AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 20 settembre 2018

2018- ANNO GIUBILARE DI SAN PIO DA PIETRELCINA

2018: ANNO GIUBILARE DI SAN PIO DA PIETRELCINA

S. GIOVANNI  ROTONDO (FG) – Il 2018, appena avviato, si caratterizza come straordinario anno giubilare per tutta la “clientela mondiale”, per usare l’espressione del beato Paolo VI, che il santo cappuccino del Gargano ha saputo attrarre a sé con la sua vita di “rappresentante stampato delle stimmate di Nostro Signore”, sempre secondo la definizione di papa Montini.
Il primo giubileo riguarda proprio il centenario della stimmatizzazione di padre Pio da Pietrelcina, avvenuta nella mattinata del 20 settembre 1918 nel coro della chiesetta del convento dei cappuccini di San Giovanni Rotondo.
Al suo direttore spirituale padre Benedetto da San Marco in Lamis, padre Pio scrive che dopo una visione: “io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue […] La ferita del cuore getta assiduamente del sangue, specie dal giovedì sera sino al sabato”.
L’altra ricorrenza è legata invece ai 50 anni del beato transito di padre Pio, avvenuto sempre a San Giovanni Rotondo, alle 2,30 del 23 settembre 1968 a 81 anni. Naturalmente, per sottolineare  le due ricorrenze giubilari, si è già messa in moto una grande macchina organizzativa tesa a raccogliere, ancora una volta, l’eredità spirituale che questo umile frate cappuccino ha lasciato alla Chiesa e al mondo.
(fra Giovanni Spagnolo)

Ciclo sulla Pieve di S. MARIA ASSUNTA in Tiberiaco a Monte Mauro di Brisighella (RA)

Ciclo sulla Pieve di S. Maria Assunta in Tiberiaco a Monte Mauro di Brisighella (RA)


COM’ERA PRIMA CHE DON MASSIMO VI METTESSE MANO
Vergine, ti compiaci di vedere
che seppe alfine un figlio intraprendente
tanto degrado dell’antica Pieve
con mano infaticabile arginare
grazie alla dedizione di fratelli,
fieri di far rifulgere il Santuario!


PANNELLO ILLUSTRATIVO


IL CAMPANILE
Torni a svettar in cima a Monte Mauro
e a quanti là vi giungono bisbigli:
“Sapeste quanta pena sento in core,
vedendo che la ripida salita
avviene lungo strada che si fregia
d’essere Via dei fori imperiali...
La Vergine vi salvi dalle buche!”.


L’IMMACOLATA
Vergine, che facesti col candore
immacolato scordar all’Eterno
tanto marciume dell’umanità,
accogli sorridente chi sudato
ti viene a riverir per implorare
la tua consolante protezione!


MANIFESTO ILLUSTRATIVO



L’INTERNO 
Chi vide quella foto degli inizi
non crede agli occhi suoi per il prodigio...
Chiesetta, sembri tutta rifiorita
dopo un’incuria di secoli. L’alma
non cessa d’impregnarsi del divino!


IL CRISTO
Dolce Signore, mostri ancor le mani
tutte piagate, eppure non ti stanchi
di riversare dentro ai nostri cuori
il solo Amor che possa risanarci!


LA VERGINE
Vergine santa, vuol l’uomo moderno
in quelle mani giunte sol vedere
segno di debolezza... Sanno invece
offrirci la certezza consolante
d’una sempre materna intercessione
presso il trono del Figlio salvatore!


SS. VINCENZO FERRERI, PIER DAMIANO ED APOLLINARE


SS. CASSIANO, BIAGIO E LUCIA


LA CAPPELLA DEL CALVARIO


S. PADRE PIO
Il Frate cappuccino più non sa
come mostrarsi grato alla Madonna,
che volle consentirgli di sostare
presso la Croce del santo Figliolo
al posto del futuro Evangelista.
Quanti possenti palpiti d’Amore
avverte per saper che tu verrai
presso di lui filialmente ospitata!


IL CROCIFISSO
Signore, puoi alfine abbandonarti
nelle paterne mani dell’Eterno!
Ai derelitti figli tu lasciasti
l’eredità materna di Maria.


LA CAPPELLA DELL’ASSUNTA
Vergine, pur lasciando questa terra
per quell’incontro tanto sospirato
col Figlio rifulgente, tu non cessi
dal Cielo di curvarti sovra i figli,
santa sollecitudine mostrando!


LA NATURA DI MONTE MAURO
Al capriolo piace passeggiare
fra queste piante: può leggere sempre
sovra le foglie i nomi dei beati
contribuenti di questo Santuario!



L’ATTUALE FACCIATA
L’edera sembra voler patteggiare
con il pittore: a lui lascia l’interno
sapendo a sé l’esterno riservare!


LA CROCE LIGNEA E LA STATUA DELL’IMMACOLATA
Vergine, tu non perdi mai di vista
la Croce del Figliolo: sembra spoglia,
soltanto perché attende chi si voglia
sostituir al Cristo per Amore!


FIORE
Fiore, tu sai lo spirito arricchire.
Sovra la terra basta una folata
di vento per spogliarti... Sol resiste
l’Amor imperituro dell’Eterno!


LA JEEP SALVATRICE
Se non ci fossi tu, cara mia Jeep,
dovrei lasciare sempre senza Messa
tante Chiesette sparse in mezzo ai monti...
Le pecorelle attendon il Pastore,
che porta lor divino nutrimento!


IL RICOSTRUTTORE DON MASSIMO ED IL PITTORE ANGELO TITONEL


ULTIMO SCORCIO
Campana, rassicuri il campanile:
“Tu non sopporteresti tanto peso
come per tanti secoli facesti.
Non ti preoccupare. I miei rintocchi
diffondersi sapranno in questi monti!”.

(Imola 16-9-2018), Padre Nicola Galeno)

giovedì 13 settembre 2018

Premio Concorso A.L.I. Penna d'Autore a DanilaOppio per la poesia LETTERA INEVASA


Oggi ho ricevuto il plico contenente il mio premio, accompagnato dalla gentile lettera del Presidente dott. Nicola Maglione.
La mia composizione poetica è stata pubblicata nella splendida antologia POESIE D'AMORE





Che dire? Che sono molto felice per questo ambito riconoscimento!

Danila Oppio

mercoledì 5 settembre 2018

STORIA D VERA di DANILA OPPIO edito da IPAZIA BOOKS

E' appena uscito il mio nuovo libro, un romanzo biografico, titolato STORIA DI VERA, edito da IPAZIA BOOKS di Dublino.

I disegno di copertina è opera mia. Se vi piacciono le storie vere, questa di Vera è assolutamente reale, e potete leggere la sinossi, e un estratto del libro, che troverete qui ma anche ai link qui sotto riportati, dove potrete, se lo desiderate, ordinare il testo sia nella versione cartacea che in quella per Kindle, ovvero in Ebook.

Sinossi
È la più profonda provincia veneta segnata dalla cronica emigrazione in Svizzera e oltreoceano, le sue campagne inondate di sole, profumate di fiori e roseti, di terreni coltivati, divelti da fiumi esondati, con la Milano che tra gli anni ’50 e ’60 affermava il suo status di capitale industrializzata di una nazione, a fare da sfondo a questa biografia di vita. Come una fiaba post-moderna, intessuta di colori a volte grigi a volte sgargianti, di sentimenti a volte nobili a volte infimi, di umori che sanno di antico e di buono, la storia di Vera si racconta semplice tra flash-back e ricordi d’infanzia, tra nostalgia e rimpianto. Sarà quindi tra le maglie allentate di un destino che costringe, che si fa madre dispotica e ingrata, società snob e pettegola, ma anche occasione di carriera mancata, che l’indomito spirito di ribellione della protagonista troverà la forza di esaltarsi, di uscire allo scoperto e di presentare al mondo una donna ormai cresciuta, provata nell’esistenza, modellata dall’esperienza, ma indiscutibilmente… vera!


Estratto

Ancora oggi Vera si ricorda di come il versante del monte Avena fosse, nella parte del fianco più dolce vicino alla pianura, tutto un vigneto ben curato. Sua madre le raccontava di quando, lei ancora bambina, si caricava sulle spalle la gerla che conteneva il concime naturale prodotto dalla mucca nella stalla e, appena spuntava l’alba – perché si vergognava a farsi vedere dai paesani con quella gerla non proprio profumata – salisse il ripido sentiero per arrivare al vigneto di famiglia a stendere il letame sotto le viti. Poi tornava a casa per prepararsi ad andare a scuola. La fatica era tanta per una bimba di pochi anni, ma la nonna aveva altre due piccoline da curare e il nonno lavorava in America. Anche questo fu uno dei motivi per cui l’uomo non voleva altro terreno montano, e preferiva la pianura, dove già possedeva alcuni appezzamenti chiamati il Conte, Morosini, Longar, oltre a un lungo campo, lungo i confini della casa. Tempo dopo acquistò anche un altro terreno chiamato Le Jare, e fu proprio quello il suo pessimo investimento.
Come se non fossero stati sufficienti quei disastri naturali che lo avevano colpito, le finanze della famiglia furono messe a dura prova anche dal fatto che la moglie, la nonna di Vera, avrebbe dovuto subire un intervento all’ospedale di Padova. In quel periodo infatti non esisteva ancora l’assistenza mutualistica, per cui il costo del ricovero ospedaliero e dell’operazione lo avrebbero dovuto pagare i parenti del malato, così come l’acquisto dei farmaci per le cure.
Povero nonno, si disse Vera, non aveva retto alle vicissitudini che lo avevano travolto al suo rientro in Italia! E pensare che aveva lavorato tanto in America, sebbene anche lì avesse perso parte dei risparmi dopo la Grande Depressione del 1929! Stanco di essere sempre solo era rientrato in maniera definitiva, sicuro che con l’acquisto di quei terreni avrebbe potuto garantire il futuro della famiglia. Ma quelli erano tempi difficili per tutti, soprattutto per una regione come il Veneto che certo non era il territorio ricco e benestante di oggi. Tantissimi suoi figli furono costretti a emigrare, chi verso le Americhe, chi in Germania, Svizzera, Francia, Belgio, ma anche in altre regioni italiane e nelle grandi città industrializzate come Milano, Torino o Brescia: dovunque pur di dar da mangiare alla famiglia!
Oggi Vera si rammarica soprattutto per avere appena fatto in tempo a conoscere il nonno. Tuttavia, anche se era piccolina se lo ricorda bene: si ricorda che l’uomo appendeva il jacket di jeans a un chiodo infisso alla porta esterna della cantina, che indossava gli overalls quando si recava a lavorare nella vigna, e che, se si arrabbiava, imprecava con un’espressione tipicamente americana «Son of a bitch!». In altre occasioni, quando qualcuno chiacchierava troppo, lui gli ordinava:«Shut up!». Nonno Angelo mescolava il dialetto veneto con una marea di vocaboli della lingua inglese che aveva imparato negli Stati Uniti.
……(….)…..
I nonni avevano costruito il loro nido d’amore, ma mancava il becchime, cioè gli schei, i quattrini, per vivere decorosamente. Fu per quel motivo che il nonno un giorno salì su un bastimento – a quel tempo si chiamavano così – e dal porto di Genova salpò affrontando un viaggio durato quasi un mese, per raggiungere la… Merica. L’uomo fu assunto in qualità di minatore nelle miniere di carbone dell’Illinois, dove già erano andati a lavorare il padre e gli zii. Prima di lui anche gli zii e i fratelli della moglie erano emigrati nelle Americhe prestando la loro opera come muratori, operai nelle fabbriche, tutti lavori che gli americani si rifiutavano di svolgere perché troppo faticosi. Un po’ come capita oggi in Europa, con gli immigrati ucraini, albanesi, latinoamericani, filippini, dato che anche i giovani europei non vogliono più spaccarsi la schiena. La mamma di Vera vide suo padre per la prima volta quando aveva quattro anni, perché i viaggi erano costosi e le ferie maturavano dopo lunghi periodi. E comunque lui restò giusto il tempo per mettere in cantiere la seconda figlia, Corinna, prima di ripartire per tornare in Italia dopo altri quattro anni. Accadde così anche quando nacque la figlia Rosa, la cui gemellina morì dopo solo tre giorni, e accadde pure in occasione della nascita del figlio maschio, Nino. Il nonno ripartì quell’ultima volta, ma decise di smettere di fare figli: per quanto energica e forte la moglie non avrebbe più potuto occuparsi di una famiglia ulteriormente allargata! Il troppo lavoro fu anche la causa dell’ulcera gastrica che la costrinse al ricovero all’ospedale proprio quando il torrente Cismon esondò. Il dolore può portare gli uomini alla disperazione: questo fu proprio ciò che accadde al nonno di Vera e lui… crollò!


Danila Oppio – Libera professionista, ha lavorato presso un’agenzia pubblicitaria internazionale, scrive e dipinge per passione. Spirito poliedrico e curioso, è autrice di diverse sillogi poetiche, di fiabe per bambini e di due romanzi brevi, anima tre blog. I suoi lavori, alcuni dei quali sono apparsi in diverse antologie, hanno ottenuto riconoscimenti e menzioni in concorsi dedicati alla poesia e alla scrittura.




sabato 18 agosto 2018

FIORI D'APRILE DELLA PENISOLA SORRENTINA 2013

Fiori d’aprile della Penisola sorrentina 2013
dedicati ai caduti e feriti nella tragedia
del ponte Morandi a Genova


IL SANTUARIETTO DI S. MARIA DELLE GRAZIE
Sembri la gota rossa d’un bambino
che sa godersi il bacio della Mamma...


FIORI D’APRILE
I petali violacei mi sanno
incrementare la malinconia...


FIORI D’APRILE
Sembrate una nidiata d’uccellini
che porgan il saluto alla lor Mamma...


FIORI D’APRILE
A volte basta un soffio dispettoso
del vento per disperdevi lontano...


FIORI D’APRILE
Il glicine si sente confortato
da quei gioiosi e bianchi fiorellini...


FIORI D’APRILE
Vien voglia di baciarvi per sentire
dei petali la tenera freschezza...


FIORI D’APRILE
Sembrate gareggiar col rubicondo
viso di gallinella soddisfatta...


FIORI D’APRILE
Avvincere mi sa la timidezza
di questo fiorellino sì gentile...


FIORI D’APRILE
Bellezza solitaria che non cerca
i vani complimenti della gente...


FIORI D’APRILE
Sembrate sorelline compiaciute
d’essere la fierezza della Mamma...


FIORI D’APRILE
Vedo la stoffa in te del capitano
che vuole col veliero il mar solcare...


FIORI D’APRILE
Sembrate una ridente cascatella
che sa le filastrocche sciorinare...


FIORI D’APRILE
Fior all’occhiello della primavera
sembrate col mirabile candore...


FIORI D’APRILE
Ti piace primeggiar incontrastato,
facendo incetta sol di complimenti...


FIORI D’APRILE
Il raggio vi carezza come mano
materna che sol sappia consolare...


FIORI D’APRILE
Sembrate fanciullette appollaiate
alla veranda dell’azzurro cielo...


FIORI D’APRILE
Il cielo con gli azzurri suoi colori
fa meglio quel candore risaltare...


FIORI D’APRILE
Potreste col tramonto gareggiare,
petali calorosi come Mamma!

(Montechiaro 9-4-2013), Padre Nicola Galeno

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi