AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 5 gennaio 2021

SPEZZERANNO LE LORO SPADE E NE FARANNO ARATRI - Al Carmel apre una scuola agricola di Padre Federico Trinchero

Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri”.

Al Carmel apre una scuola agricola

P. Federico Trinchero


“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri”. Al Carmel apre una scuola agricola

Notiziario dal Carmel di Bangui n° 29, 5 Gennaio 2021


“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri… non impareranno più l'arte della guerra”. Quando il profeta Isaia annunciava questa radicale riconversione industriale post-bellica, che avrebbe portato finalmente la pace per Gerusalemme, forse non avrebbe immaginato che le sue parole sarebbero state, in un certo senso, un annuncio di speranza e un sogno possibile anche per la città di Bangui e per tutto il Centrafrica.

Il Centrafrica vive, ancora una volta, giorni difficili. Nelle ultime settimane, diversi gruppi di ribelli, nell’intento di destabilizzare il paese, impedire le elezioni e, probabilmente, raggiungere la capitale per l’ennesimo colpo di stato, hanno seminato paura in numerose città. Saccheggi di uffici pubblici e scontri armati, divampati come fuochi nella savana, ci hanno come riportato alla casella di partenza, cioè alla guerra iniziata nel 2013 e dalla quale – lo sapevamo bene – non eravamo del tutto usciti. Milizie armate un tempo nemiche – Selekà e Anti-balaka – si sono addirittura alleate pur di arrivare al potere. Al momento non si contano molte vittime e l’elemento confessionale, che aveva caratterizzato in precedenza il conflitto, è per fortuna assente. Si tratta, molto più semplicemente, di una lotta per il potere che ha trovato il fattore scatenante nell’esclusione, tra i candidati alla presidenza, dell’ex capo di stato François Bozizé (sul quale pende un mandato di arresto internazionale), salito al potere nel 2003 con un colpo di stato e destituito a sua volta, dieci anni dopo, con un altro colpo di stato. Se la situazione non è precipitata è solo grazie al contingente di pace dell’ONU e alla presenza di altri militari stranieri, tra cui i russi e i ruandesi.

Com’era immaginabile, le elezioni del 27 dicembre sono state fortemente perturbate e incerte fino all’ultimo. Di fatto, in molte città e villaggi non è stato possibile votare, sia perché il materiale elettorale non è arrivato, sia perché gli elettori sono stati minacciati e, presi dalla paura, hanno preferito non recarsi ai seggi. In alcuni casi, i ribelli si sono addirittura impossessati delle urne per poi bruciarle. Il presidente uscente, Faustin Archange Touadera, è dato per vincente, ma il risultato sarà sicuramente contestato. Davanti a noi si apre, purtroppo, un periodo buio e che non si risolverà né facilmente né rapidamente.

Alcuni giorni prima del voto, avevamo programmato di recarci nella nostra missione di Bozoum, a 380 km a nord dalla capitale, per aprire le celebrazioni del 50° del nostro arrivo in Centrafrica e, soprattutto, per la professione solenne – cioè l’impegno definitivo nell’Ordine – di fra Martial e fra Jeannot-Marie. Iniziamo il viaggio di buon mattino, ma, quando stiamo per uscire dalla città, siamo informati dell’arrivo dei ribelli proprio a Bozoum. Impossibile proseguire. Impossibile fare la professione solenne a Bozoum. Ma com’è difficile fare marcia indietro! Non ho mai visto i miei confratelli così arrabbiati e scoraggiati. Tuttavia, nonostante l’improvviso cambio di programma, fra Jeannot-Marie mi rassicura: “Mon père, per quanto ci riguarda, la professione solenne si può fare anche stasera ai Vespri”. Il desiderio e l’urgenza dei miei due giovani confratelli di pronunciare il loro per sempre a Dio nel Carmelo, anche se in condizioni non previste e con i ribelli che potrebbero arrivare in capitale da un momento all’altro, mi edifica e c’incoraggia a prendere la decisione di fare la professione non più a Bozoum, ma a Bangui. Tutta la comunità si mobilita e, domenica 20 Dicembre, Fra Martial e fra Jeannot-Marie diventano carmelitani per sempre. La professione solenne è il giorno che ogni frate ricorda come il più bello della propria vita. Un giorno preparato e atteso da lunghi anni. Purtroppo i nostri confratelli, dai quali ci separano centinaia di chilometri e centinaia di ribelli, non hanno potuto raggiungerci. Ma li sentiamo ugualmente vicini in un forte abbraccio di fraternità e in un’invisibile barriera di pace della quale il paese ha più che mai bisogno.

Per fortuna tanti piccoli cantieri di pace cercano di strappare un po’ di terreno alla guerra e alla povertà. Uno di questi piccoli cantieri è stato aperto anche al Carmel dov’è nata, alcuni mesi fa, una piccola scuola agricola.

In Centrafrica il 75% della popolazione vive di agricoltura contribuendo al 50% del PIL. Sebbene un quarto della sua superficie sia costituito da terre arabili, purtroppo solo il 5% è effettivamente coltivato. Il paese, inoltre, dispone di buone risorse idriche e di un clima favorevole. Purtroppo tale potenziale non è adeguatamente sfruttato ed è praticata solo un’agricoltura di sussistenza che ha l’inevitabile effetto che il 50% della popolazione si trovi in situazione d’insicurezza alimentare.

È in tale contesto che è nata la Scuola Agricola Carmel, un piccolo seme in un grande campo tutto ancora da arare e coltivare. All’origine di questa scuola c’è un grande sogno dell’instancabile padre Anastasio Roggero, il fondatore della missione di Bangui, il quale vorrebbe vedere ogni metro quadro del Centrafrica occupato da un albero. I metri quadri del Centrafrica sono tanti e quindi si è dovuto accontentare di un centinaio di ettari acquistati, più di 20 anni fa, alle porte di Bangui. In questa grande superficie di terreno, nel corso degli anni, sono stati creati un grande palmeto con relativo oleificio, un allevamento di bovini, un pollaio, un ricco vivaio di piante tropicali, un grande orto, una piccola piantagione di ananas, papaye e caffè… Indubbiamente il quadro ideale per una scuola agricola che, grazie ad un finanziamento della Conferenza Episcopale Italiana tramite l’8xmille, è stata ultimata lo scorso anno. Nel mese di novembre la scuola ha finalmente aperto le porte e quasi quaranta giovani – tra cui anche una decina di ragazze – si sono iscritti ai corsi. L’obiettivo della scuola è quello di offrire una formazione che permetta a questi giovani di diventare un giorno dei piccoli imprenditori agricoli.

Grazie all’aiuto di tanti amici e al loro entusiasmo – a volte più del nostro! – e grazie soprattutto alla tenacia del mio confratello padre Arland, ora la scuola funziona e ogni giorno impariamo a farla funzionare meglio.

Nel 1964 Paolo VI, proclamando san Benedetto messaggero di pace e patrono d’Europa, affermava che i monaci con la croce, il libro e l’aratro avevano trasformato ciò che restava dell’Impero romano annunciando il Vangelo, salvando il patrimonio della cultura antica, insegnando l’arte della coltivazione della terra. I Carmelitani, che non sono monaci come i benedettini, insieme a tanti altri missionari e religiosi autoctoni, svolgono per il Centrafrica la stessa opera che fu dei monaci in Europa, offrendo il loro piccolo contributo per migliorare ciò che resta dell’Impero centrafricano di Jean-Bedel Bokassà. E questo è forse ancor più vero per il convento del Carmel di Bangui, la missione in cui vivo da sette anni, dove una comunità di giovani frati vive le sue giornate alternando la preghiera, lo studio, l’annuncio del Vangelo, l’accoglienza, l’aiuto ai poveri, il lavoro e, ora, anche una piccola scuola agricola.

Il seme, gettato umilmente a Bozoum il 16 Dicembre 1971 dai quattro miei confratelli italiani, è ormai diventato un albero, i primi frutti sono ormai maturi e altri stanno germogliando. Ed è a questi giovani che appartiene la sfida e il privilegio di continuare l’opera dei primi missionari e di scrivere – con la croce, il libro e l’aratro… al ritmo dei tam-tam – la storia dei prossimi cinquant’anni del Carmelo in Centrafrica.

Poi è arrivato Natale. La gente, nonostante la paura che ancora avvolge il paese, ci raggiunge, numerosa come sempre, per celebrare con noi l’Eucaristia che, al termine, si trasforma in un’esplosione di canti e di danze. Anche i miei confratelli danzano instancabili fino a notte inoltrata. In Africa, tutto, tranne la guerra, si può fare danzando. E la danza dei miei confratelli mi sembra una supplica, quasi un esorcismo, perché il paese sia liberato dalla guerra e possa vivere in pace.

Unitevi anche voi a questa supplica e a questa danza affinché il Centrafrica possa conoscere al più presto giorni di pace.

Padre Federico

Seguono alcune immagini del Carmelo centroafricano, ho dovuto selezionarle dal folto numero inviato da padre Federico, per questione di spazio. Ringrazio P. Federico per avermi inoltrato via email il Notiziario che contiene questo suo dettagliato articolo nel quale non si leggono solo notizie ma anche il suo cuore generoso e fortemente spirituale. Danila

Professione qui e nelle due foto sottostanti



Scuola agricola anche nelle successive immagini

Mucche


Polli

Ananas


Papaie


Studenti


Il quarto Re Magio era originario del Sahel di Padre Mauro Armanino




 Il quarto Re Magio era originario del Sahel di Padre Mauro Armanino

Lo attestano inesistenti vangeli apocrifi mai ritrovati e proprio per questo la notizia è attendibile. Il quarto Re sembra venisse dal Sahel e si è unito ai tre ben più famosi Re Magi tramite ben note piste carovaniere, attestate fin dall’antichità. Oro, incenso, mirra e… sabbia. I più sobri vangeli canonici hanno evitato di prendere in considerazione l’ultimo dei Re in questione per ovvi motivi. L’oro per il re, l’incenso per la divinità e la mirra per indicare il tipo di morte che il messia avrebbe dovuto patire. Questi i doni simbolici che la lettura teologica del vangelo di Matteo propone ai suoi lettori. Come inserire dunque il quarto Re che come dono offre solo un po' di sabbia appena colta, sarebbe stato un problema a dir poco insormontabile. La soluzione più facile è stata quella di censurare il quarto Re, originario del Sahel, che si era permesso di offrire, senza prevenire, qualche manciata di sabbia. E così fu. Anche i presepi più aggiornati e contestualizzati non prendono in conto l’ultimo Re, censurato dalle versioni ufficiali, marginalizzato e infine espunto dalle cronache più autorevoli. La cosa non sorprende più di tanto perché la sabbia non ha mai goduto di particolare attenzione o favore da parte dei teologi, dei politici e neppure dei sindacalisti. 

Un Re che porta sabbia per migliaia di kilometri ad un altro Re, nudo e inerme come tutti i neonati, non fa buona figura. Persino sua madre, di natura sensibile e attenta ad ogni gesto nei confronti del figlio, non avrebbe saputo come interpretare il dono del Re originario del Sahel, zona di cui lei non aveva presumibilmente mai sentito nominare. Al massimo aveva avuto nozioni della regina di Saba che arrivava fino all’altro re, Salomone, le sembrava, con cammelli pieni di doni preziosi. L’Etiopia non è il Sahel e tra la regina di Saba, ben più famosa che l’ultimo dei re Magi, c’è un abisso che appunto la sabbia rappresenta con sconcertante evidenza. Della sabbia, apparentemente, c’è poco di cui essere fieri visto che nella società di quel tempo si badava molto alle apparenze del potere. Corone, troni, armate, censimenti, lotte intestine, vendette, conquiste di territori e soprattutto prestigio. Tutte cose queste che con la sabbia hanno poco o nulla da spartire. Fu così che quando il quarto Re, l’ultimo a presentare il suo dono, si affacciò sulla scena della natività, destò prima stupore, poi un sorriso di circostanza da parte degli altri Re e infine una sorta di censura da parte degli altri presenti. Il bimbo era troppo piccolo per capire e Giuseppe, il papà, dormiva.

La storia ufficiale, i presepi, i racconti tradizionali, le filastrocche e meno ancora i dipinti d’epoca, hanno mai menzionato il quarto Re che aveva donato la sabbia al Messia atteso dalle genti per liberarle dal giogo dell’oppressione dei potenti. L’oro, l’incenso e financo la mirra, resina aromatica che ha virtù antisettiche, erano ben accette e in fondo rispondevano alle aspettative regali del bimbo appena nato. La sabbia no. Troppo umile, poco rappresentativa del potere inteso come dominazione, feriale e persino scomodante quando messa assieme al vento e generatrice di polvere. Inaccettabile, quasi offensiva o comunque inappropriata per la circostanza, visto il quadro classico presentato, senza prendere in considerazione gli angeli convocati per la circostanza. Non si sarebbe saputo come e dove usarla, sarebbe stata di inciampo e poco degna per il momento così solenne che sarebbe stato tramandato nei secoli futuri. Suonerebbe proprio male, come non riconoscerlo, l’oro, l’incenso, la mirra e la sabbia. Una stonatura, una storpiatura, una sconnessione o semplicemente un clamoroso errore di valutazione. Un Re che si permette di viaggiare, di unirsi alla carovana di altri re più nobili di lui (che non era né astronomo né sacerdote né illuminato ).

Si è permesso di portare e poi offrire all’altro Re, un po' di sabbia fresca. Si potrebbe concludere che il nostro Re, censurato subito dalle cronache presenti e future, sia stato arrogante o comunque poco saggio a confronto degli altri Re che avrebbero goduto di imperitura fama. Il suo nobile gesto avrebbe potuto scomparire per sempre dalla storia senza nessuna menzione. Pallido ricordo dell’avvenimento rimane il suo racconto che nessuno ha finora creduto e soprattutto lei, la sabbia. Unico testimone autorevole e fedele di un Re che sarebbe stato tradito da tutti.

Mauro Armanino, Niamey, Epifania 2021

lunedì 4 gennaio 2021

5 gennaio 2006 - 5 gennaio 2021: nel 15° anniversario della morte di Fra Jean Thierry Ebogo

















Qui sotto, il link per ascoltare l'Omelia del Card. Scola nel giorno della Conclusione del Processo Diocesano per la Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Jean Thierry Ebogo, cliccare sul link per seguirla




domenica 3 gennaio 2021

Padre Vincenzo Prandoni (1931 - 2018)





4-1-2021: P. VINCENZO AVREBBE COMPIUTO 90 ANNI


Ti voglio ricordar così, Vincenzo,
ma so che il compleanno più gustoso
di certo lo festeggi tutto in Cielo
insieme a Suor Pierina, fondatrice
del nuovo Monastero parmigiano,
e della tua corista Buseghin
Marta. Era il quattro gennaio occupato
dagli immancabili auguri alle due
“Grazie”, che volle l’Eterno elargirti!
Ci mancan il sorriso sì bonario
e quello sguardo volto all’avvenire.
Sapesti tutto spenderti per Dio,
per i fratelli e l’amato Carmelo!

(Legnano 4-1-2021) , Padre Nicola Galeno

martedì 29 dicembre 2020

CHIESA DEI SS. MAGI (OLMINA) di LEGNANO (MI)

Ciclo sulla Chiesa dei Santi Magi
 (Olmina) di Legnano (MI) 


LA VETRATA DELL’ANNUNCIAZIONE
Vergine, mentre l’Angelo t’appare,
un aleggiar avverti sopra il capo
e quando sai l’assenso pronunciare
ti senti permeare dal divino...
Che brividi materni dentro il core!
Tu vivi ormai per Chi nel grembo porti
coprendolo di sconfinato Amore!
(Legnano 6-1-2006), Padre Nicola Galeno


VETRATA DELLA CREAZIONE
Par l’uomo inebetito di stupore
dinanzi a tanto sfoggio di potenza
da parte del supremo Creatore...

Sfilano sotto gli occhi gli stupendi
scenari di Natura che lo fanno
davver sentir il re dell’universo!

(Legnano 14-7-2006, P. Nicola Galeno e tutte le successive
in stessa data, fino alla penultima)


LA DIVINA MATERNITÀ DI MARIA
Vergine, non mi stanco d’ammirarti
mentre contempli il Figlio giovinetto
nel quale trovi tutta la pienezza,
capace d’appagar il nostro cuore...

Perché vagando vanno i suoi fratelli
in cerca dell’effimero? Bussando
al tuo materno cuore, la risposta
avrebbero col dono della Vita!

(Gian Giacomo e Francesco Lampugnani,
 copia da Ercole Procaccini)

IL QUADRO DEI REI MAGI
Vergine, ti sorprende il Pargoletto
attratto dalla barba del vegliardo,
che nel sentir il tocco sì divino
scorda la traversata del deserto
e i frizzi della gente che snobbava
l’assurdo viaggio sol perché una stella
cometa fosse apparsa su nel cielo...
E quanto apprezzi, Vergine, la fede
di questi adoratori del Messia!


LA VETRATA DEI RE MAGI
Stella cometa, tutti t’hanno vista,
ma solo questi intrepidi Re Magi
giocan la loro vita per seguirti,
convinti che tu celi un gran Mistero!


L’ARCA DI NOÈ
Ancora mi rintronano le orecchie
per le beffarde risa della gente
mentre testardo l’Arca costruivo
per ubbidir soltanto al sommo Iddio...
Ed ora sento solo il fragoroso
scrosciare della pioggia che trasforma
questa pianura in un immenso mare...
Quanta desolazione mi circonda!
Chi mi derise venne cancellato...
Unico salvator è il nostro Dio!
 

LA VOCAZIONE DI PIETRO
O Cristo, che rifulgi in mezzo al lago,
inviti la barchetta del mio cuore
ad affrontar ardita il mare aperto
di questo mondo tutto da salvare!

Soltanto tu potevi aver fiducia
in questo sconosciuto pescatore
da trasformarlo in prode annunciatore
dell’unico Vangelo di salvezza!


IL DISCORSO DELLA MONTAGNA
Perché le folle affrontan duri viaggi
pur d’ascoltar di questo Galileo
parole dal sapore celestiale?

Accanto a lui si senton pulsazioni
che sanno di divina conoscenza
donando un altro senso a questa vita!


LA VETRATA DELLE TAVOLE DELLA LEGGE
Soltanto tu, Mosè, potevi osare
salir sulla montagna sì tremenda
ove della Natura le potenze
parevan scatenarsi per ridurre
al nulla questo popolo atterrito...
E tra il fragor dei fulmini ricevi
su tavole di pietra quella legge
che sola guiderà la nostra vita!


LA VETRATA DELLA CHIESA
O Chiesa, quella Croce luminosa,
che sovra te rifulge, pare un faro
che con paterna voce tutti invita
a riscoprir la fonte veritiera
che celasi nell’unico Signore,
capace di donar eterna Vita!

 
LA VETRATA DELLO SPIRITO SANTO
Da quando, Santo Spirito, aleggiasti
sui membri del Cenacolo, sapesti
i pavidi seguaci del Maestro
in prodi annunciatori trasformare,
dando quella tensione sconfinata
che sempre sosterrà la santa Chiesa!


IL CROCIFISSO
O Cristo, troppo solo sulla Croce,
perché non seppi almeno confortarti
come quella stupenda Madre tua, 
che pur silente il core ti prestava 
perché non soccombessi nella prova?

Eppure, quando l’ora del dolore
mi schianta, tu non sai solo guardare...
Ti curvi e la tua spalla sottoponi
a questa stessa croce, a me svelando
tutti i tesori della Redenzione!


(Gian Giacomo e Francesco Lampugnani, 
copia da Ercole Procaccini)

L’ADORAZIONE DEI MAGI
Vergine, il Pargoletto par perplesso
stendendo il suo piedino per il bacio
di quel vegliardo strano... Gli bisbigli:
“Lo devi contentar! Sapessi quanta
strada dovette far per adorarti...
Scrutando il cielo immenso riconobbe
la stella, che annunciava la venuta
del dolce Salvatore sulla terra!”

(Legnano 26-10-2009), Padre Nicola Galeno)

NOTA: Il quadro è lo stesso del precedente, ma la didascalia poetica è diversa e scritta in altra data.

lunedì 28 dicembre 2020

PRESEPIO ESTERNO DELLA CHIESA DEI SS. MAGI a LEGNANO (MI)

Ciclo sul Presepio esterno della Chiesa dei SS. Magi (Olmina) a Legnano (MI)

IL PRESEPIETTO ESTERNO   

LA SACRA FAMIGLIA

L’estrema povertà della capanna

fa meglio risaltar lo sconfinato 

Amor, che di Maria e di Giuseppe

i cuori sa colmar mirabilmente.

LA VERGINE MARIA

Vergine, sei ancora inabissata

nella contemplazione del mistero

del Figlio dell’Eterno che incarnarsi

volle nel grembo tuo per salvarci!

S. GIUSEPPE 

Giuseppe, non pensavi che saresti

il primo testimone diventato

di questa sì stupenda Incarnazione!


DAL DIARIO DEL BUE 

Un giorno potrà il bue raccontare

ai vitellini: “Non mi crederete.

Giammai potrò scordare la carezza

tenera di quel piccolo Gesù!”.

(Legnano 23-12-20, Padre Nicola Galeno)


mercoledì 23 dicembre 2020

BUON NATALE A TUTTI VOI! da DANILA OPPIO


Dipinto di Maristella Angeli

BUON NATALE!
Con tutto il cuore 
una mia poesia per voi.

Il Natale di chi?


Penso a quel neonato
che morì sulla Croce
33 anni dopo esser nato
e che nei suoi ultimi 3 anni
forte fece udire la sua voce.

Ora chi più mai l’ascolta?
S’è cominciato a togliere
il Crocifisso dalle scuole
per non dover contrariare
chi ad altre religioni crede
e non lo vuol guardare.

Così il suo bel Natale 
certo si festeggia ancora 
ma non sempre col presepe. 
Resta per tradizione
una festa di famiglia
pur se la Sua nascita
non desta più meraviglia.

C’è l’abete che di luci brilla.
La slitta di Babbo Natale
che nella notte scintilla
da Rovaniemi colma di doni
sia per bambini capricciosi
così come per quelli buoni.

Ma a Lui io penso ancora
e Lo prego che guardi quaggiù
perché il Covid svanisca fin d’ora…
…Buon compleanno caro Gesù!

Danila Oppio

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi