giovedì 25 marzo 2021
lunedì 22 marzo 2021
DISUBBIDIENZE E DIVIETI NEL SAHEL E IN ALTRE PARTI DEL MONDO di PADRE MAURO ARMANINO
Disubbidienze e divieti nel Sahel
e in altre parti del mondo
La manifestazione dell’opposizione, annunciata da due settimane e prevista per il sabato 20 marzo, è stata vietata da un’ordinanza un paio di giorni prima della data. Troppo tardi per reagire e organizzarsi in altro modo. A giustificazione del divieto, il timore di disordini in città, dopo quanto accaduto, alla rapida e anticipata pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali. L’uso del net è stato sospeso nel Paese per una decina di giorni, vietando il diritto alla comunicazione. Profittando dell’epidemia, la cui diffusione è stata qui e in genere nel Sahel estremamente ridotta, sono state vietate manifestazioni, assemblee numerose e chiuse a tratti scuole, moschee e chiese. E’ stata vietata la circolazione perché si son chiuse le frontiere tra i Paesi dell’Africa Occidentale. Per chi viaggia in aereo non ci sono divieti se si passa il test di controllo Covid alla partenza e all’arrivo. Quanto al passaggio delle frontiere tra questi Paesi, pur ufficialmente vietato, con un poco di incoscienza e di soldi a doganieri e altri addetti ai lavori, si transita.
E’ vietata la mobilità verso il nord dell’Africa perché, com’è risaputo, le frontiere dell’Europa hanno migrato fin qui e c’è da giurare che scenderanno ancora, verso la costa e fino all’Atlantico. Anche la mobilità sociale, seppur insinuata dalla Costituzione delle Settima Repubblica è, a tutti gli effetti, vietata. I figli dei possidenti studiano nei licei e nelle università private, possono persino andare all’estero e godere delle migliori condizioni di soggiorno. Saranno le ‘élite’ al potere la prossima tornata. Di padre in figlio e di madre in figlia, secondo la dinastia e le mutevoli alleanze politiche. Non c'è trasformazione sociale, solo continuità: il contadino sarà sempre contadino, così come gli allevatori resteranno tali, i mendicanti non cambieranno la loro situazione e ovviamente, i politici c’è da giurarlo, saranno sempre politici. Il conto torna sempre per chi si trova in cima alla classifica dei redditi. Pierre-Joseph Proudhon, filosofo e economista anarchico, diceva che la proprietà è un furto ma oggi si fa del furto la proprietà e chi è povero, dicono gli economisti d’oggi, se lo merita o se lo è cercato. Si vieta il futuro per la categoria sociale più numerosa nel Sahel: i giovani, che rappresentano lo specchio di ciò che saremo, un giorno, senza neppure accorgercene. Vietato sognare un mondo nuovo che non sia già sotto controllo dei poteri dominanti del sistema. Vietato credere in un Dio altro che non corrisponda a quello che la maggioranza ha deciso sia quello che debba essere. Potente tra i potenti e comunque in grado di regolare le cose in modo che tutto cambi perché nulla cambi. C’è il divieto formale di dire e raccontare ciò che ad uno sembri essere la verità delle cose, il divieto di dire e usare le parole di quanto si vede e si sperimenta, il divieto di evidenziare la realtà del tempo, il divieto formale di riconoscere e gridare, come nella nota fiaba di Hans Christian Andersen, ‘I vestiti dell’imperatore’, che il re è nudo. Vietato mostrare il viso, il cuore, i pensieri e le mani, vietato protestare, pubblicare, difendere i poveri dai soprusi della giustizia, vietato provare a cambiare la rotta della storia, vietato immaginare un mondo libero e trasparente, vietato trasgredire il disordine stabilito e garantito dalla continuità della violenza legittima di chi ne possiede il monopolio. E’ vietato sovvertire ciò che è politicamente corretto, vietato dissentire, se non nelle condizioni e le modalità previste dalla legge e purché ciò non vada a discapito della quiete pubblica. Vietato fare silenzio, meditare, contemplare, ascoltare, camminare e perdere il sentiero battuto. E’ formalmente vietato cantare e giocare senza voler vincere, zufolare e passeggiare sotto la pioggia, sedersi sulla panchina davanti al mare, rincorrere una nuvola con il pensiero e immaginare di trovarsi come il guardiano del faro prima della tempesta e del naufragio delle promesse della vita.
Per fortuna nel Sahel non ci mancano le occasioni per disobbedire. La sabbia, per cominciare, è disobbediente per natura e da lei abbiamo imparato a non lasciarci facilmente organizzare dal potere costituito. Come lei ci spostiamo a piacimento del vento e delle situazioni. Arriviamo tardi perché nel frattempo c’è stato un decesso, una crisi di malaria, la visita imprevista di uno straniero, l’elettricità che manca senza preavviso, la maestra ancora in congedo di maternità, l’impiegato statale appena uscito a cercare i figli, la signora della banca assente per fare acquisti, il meccanico che non trova gli utensili giusti e tutto aggiusta con la preghiera finale per riparare la macchina, i semafori che non funzionano e il traffico è più scorrevole, le elezioni che diventano battaglie campali, i bambini che scrivono il loro nome col gesso e sono orgogliosi di indossare il vestito che la mamma ha regalato per il compleanno che hanno dimenticato.
Mauro Armanino, Niamey, 21 marzo 2021
L'angelo dei poveri è volato in Cielo - da La PREALPINA - in memoria di P. Gabriele
sabato 20 marzo 2021
PADRE GABRIELE, NON TI DIMENTICHEREMO MAI! Di LORENZO RADICE, Sindaco di Legnano e Danila Oppio ocds
Chiesa di Legnano in lutto per la scomparsa di Padre Gabriele Mattavelli
Il frate carmelitano è deceduto a Bologna ultima sede della sua missione. Per 22 anni è stato parroco a Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano. La morte causata dalla Covid.
Venerdì 19 marzo, alle 18, nella chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù, a Legnano, è avvenuta una cerimonia di suffragio per Padre Gabriele, all’anagrafe Angelo Mattavelli, storica figura dei frati carmelitani legnanesi. Il suo decesso al policlinico Sant’Ossola a Bologna a causa della malattia Covid-19. A giugno sarebbe ricorso il suo 50esimo di sacerdozio.
Padre Mattavelli è stata una figura religiosa tra le più carismatiche dell’Oltre Sempione, un sacerdote che per più tempo ha ricoperto la carica di parroco nella pur non troppo lunga storia della comunità dedicata a santa Teresina di Lisieux: quasi metà degli anni di vita parrocchiale hanno visto la guida del padre carmelitano di Trezzo d’Adda: infatti lo è stato prima dal 1979 al 1985 (ma prima era già presente come coadiutore e assistente spirituale di giovani e ragazzi) e poi dal 1999 al 2014, quando è stato trasferito a Monza e poi a Ferrara, Milano e infine a Bologna.
In mezzo la significativa esperienza come missionario in Africa, nel Camerun, una “parentesi” importantissima che ha segnato il percorso personale di padre Gabriele.
Moltissime le scelte e le decisioni prese da lui o sotto la sua responsabilità: non solo dare continuità e vigore o portare a compimento attività pastorali avviate dai suoi predecessori (Padre Placido e Padre Gerardo) come la creazione della Scuola dell’Infanzia o degli Oratori maschile e femminile o l’avvio della pastorale della 3° età o l’Inaugurazione della Cappella in Oltre Saronnese dedicata al B. Gesù di Praga (1984) ma anche innovarle (come con la decisione di passare all’Oratorio unificato) o di aprire nuove strade. Ed è stato, anche, promotore delle adozioni a distanza in Africa. Nel 1986, l’amministrazione comunale di Legnano, con l’allora sindaco Cattaneo, gli ha concesso la benemerenza civica.
Sotto la sua guida si registrano anche i voti religiosi o le ordinazioni sacerdotali di alcuni parrocchiani legnanesi (come il diocesano don Ambrogio Pisoni nel 1980 o il carmelitano Padre Fausto Lincio nel 2006)
Padre Gabriele ha fondato la Casa della Carità nel 2002. L’ultima “fatica” è stata la realizzazione della “Casa per tutti”, a fianco e collegata con la Casa della Carità e il bar parrocchiale, per dare risposta alle esigenze di accoglienza e di ritrovo di tutte le attività pastorali parrocchiali (oltre a quelle liturgiche e della scuola dell’infanzia che hanno spazi dedicati): nasce tra il 2012 e il 2014 il Nuovo Centro Comunitario che ospita anche catechesi dell’iniziazione, Oratorio, pastorale giovanile, familiare e - in prospettiva - della terza età.
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Ho appena appreso la notizia della scomparsa di Padre Gabriele, un’altra vittima di questa terribile pandemia. Nella nostra Città, da cui pure è lontano da diverso tempo, la sua figura ha lasciato un segno profondo e indelebile: aver concepito a creato la Casa della Carità è cosa di cui la comunità legnanese dovrà sempre essergli grata. A lui va un sentito pensiero di riconoscenza, mio e di tutta la giunta, per la missione svolta per i più bisognosi a Legnano.
Il sindaco Lorenzo Radice
NdR: Ho apposto qualche modifica all'articolo del Sindaco di Legnano apparso su info@legnanonews.com poiché la notizia è apparsa ieri e la commemorazione in ricordo di P. Gabriele è avvenuta ieri. O cambiando Chiesa in Cappella, essendo sussidiaria alla chiesa Parrocchiale.
Dopo tanta sofferenza, pareva che stesse uscendo dalla grave crisi pandemica. Cominciava a parlare e a mangiare, gli era rimasto qualche strascico dovuto alla lunga degenza a letto (piaghe da decubito) e un'infezione alle vie urinarie causate del catetere, tenute sotto cura dai medici dell'ospedale dove era ricoverato da oltre due mesi. Insomma, speravamo che si riprendesse e tornasse tra noi. L'improvvisa scomparsa, che ha stupito anche i medici ospedalieri, è arrivata inaspettata. Ma forse San Giuseppe ha pensato di accompagnarlo al cospetto del Padre Celeste proprio nel giorno della sua ricorrenza e festa del papà. Padre lo era anche Gabriele, non solo perché religioso carmelitano, ma soprattutto padre spirituale, padre per i suoi parrocchiani, padre per gli ultimi, padre per il popolo africano. Sempre attento ai bisogni di ognuno, sempre disposto all'ascolto...un Padre che resterà nel cuore di tutti quelli che lo hanno conosciuto e apprezzato per la sua grande umanità!
Che il viaggio ti sia lieve e breve, Gabriele, e che ti porti subito tra le braccia del Padre Eterno! Con profonda gratitudine.
Le esequie funebri avverranno sabato prossimo 27 marzo alle ore 10, presso la Parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano.
Danila Oppio ocds
sabato 13 marzo 2021
Confinamenti, sconfinamenti e tre giocattoli nel Sahel di Padre MAURO ARMANINO
Confinamenti, sconfinamenti
e tre giocattoli nel Sahel
Li ha posti con un gesto naturale sulla tomba di terra di Aliya morta a due mesi. Un pesciolino, una trombetta e un uccellino. Questi i giochi da bambini che Johnson, lui stesso malato, ha deposto sulla terra ancora fresca di sepoltura. Un gesto di sconfinata tenerezza perché Aliya, ovunque essa si trovi in questo momento, possa imparare a giocare ciò che, nella sua troppo breve esistenza, non ha potuto fare prima. Accanto ai giochetti colorati di plastica, una croce di ferro piantata nella terra, sconfinata come tutte le croci dei cimiteri e della storia umana. Saranno per sempre assieme, i giochetti e la croce, nel leggero strato di cemento buttato sulla terra come un secondo grembo in attesa di germoglio. I fiori e i rami piantati accanto al momento della sepoltura già erano secchi di vento che soffia in questi giorni su Niamey, la capitale. Altrettanto sconfinata appare l’avventura di Patrick originario dalla Repubblica Democratica del Congo che ha abbandonato nel 2005 per andare altrove a cercare la sua vita smarrita in patria. Qualcosa come quindici anni in Algeria, prima studiando poi lavorando e cercando infine di attraversare il mare per raggiungere l’Europa di tutti i sogni. Arrestato, espulso e deportato si trova adesso nella capitale, ospite dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, da tre mesi in attesa di rimpatrio. Non rimpiange il vissuto e afferma la ferma volontà di ‘ricostruirsi’ dopo tutto questo tempo. I tentativi falliti di viaggio in Occidente e il ‘razzismo’ di vari algerini che gli hanno portato via tutto. Si stupisce che l’Unione Africana non dica nulla ai governanti dell’Algeria sull’iniquo trattamento riservato ai migranti e ai rifugiati, in seguito alle loro disposizioni. ‘Con nulla sei arrivato e con nulla devi partire’, questa la logica che giustifica la confisca dei beni che migranti e rifugiati hanno messo da parte in anni di duro e spesso sfruttato lavoro nel Paese. Ingiustizie sconfinate che gridano nel deserto dell’indifferenza di politici e società civile.
Chi la fa l’aspetti, verrebbe voglia di dire, con la saggezza di un tempo. Abbiamo giocato a confinare popoli, migranti, desideri di trasformazione, aneliti di giustizia e fragili tentativi di riappropriazione di dignità. Abbiamo moltiplicato muri, cancelli, sistemi di controllo, radar, tracciamenti di esseri umani ‘clandestini’, reclusioni dietro reticolati di cartone, inventato biometrie e armi ogni volta più numeriche. Abbiamo, per decenni, scavato fosse, tracciato trincee, creato abissi, progettato voragini, disegnato mari e deserti come recinzioni per fintamente proteggerci e adesso tocca a noi. Confinati fisicamente, mentalmente, socialmente, economicamente e soprattutto umanamente da scelte politiche al soldo di interessi ideologici e monetari. Doveva capitarci perchè potessimo provare ciò che nel frattempo avevamo dimenticato. Che, in questa vita e forse pure nell’altra, siamo tutti migranti e che la vita stessa è migrazione e che il mondo e la terra sono di tutti e in particolare dei poveri. Abbiamo dimenticato che siamo creature di sabbia, nude, fragili, mortali, precarie, provvisorie ed eterne, solo quando accettiamo la nostra identità di frontiera, tra terra e soffio, amante, di vita. Fa sorridere che qui, in mancanza di meglio, come riporta un giornale locale, a essere confinate sono…le galline. Il giornale in questione cita il Punto focale dell’Organizzazione Mondiale della Salute Animale che rileva l’esistenza di due focolai d’influenza aviaria a Niamey. Il primo in un cortile con circa 40 volatili e il secondo in un allevamento con varie migliaia di galline per la produzione di uova. I gesti barriera sono stati subito introdotti, riporta il giornale, assieme ad una stretta quarantena dei malcapitati animali e l’isolamento degli stessi da ogni contatto esterno. Il settimanale conclude con una nota di solidarietà nei confronti del pollame in questione e desidera ricordare agli animali che dovrebbero sentirsi privilegiati perché, nel 2006, erano state freddamente abbattuti almeno 17 mila volatili.
Johnson, senza chiedere a nessuno, ha delicatamente deposto sulla terra della tomba di Aliya tre giochetti come regalo. Una trombetta multicolore per suonare, un pesciolino rosso per un mare che ancora non c’è e un uccellino giallo polvere di vento, per volare lontano.
Mauro Armanino, Niamey, 13 marzo 2021



