-2005)

PAPA GIOVANNI PAOLO II

Fido nocchiero fosti della Chiesa
lungo la traversata della storia,
scrivendo la tua pagina più bella
con l’adesione piena al Cristo in Croce!
(Legnano 21-3-2007)

PAPA GIOVANNI PAOLO II

Papa dei tempi nuovi, che vedesti
crollar regimi ritenuti eterni,
pagasti di persona... Sol Maria
ti seppe dalla morte preservare
fermando la pallottola fatale!
(Ferrara 1-7-2010)

 GIOVANNI P. II IN PREGHIERA

Spontaneo ci prende un gran tremore…
Chi mai disturberebbe questo Papa
inabissato nell’adorazione?
(Parma 26-8-2011)

ACCATTIVANTE 

(Davanti alla statua di Papa Giovanni Paolo II a Sorrento) 

  È sempre accattivante il dolce sguardo
di chi sfidò tempeste nella vita:
“Il Cristo sempre alfine vincerà!”.
(Sorrento 27-3-2012)

IL BEATO GIOVANNI PAOLO II

Ardimentoso nocchiero tu fosti
di questa navicella della Chiesa...
(Piano di Sorrento 1-6-2012)

IL BEATO GIOVANNI PAOLO II

Sembri guardar lontano per aprire
a questa navicella della Chiesa
le rotte che la Provvidenza ispira...
(Napoli 12-6-2012)

IL BEATO GIOVANNI PAOLO II

Tu fosti infaticabil messaggero
del Cristo, sommo autore di salvezza...
(Maddaloni 4-3-2013)

PAPA GIOVANNI PAOLO II

(Davanti alla statua di Enrico Manfrini) 

Scultore, tu volesti condensare
lo sguardo, che si lancia nel futuro
serbando l’interiore pacatezza,
frutto di tanto dialogo con Dio...
(Ferrara 26-11-2015)
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PADRE NICOLA GALENO
 

domenica 17 ottobre 2021

TOTALITARISMI DI SABBIA NEL SAHEL di PADRE MAURO ARMANINO

 


Totalitarismi di sabbia nel Sahel

Pure noi qui, nel nostro piccolo, ci stiamo organizzando per avvicinarci a totalitarismi ben più importanti e affermati altrove. Come per altre realtà, più volte evidenziate, il nostro totalitarismo è di sabbia, cosi come la politica, la Giustizia, l’educazione formale, l’economia e la vita stessa. È ancora lei, la sabbia, a caratterizzare i matrimoni, gli appuntamenti mancati, molte delle amicizie e la vita sociale in generale.  È stato dichiarato lo stato di urgenza in varie regioni del Sahel. Ciò implica, in queste zone, una drastica limitazione all’uso delle motociclette, essendo queste uno dei mezzi più utilizzati dai Gruppi Armati Terroristi per seminare morte e desolazione tra i contadini locali. I banditi si sono adattati e, per esempio in uno degli ultimi massacri che ha insanguinato la zona delle ‘tre frontiere’, sembra abbiano utilizzato persino i dromedari. Si è arrivati all’assurdo che, in definitiva, quasi solo i terroristi utilizzavano, impunemente, le motociclette e i contadini si arrangiavano con gli asini o con le carriole per trasportare i malati al dispensario più vicino. Un camion pieno di legna da ardere, raccolta abusivamente dai contadini per uso della cucina della città, è stato bruciato ieri nei campi. I nuovi padroni della zona hanno proibito di farlo. In molti villaggi di questa e di altre aree, la gente vive nel terrore. Uccisioni e rapimenti sono totalitari 

Il primo e fontale totalitarismo, dalle nostre parti, è comunque quello della miseria, provocata, seminata e infine raccolta in tutti questi anni, soprattutto tramite la violenza armata. Nella zona citata, a circa 150 kilometri dalla capitale Niamey, sono oltre 600 mila le persone che hanno dovuto fuggire case, campi e bestiame rubato e poi venduto altrove. Cresce in tempo reale l’insicurezza alimentare che tocca milioni di persone nel Niger e molte più nel Sahel. La miseria è a sua volta la figlia privilegiata del dio denaro che, con autorevolezza totalitaria, è il principale e ineguagliato colonizzatore dell’immaginario. Non da oggi, infatti, il totalitarismo del denaro si è affermato come un monopolio senza concorrenti di rilievo. Le guerre, le armi, le urgenze umanitarie, i Piani di Aggiustamento Strutturale, l’accaparramento delle risorse, i colpi di stato e le ideologie religiose non sono altro che l’espressione e la conseguenza dell’assunzione del dio denaro come la totalità della storia. Troppo tardi ci si accorge che questo tipo di dio non è altro che sabbia rubata al vento della spietata indifferenza del sistema verniciato di morte. Da questi due totalitarismi, quello della miseria generata e da quello del denaro ne scaturisce per tragico destino uno peggiore.

Si tratta del totalitarismo della banalizzazione di tutto quanto è fragile e inutile, appeso alla sacralità delle parole e dei corpi affidati alla sabbia dei cimiteri senza nome del deserto o del mare. La banalizzazione della sofferenza e della vita di chi non trova abbastanza voce per essere riconosciuto come umano. Il totalitarismo di vite mai vissute eppure uniche. La banalizzazione totalitaria del reale, tradito e manipolato dalla quotidiana menzogna da chi non importa i fatti e i volti, il totalitarismo dei confinamenti, le distanze sociali, e la banalizzazione dell’utopia del poeta, e dell’orizzonte incerto dei profeti. Tra i citati, il totalitarismo della banalità è il più mortifero perché svuota dall’interno il soffio di eterno che risale al primo bacio tra l’umano e il divino in ogni creatura. Rimane infine una maschera tenuta assieme da apparenze barattate in cambio di un’impaurita sicurezza. Un totalitarismo che banalizza quanto accade tra uomo e donna quando germoglia, per causalità, un nuovo destino di alleanza. Anche da noi, nel Sahel ci stiamo organizzando per proporre, a chi vorrà intenderlo, l’unico totalitarismo che sentiamo come nostro. Un totalitarismo di sabbia che le lacrime di un bambino trasformeranno in un albero fiorito.

Mauro Armanino, Niamey - 17 ottobre 2021


Un percorso tra testi Biblici e Coranici di Danila Oppio

 



Un percorso tra testi Biblici e Coranici

Rapimento di Elia (Testo CEI 2008)

Quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo. Elia gli disse: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano». Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua tessa vita, non ti lascerò». E procedettero insieme.

Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elia prese il suo mantello, l'arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull'asciutto. Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: «Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te». Eliseo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me». Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà». Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano.

Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: «Dov'è il Signore, Dio di Elia?». Quando anch'egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò.

Di questo, che nella Bibbia è definito CARRO DI FUOCO, molte sono state le congetture, tra queste qualcuno sostiene che si trattasse di un veicolo interspaziale, proveniente da altri pianeti più progrediti. Lasciamolo credere, poiché appare abbastanza improbabile che con un carro di fuoco con cavalli altrettanto infuocati, sia possibile portare un essere umano e mantenerlo in vita. Il fuoco, si sa, brucia la materia. Però è anche vero che a Dio tutto è possibile.

Nei Testi Antichi, si leggono storie come questa o quella di Giona nel ventre della balena.

Sono persuasa che siano semplici allegorie, ma ho voluto anticipare Elia e il carro di fuoco, perché pare che in questo modo sia salito presso Dio, ed Eliseo che spartì le acque, assomiglia alla storia di Mosè cui fu concesso di dividere le acque del Mar Rosso. 

Chiaro che entrambi i casi sono allegorie per dimostrare che Dio tutto può fare. Elia che sale in cielo su un carro di fuoco, assomiglia alla risurrezione di Cristo, che, secondo gli scritti dei vangeli, il terzo giorno dopo la deposizione nel sepolcro Gesù risorse (I giorno: venerdì, morte e deposizione; III giorno: domenica, resurrezione). I vangeli canonici non descrivono direttamente l'evento, che non ha avuto testimoni diretti, ma solo la testimonianza della scoperta della sua tomba vuota e le successive apparizioni di Gesù alle discepole e agli apostoli. La scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato, cioè domenica mattina, quando Maria Maddalena - sola o con altre donne, secondo il resoconto evangelico - si recò al sepolcro. 

Nessuno quindi fu diretto testimone della risurrezione e Ascensione al cielo di Gesù. E a tale proposito, come immagine del Signore, darei la preferenza al Cristo Risorto, che rappresenta il vero simbolo, l’eternità delle anime, o alla Divina Misericordia, poiché entrambe le immagini offrono serenità, mentre la croce dimostra la cattiveria umana. Forse per questa ragione Mohammad sostiene che Cristo non è morto in croce.

Parto da questo concetto, e proseguo nel trattare della morte di Cristo e della Sua Risurrezione. Bisogna possedere un’immensa fede, nel credere che una persona umana, com’era Gesù, nato da una donna, possa risuscitare dai morti. La fede in un Dio immenso, onnipotente, lo permette. Altro motivo perché il Corano non accetta la morte di Gesù e preferisce sostenere che Lui è salito a Cielo, senza passare attraverso il dolore atroce della condanna. 

Vorrei però entrare nella Storia, senza tener conto, per il momento, di qualsiasi credo religioso.

Sto leggendo un paio di libri scritti da autori islamici moderati. E in un punto particolare, sono rimasta un po’ sconcertata.

“La nostra religione insegna a onorare tutti i Profeti che sono venuti prima di Muhammad (pbsl), sigla di Pace e Benedizione su di Lui, un'eulogia che accompagna ogni menzione del nome di Maometto da parte dei musulmani di lingua italiana.

E specialmente Gesù, che è stato citato nel Corano in 93 versetti  distribuiti in quindici Sûre, mentre c’è addirittura un capitolo (Sura XIX, Maryam) intitolato proprio a sua madre, la vergine Maria. In questa Sura si afferma la venuta di Gesù senza padre, attraverso lo Spirito Santo. Noi musulmani crediamo molto in Gesù e, secondo il Corano, Gesù non è stato crocifisso, ma Dio lo ha assunto in Cielo.

“Li abbiamo maledetti per via della loro miscredenza e perché dissero contro Maria calunnia immensa, e dissero: “abbiamo ucciso Gesù il Messia figlio di Maria, il Messaggero di Allah!”. “Invece non l’hanno ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non l’hanno ucciso, ma Allah l’ha elevato fino a Sé” (Sura IV, le donne, vv.156-158) e continua il testo:

È assolutamente proibito per noi parlare male e diminuire la personalità di Gesù, anzi, dobbiamo mettere prima del nome Gesù (così come per gli altri Profeti) una parola che significa “signore o maestro” e poi dobbiamo sempre esprimere un saluto di pace (la pace sia con lui).

I musulmani non accettano la bestemmia di Dio, di Gesù Cristo e di sua Madre, come ho appreso è, invece, molto in uso in Italia”. 

Mi fermo qui, perché è questo punto che mi ha suscitato alcune domande. Intanto è vero che i cristiani disamorati di Dio, bestemmiano a piena bocca. Non posso dare torto a Zahoor Zargar che non è certo l’ultimo arrivato.

giovedì 14 ottobre 2021

BEATA MARIA LORENZA LONGO - FONDATRICE DELLE CLARISSE CAPPUCCINE

Venerabile Maria Lorenza Longo, Fondatrice delle Clarisse Cappuccine











Nata come Maria Llorença Requenses Llong (ed italianizzata in Maria Lorenza Longo) a Lleida nell'allora Regno d'Aragona nel 1463, arrivò a Napoli nel 1506 assieme ai tre figli ed al marito Joan Llonc, che era vice-reggente della cancelleria di Ferdinando II d'Aragona e come tale dunque trasferito a Napoli per lavoro. Quattro anni dopo restò vedova e subì anche i danni di un'artrite reumatoide causatole da un avvelenamento che sarebbe stato provocato da una domestica: come tale, non riusciva ad utilizzare mani e piedi e dunque si recò alla Santa Casa di Loreto per richiedere la guarigione con le preghiere, cosa che poi effettivamente avvenne. A quel punto, una volta guarita, entrò nel terz'ordine francescano in segno di devozione e assunse il nome di Maria Lorenza. Tornata a Napoli, dove divenne tutrice e governante di Maria de Cardona, contessa di Avellino, prestando servizio presso l'ospedale di San Nicola al Molo, presso il Maschio Angioino. Ma poi prese la decisione di fondare un nuovo ospedale: il Santa Maria del Popolo degli Incurabili, presso Porta San Gennaro, che venne inaugurato il 23 marzo del 1522 e vi rimase come direttrice per dieci anni. Il 19 febbraio del 1535 decise di fondare un nuovo monastero, quello delle Monache Cappuccine, sottoposto alle regola di Santa Chiara d'Assisi. Morì il 21 dicembre del 1539, all'età di 76 anni, a Napoli. Era stata proclamata Venerabile il 9 ottobre 2017 da Papa Francesco.





In ricordo di DON NELLO - IMOLA



 

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi