AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

mercoledì 11 maggio 2016

In memoria di Elena Rocca (1893-1919)

IN MEMORIA DI ELENA ROCCA (1893-1919)















Il 2 Febbraio 1919 nella Cappella del S. Cuore in Imola si commemorò il trigesimo dalla morte di Elena Rocca, con un'ora di Adorazione solennissima alla quale intervenne una moltitudine di amiche e conoscenti della cara defunta e di socie dell'Adorazione Perpetua. II M. R. Don Giuseppe Mazzanti tenne il Discorso che segue.

   “È già trascorso un mese dalla morte e il rimpianto vive tuttora intenso nei cuori di chi la conobbe, di chi l'amò, di chi seppe le confidenze intime dell'animo suo.
   Elena Rocca, la mite e cara fanciulla, che, quale timida. mammoletta, nascondeva le virtù più belle, nel suo breve soggiorno sulla terra diffuse intorno a sé il buon odore di Cristo.


ANGELO

   Elena era un Angelo! Il candore le traluceva dagli occhi, dai modi, da tutto l'assieme. Il suo volto diafano, quasi etereo, improntato sempre ad un sorriso di dolce mestizia beava chi la vedeva. Era una di quelle anime che rivelano una bellezza senza scorie mondane, la bellezza intima che soddisfa il cuore e non attacca i sensi; un vero sole che riscaldava di santi affetti quanti si lasciavano da esso illuminare.

   La purezza virginale era la sola virtù che non poteva nascondere. Tutte le altre le sapeva dissimulare, coprire col velo dell'umiltà, persuasa, anzi, di non possederne alcuna. Eppure le aveva tutte. Fortunati quelli che potevano avvicinarla e penetrate gl'intimi preziosissimi recessi dell'anima sua! Noi la credevamo buona, buona nel vero senso della parola, che fosse una santa no. -

L'abbiamo vista più volte qui nel Patronato, nella sala del laboratorio, o tra le pareti domestiche, intenta sul ricamo, l'arte sua prediletta. Dotata d'intelligenza e di fine gusto si rivelava un'artista. Singolarissima nella molteplice produzione di lavoro tanto da far stupire la sua stessa mamma che anche pochi giorni fa la sentii esclamare: Non so come la mia Elena riuscisse a sbrigare tanto lavoro; certo gli Angeli la dovevano aiutare. Sì, sì, buona mamma, non ti sei ingannata; gli Angeli avevano famigliarità con l'Elena, ed Elena con gli Angeli. Ora che vive in Cielo gli Angeli non verranno più a terminare gl'incompiuti ricami!     

CATECHISTA

L'abbiamo vista in questa Chiesina, o nella Cripta della Cattedrale, accostarsi ogni giorno ai divini misteri con edificante fervore.              

   Coadiutrice del fratello parroco nel ministero, insegnava nella chiesa e più spesso ancora nella casa parrocchiale ai bimbi e alle fanciulle le prime verità della fede.

Sentiva pietà per gl'infelici, e molti, ignorandolo, venivano da lei soccorsi. Solo adesso me ne avvedo che di certi suoi atti in cui ella compariva come semplice istrumento era lei la causa. Adesso comprendo che quel danaro che ella metteva nelle mie mani per sovvenire certi indigenti era tutto suo; era il suo piccolo risparmio, era frutto prezioso del suo lavoro. Soavissima fanciulla, come sapevi magnificamente, generosamente nasconderti !
— Dare senza farsi vedere, dare senza fare arrossire, ecco il precetto pratico della carità di Cristo. Carità, purezza, umiltà, virtù fondamentali per chi vuoi raggiungere le supreme vette della perfezione cristiana.

UMILTA’

  Ed Elena poggiava in alto, dove i sublimi misteri della fede rifulgono nella maestà della luce in armonia perfetta con la ragione umana. Ignorava la scienza, ma possedeva la sapienza. So che eminenti personaggi ecclesiastici interrogandola sulle verità più ardue del dogma cattolico dovettero convincersi che l'Elena percepiva il divino. Ho avuto occasione io pure di entrare con l'Elena in argomenti di fede; da prima sembrava schermirsi dichiarando che non capiva nulla, ma poi mi accorgevo che mi sorpassava e ragionava di Dio, dei suoi attributi con tanta sublimità che io non potevo più seguirla. Le cose della fede le vedeva, le toccava con mano, ne sentiva la dolcezza. Stupivo e non pensavo proprio che Iddio si rivela agli umili. " Ubi est humilitas, ibi est sapientia.

L'umiltà era la virtù precipua dell'Elena, e l'umiltà è il fondamento della fede. Più un'anima si umilia e più conosce Iddio, più si abbassa e più vede chiaro a misura che scopre la propria nullità. Dio rivela il suo tutto. Elena piaceva a Dio più per la sua umiltà che per il suo candore. Dio si abbassava a lei versandole i suoi tesori, rivelandole i suoi segreti, invitandola e attraendola dolcemente a sé. 

INTIMITA’ DIVINA

Nulla vi dirò delle grazie straordinarie che Gesù prodigava alla sua Elena. Sorvolo e taccio sui misteri di quell'anima nei divini amplessi con la Divinità. Temerei di conturbare lo spirito dell'Elena; temerei di sentirmi da lei rimproverato, da lei che tanto amava il nascondimento.

So che si sta raccogliendo quanto esiste di straordinario sulla sua vita; so che c'è chi s'occupa di farne la biografia, la quale ci dirà come la virtuosissima fanciulla meritasse qui in terra le rivelazioni, del divino amore.  Noi ci auguriamo che Iddio la glorifichi maggiormente facendo sì che il suo nome sia inserito nell'albo dei santi ; ma se anche a tanto non dovesse giungere, gli esempi dell'Elena e il suo nome vivranno perenni nella nostra memoria.

Io non ho che un rammarico di averla conosciuta troppo tardi, di averla conosciuta nella morte. Ma Ia morte è lo specchio della vita, e nella morte Elena mi si è rivelata santa. Non aveva che 25 anni, ma era già matura per le mistiche nozze con l'Agnello immacolato, e Io Sposo l'ha chiamata a sé quando sentimmo maggiore il bisogno di averla quaggiù !

VERSO LA MORTE

Ammalò il giorno 27 dicembre. La mattina, ricevuta in Cattedrale la Comunione, fu costretta a sedersi; non si reggeva più e finalmente trascinandosi giunse a casa. Si mise subito in letto. Sembrava una cosa leggera, trascurabile, ma la sera del 29, il fratello Canonico Parroco, chiamatomi in disparte per non conturbare la mamma, “ Sa, mi disse, che la malattia dell'Elena è cosa seria! Si tratta di polmonite!”.

Proprio nella stessa sera anche il Canonico si coricava indisposto. Entrambi avevano contratto il morbo fatale ! L'uno per dovere e carità di ministero, l’altra per sola carità, giacché l'Elena da lunghi mesi si portava qua e là dalle amiche inferme per iniezioni, che abilissima sapeva fare, e per conforto. Anche mia sorella nell'ottobre scorso poté avere benefici servigi di quella creatura caritatevole.

 La mattina del 31 mi recai dall'Elena. L'assistevano la sorella  Suor Colomba e il fratello Peppino. Essa mi guardò col suo immutabile e tranquillo sorriso, mi chiese di benedirla. Avrebbe voluto comunicarsi, ma Io stomaco si ribellava a qualunque cibo. Si confessò nello stesso giorno al suo Confessore ordinario. Il giorno appresso la vidi più sollevata e combinai di viaticarla portandole una minima parte di sacra specie. Ma quando, deposto il SS. Sacramento sul piccolo tavolo della stanza, mi accostai per chiederle se aveva bisogno di conciliarsi essa fermatomi il braccio : “Non mi comunico, disse, se prima non ho parlato a D. Rocco” .                    
A TU PER TU COL FRATELLO PARROCO

Le altezze dell'Elena mi erano affatto ignote, e quel suo atto così brusco mi lasciò quasi mortificato. Io le osservai che il fratello febbricitante non si sarebbe potuto alzare. Tutto fu inutile; il rifiuto e il comando erano troppo recisi. "Sarà un sacrificio per lui, soggiunse, ma per me è un immenso beneficio „.

   Il povero Canonico volentieri lascio il letto e venne su a confortarla. Rimasero insieme circa 20 minuti ignorando noi tutti ciò che si dissero quelle due anime!

   II Canonico vide allora per l'ultima volta la sua Elena! Così confortata la giovinetta si comunicò edificandomi col suo portamento, con le sue infuocate preghiere.

Nella mia qualità di Cappellano, ma più ancora perché amico di quella ottima famiglia, mi proposi di non lasciare più l'inferma. Il male faceva rapidi progressi, senza toglierci però la speranza della guarigione.

Un'ora dopo ero ai nuovo dall'Elena. Aveva il volto raggiante. Mi prese la mano, me la baciò. Forse voleva ricompensarmi della mortificazione che innocentemente capiva di avermi cagionato.

" Sono contenta, mi disse, vado in Paradiso! „ .

Presagiva dunque la morte e presagiva anche il Paradiso!
— “Non troppa fretta, Elena, risposi io. Più tardi si andrà in Paradiso, ma adesso preghi Gesù di lasciarla a conforto dei suoi e a suo maggior profitto spirituale; del resto, soggiunsi, lei si piega a qualunque volere di Dio ? Accennò di sì col capo. Mi pregò poscia di non abbandonarla e che l'aiutassi a sostenere le tentazioni. Il nostro Vescovo volle degnarla di una visita e di una sua particolare benedizione. Mi disse poi quanto era rimasta soddisfatta.

   Del male fisico non si lagnò mai; anzi desiderava di averne molto per amore di Dio. Io le andavo leggendo preghiere e le suggerivo buone cose come lei desiderava.
LE CONFIDENZE DI UN MEDICO

Ai medici che vennero per un consulto — Va male, disse, non c'è bisogno d'ingannarmi, tanto io so di morire!”.

Verso le 19,30 c'era nella stanza il medico che sostituiva quello curante; poco dopo entrò pure quest'ultimo. Elena si era seduta sul letto; sembrava guarita. Con le mani in croce, stringendo appassionatamente il Crocifisso, disse a voce alta una lunga e bella preghiera, raccomandando ad uno ad uno tutti i suoi cari a Gesù.

Ricordò me pure ; non l'avvertii ; Io seppi poscia da Suor Colomba. Ciò mi fa contento. Tengo più alla preghiera dell'Elena che a tutte le ricchezze di quaggiù.
Buona Elena, ti ringrazio e ti benedico! Possa la tua preghiera farmi degno del Signore!

L'atteggiamento dell'inferma, le espressioni nobili ed infuocate con cui pregava non potevano non commuovere. II medico curante singhiozzava! Fu costretto a lasciar la stanza, mentre rivolto a me diceva: “Non ho mai visto simile morte; è una santa, è una santa!”.      

  Più tardi Elena chiamò, il medico rimasto, e arditamente gli chiese se era cristiano. — “Senza dubbio, rispose l'interpellato. — Allora, soggiunse, lei deve sapere le preghiere, e volle senz'altro che le dicesse con lei. Gli fece recitare il Pater, l'Ave, il Gloria, l'Angele Dei, il Requiem.

 II buon dottore, curvo sull’inferma, docile come un bambino, la seguì parola per parola, scandendo le sillabe proprio come lei voleva. Terminatele, tese la  mano al medico come per ringraziarlo e dimostrare il piacere di avere accanto al suo letto un medico cristiano. Poi nuovamente interrogandolo  — Ha dei bambini lei? — Sì, Elena, ne ho due. — Mi raccomando, dottore, disse con tutta l’effusione di carità, li educhi nella  religione cristiana. II medico era commosso! — Lo farò, rispose, te Io prometto, ma tu piuttosto, tu, Elena, prega per i miei bambini. — Quando?, soggiunse; poi ridendo allegramente: Ah sì, quando sarò in Paradiso!”.       

ULTIMO ASSALTO

Apostola durante la vita, tale volle essere nella morte!

Intanto succedevano in lei dei fenomeni ben strani. Non tardai a capire che quell'anima lottava, lottava con Io spirito d'abisso il quale sapendo di avere dinanzi una eroina tentava i più studiati assalti. I famigliari ebbero motivi di timore nell'udire l'Elena che si accusava cattiva, che non aveva mai fatto nulla di bene, che aveva finto sino allora come una commediante. 

   "Sì, sì, diceva con un riso sprezzante e  quasi disperato, ho finto sempre, e come ho saputo fingere!”.

Per me invece quelle espressioni erano lampi fulgidi di un'umiltà sentita e profondamente radicata nel suo cuore.

   La lotta divenne più violenta. L'inferma si raggomitolava, si contorceva, si dibatteva sul letto, e così per un'ora.
  
II fratello Peppino, con l'animo straziato, le reggeva la testa, le spalle. Suor Colomba, quasi spaventata, ma sempre serena, le rasciugava la fronte,l' accarezzava, le prodigava, ogni cura ; e la povera mamma era lì presente alle torture di quell'anima, al dissolvimento di quella creatura che formava l'immensa parte del suo amore !

   L'agitazione non aveva tregua, ma la fiducia in Dio non le venne mai meno. Così lottano i Santi ! Iddio non richiede tanto da noi; noi siamo deboli, paurosi, pieganti come canne palustri ad ogni soffio di vento. Al duro cimento Egli espone solo i forti. Elena era tra questi, e sostenne lealmente il suo combattimento fino alla vittoria, fino alla corona.

   “Coraggio, Elena, le dicevo. Gesù s'appressa e le vuol bene; più le dispiace di averlo offeso e più Gesù volentieri la perdona. “Sono all'inferno! - rispose una volta, poi afferrandomi un braccio, imperiosamente mi disse : "Voglio fare la confessione generale, se non la faccio non muoio „.             . .

I fratelli, la mamma, il medico s'allontanarono, ed Elena traendosi sulla sponda del letto mi pregò di sedermi e di non stancarmi ascoltandola.

IL RIPASSO DI UNA VITA

   Volle confidarmi tutte le sue pene. Io non so dire ciò che passasse allora nell'animo mio. Ascoltavo quell’angelo che mi edificava; piangevo, sentivo la mia indegnità di esserle accanto. Mai avevo provato nel mio ministero di sacerdote tanta commozione e tanta soddisfazione! Era un misto di confusione e di gioia che fluiva nell’animo mio; era un sentimento che mi faceva godere e mi faceva sentire il bisogno di essere più buono.

La lasciai nella sua umiltà, mentre scoppiando in pianto le avrei detto : “Taci, Elena, taci ! Io sì che ho bisogno di perdono, ma tu !”...

Ricevuta l' assoluzione si acquetò. Erano le due di notte. Cominciai di nuovo le preghiere degli agonizzanti. Stavolta le recitavo in italiano. Elena mi seguiva, ed era così presente a se stessa che ad un tratto mi fermò chiedendomi di ripeterle un passo che forse, perché commosso, avevo letto male. A poco a poco vidi il suo volto coprirsi del pallore della morte. Sembrava già spenta e i fratelli in pianto allontanarono la povera mamma che pochi momenti prima aveva abbracciato teneramente infondendole coraggio. Alle 2,15 emise un lievissimo respiro, e l’anima candida spiccò il volo per i cieli.

II volto d'Elena sfolgorò un attimo improntandosi ad un sorriso così bello che in parte le rimase anche dopo la morte.

Non sapevo distogliere lo sguardo da quella salma! Non mi sembrava morta l'Elena, ma che dormisse ! Non era un sentimento di ribrezzo, ma di soavità gioconda che invadeva I'animo mio. — In paradisum deducant te, angeli, andavo ripetendo; ....in tuo adventu suscipiant te martyres, ....e intanto col singhiozzo alla gola meditavo la perdita irreparabile, che noi tutti avevamo fatto !                      
 
NEL FULGORE ETERNO

Requiem aeternam... Sì, sono persuaso che il riposo eterno l’abbia avuto in quella stessa notte. — Se non mi avesse obbligato di raccomandarla al Signore, se non mi avesse imposto di dire alle amiche che non la dimenticassero con la scusa, che era buona, io sulla sua tomba m'inginocchierei come davanti all'altare.

Elena, tu Io sai, ogni giorno mi ricordo di Te! II primo memento nella mia povera messa è per te! Non so più dimenticarti ! E come Io potrei ?... Ma tu guardami dal Cielo, e impetrami le grazie che io chiedo al Signore !  

   Guarda i tuoi cari rimasti nella desolazione e nel pianto! Guarda le tue amiche accorate, i tuoi concittadini, la nostra Associazione Eucaristica a cui tu appartenevi. — No, non ci puoi abbandonare, II tuo spirito è qui, aleggiante di bontà su dì noi. Ma tu adori beandoti nell'amore, mentre noi adoriamo incalzati dalla speranza e dalla fede. Tu ridi in Cielo e noi piangiamo sulla terra!              

   Oh come è divenuta brutta questa povera terra da che tu l’ài lasciata insieme al fratello tuo !... Dio mio ! Due preziose esistenze così presto troncate!... Due tombe aperte che raccolgono il pianto di mille cuori!...

   Quando certi fiori sono divelti; quando certe anime ci lasciano, il mondo non à più sorrisi; è un deserto, e in questa solitudine di amarezza, un'immensa nostalgia ci pervade l'animo, la nostalgia del Cielo !

DON GIUSEPPE MAZZANTI

La mamma del nostro Padre Generale è tornata al Padre

Nel giorno della Festa della mamma, ha chiuso gli occhi a questa vita terrena, la madre del nostro Padre Generale, P. Saverio Cannistrà-
Per maggiori dettagli, aprite questo link http://www.carmelitanicentroitalia.it/
In un clima sereno e partecipato si è svolto ieri alle 15 il funerale di Ada Leo in Cannistrà la mamma del P. Generale. Erano presenti 4 ufficiali della Curia GENERALIZIA ed io.
P. Saverio ha presieduto e tenuto una bella omelia sottolineando che la mamma Ada nell'ultimo giorno in cui è stata lucida e presente si è totalmente affidata alla volontà di Dio.
Ora riposerà in pace accanto al marito Stelio, morto nel 1997, nella tomba di famiglia nel cimitero di Catanzaro.
P. Gabriele Morra, Provinciale


Tutta la Provincia S. Giuseppe è vicina a P. Saverio e ringrazia per la serena testimonianza.

___________________________________________


8 Maggio 2016

Carissimi confratelli e consorelle,

questa notte, in ospedale, è deceduta Ada Leo in Cannistrà (84 anni), madre del P. N. Saverio Cannistrà. Se la madre di un frate - come mi dicevano - è la madre di tutti i frati, a maggior ragione lo è la madre del Generale. Che Dio la abbia in gloria e benedica tutte le mamme.
 fra sandro

I funerali si sono svolti a Catanzaro il 9 maggio, alle ore 15.00

_________________________________________

sabato 7 maggio 2016

Elena Rocca: LA LETTERA A MARIANNA

Ciclo su Elena Rocca (1893-1919) : LA LETTERA DI MARIANNA


Attingo sempre al “TESORETTO”

di Don Francesco Nanni,

pronipote di Elena Rocca.

Ho trovato una lettera datata Epifania del 1919

ed indirizzata ad un Sacerdote

dalla signorina Marianna,

amica del cuore di Elena.

La notizia del suo aggravamento 

L’ha colta all’improvviso.

Che fare?

Salta subito sul primo treno

per raggiungere Imola,

ma appena uscita dalla Stazione

un manifesto funebre

le rivela quanto non avrebbe mai

voluto leggere nella vita...


Epifania del 1919

Padre mio,
             
sono qui collo schianto. Elena è morta vittima dell'amor del prossimo, nel giorno due alle ore 2,30 proprio alle prime ore del giovedì scorso.
                                            
Don Rocco è morente, e lui dice che non sorpasserà questo giorno, (ora sono le 10,30) per la stessa malattia della Elena.

Mio Dio, pietà! Egli è rassegnatissimo e, si può dire, quasi in agonia quantunque comprenda tutto tutto. Anche come Elena è apostolo anche dal letto di morte, ma la morte della  mia carissima amica, è cosa sublime, è davvero una nuova dimostrazione della sua santità e della grandezza dell’amore di Dio.

Ha edificato tutti anche gli increduli, ha recitato magnifiche preghiere ricordando tutte le persone che a lei erano care e per tutti ha processo di pregare per tutto.

 Ha lasciato alle sue amiche questo ricordo: che non credano di lei cose troppo alte e che preghino tanto tanto, poiché essa dovrà stare tanto tempo in Purgatorio.

E le scriverò tutto quanto ha detto perché ora non lo potrei ed anche non saprei perche io non sapevo nulla, nulla e l'ho appresa soltanto la notizia, per me tanto straziante, mentre venivo dalla stazione leggendo un’epigrafe.

Mio Dio! Per lei ho tanto gioito, perche essa desiderava unirsi al suo Dio, al più presto senza mai più staccarsi da lui, ho ringraziato il buon Gesù che l'ha accolta, ma mi sento quasi venir meno e non posso guardare quella casa senza piangere.                                             

   Perché, mio Dio, non sono capace di nulla? Mi dispiace di sentire tanto. Non vorrei, ma, è così. Eppoi lo lascio anche trasparire dal viso il dolore.                                                                                                                                                                               
Avrei bramato vederla, avrei voluto assisterla, glielo avevo processo e me lo aveva promesso anche lei sino dal luglio scorso. Ora penso che lei lo sapeva di dover morire.
           
Ricorda anche il saluto che fece a lei? "Sarò cambiata quando torna perché spero di (non) esserci più".
                                                                                                          
Eppoi circa un mese fa disse che una grave disgrazia avrebbe dovuto venire sulla sua casa. Ed io sono stata tanto cattiva che nemmeno gli ho concesso un giorno perche voleva parlare con me; diceva lei (che) aveva da dirmi tante cose.
                      
Dio mi ha giustamente castigata privandomi del bene di assisterla, di aiutarla a morire , diceva lei! Anche perche un'anima come la mia avrebbe turbato la pace di quell’ora dì paradiso.

Le seguiterò notizie, mi benedica tanto.

Marianna






Elena muore nelle prime ore del 2 gennaio del 1919.

Sicuramente si sarà detta:

“Che gioia chiudere gli occhi su questa terra

nel giorno stesso in cui la piccola Teresa

li apriva a questa terra!”.

E ad una settimana di distanza

anche il fratello sacerdote Don Rocco,

Parroco della Cattedrale di S. Cassiano,

cadeva vittima della micidiale “spagnola”...

Questo il bigliettino funebre

Distribuito in migliaia di copie

Il giorno del suo funerale.


ELENA E DON ROCCO

Fratello Sacerdote, mi volevi
davvero troppo bene: non potevi
resistere da solo sulla terra...
In Ciel torniamo a farci compagnia!


Sulla sua Tomba, nel silente cimitero del Piratello,
vegliato dallo sguardo amoroso della Vergine
 della quale essa fu particolarmente devota,
si legge la seguente bellissima epigrafe,
dettata dal card. Giorgio Gusmini,
arcivescovo di Bologna, suo direttore spirituale:

ELENA ROCCA
MORENDO A XXV ANNI
TRATTEGGIAVA INCONSCIAMENTE
LA PROPRIA MORALE FIGURA
CON LA FRASE SCULTOREA
“SONO VISSUTA MORTA SONO MORTA VIVA”
GIACCHÉ AL MONDO NON VISSE
QUELL'ANGELO DI FANCIULLA
SE NON PER DISPREZZARLO
E VIVERE NASCOSTA CON CRISTO ,IN DIO
NEL CUI SANTO AMPLESSO
SI ADDORMENTO' SOAVEMENTE       ' '
PER L' ETERNA VITA
ALL'ALBA DEL GIORNO PRIMO
DELL'ANNO MCMXIX.
GUARDI ESSA DAL CIELO
A QUANTI LA PIANGONO INCONSOLABILMENTE.


Sempre in quel “TESORETTO” di Don Francesco Nanni ho trovato due foglietti
che riportano stralci non datati di lettere della cara Elena...

DALLE LETTERE DI ELENA ROCCA


Oh il buon Gesù, se lo conoscessimo, quanto di più lo ameremmo!
E' un abisso di amore, di tenerezza e di gioia.
Tutte le perfezioni, in modo infinito,
si racchiudono in questo amabile Cuore.
Vorrei io pure amarlo infinitamente,come Lui ama noi.
Vorrei morire per amore, così dar tutto a Gesù;
vorrei vivere per morire tutti i giorni, per dargli
delle anime e così soddisfare all'ardente sua sete.

....................

Non bisogna avvilirsi sai, mai, mai, perché la nostra Mamma celeste
desidera più di noi che siamo tutti del suo amabile Gesù;
e non risparmia niente. E tu sai meglio di me
quanto può la Madonna presso il Signore.

...................

II mio desiderio di far conoscere e amare Gesù
cresce tutti i giorni.
Vorrei che tutti fossero infiammati di amore per questo Bene infinito;
che tutti i buoni si adoprassero per il vero bene delle anime.                  -
Desidero potermi offrire presto vittima a Gesù
per il vero bene delle anime.
Desidero potermi offrire presto vittima a Gesù
per il bene dei sacerdoti che ne hanno bisogno grande;
vorrei essere veramente buona a fatti
per essere accetta al Cuore di Gesù.

....................................

Oh quanto desidero esser tutta di Gesù,
per vivere solo e unicamente per Lui!
Sento che Gesù mi annienterà sotto l'umiliazione più umiliante,
ma che importa, purché sia tutta sua?
Desidero dare qualche prova del mio amore.

...............................


V’è tanto bisogno di anime che amino il Signore
e che riparino le tante offese che riceve
dalla maggior parte delle persone a Lui consacrate,
che riconducano al suo Cuore divino
anime a Lui strappate dal nemico eterno del bene.
Vorrei essere capace di qualche cosa di bene
per farlo anche a costo della vita, ma sono niente.

................................

Io desidero tanto soffrire qualche cosa per il Signore,
chè tutti i piccoli sacrifici di ogni giorno mi sembrano niente
e li gusto tanto che non li posso chiamare sacrifici, ma gioie intime.
Quando l'amor proprio agonizza lo spirito ci solleva. 
II Diavolo mi maltratta molto,
ma anche Gesù mi fa gustare gioie indicibili.
Non vorrei mancare da nessuna parte

...............................

Perché ti angustii tanto per ciò che il Signore fa attorno a te?
Egli ti vuole tanto bene ed è per questo
che si occupa di te in un modo meraviglioso.
Lasciati lavorare da questo Artefice divino
se vuoi diventare veramente prezlosa.
ELENA ROCCA

ELENA ROCCA
(Immagine rielaborata)

 la PREGHIERA DI DON GIUSEPPE MAZZANTI


 
 








 L’INVOCAZIONE DI DON GIUSEPPE                                                        MAZZANTI AD ELENA ROCCA  

Gesù, divino Amante delle anime, purezza delle Vergini, amore dei Serafini,
con tutto il cuore io Ti benedico e Ti dò gloria
per le grazie che hai diffuso sulla Tua serva Elena.
Noi sottomettiamo il giudizio alla S. Chiesa,
pensiamo che veramente Ella sia stata in singolar modo
da Te eletta, a Te cara, per Te accesa d’amore immenso.
Grazie, o Gesù benignissimo, Grazie!
Or Ti preghiamo a concedere anche a noi qualche parte dei doni
onde arricchisti quell’angelo fortunato che Tu facesti Tua Sposa,
a cui donasti la Tua corona, le Tue Piaghe, il Tuo Cuore,
e Ti preghiamo ancora che Tu la voglia glorificare
concedendo grazie per intercessione di Lei.
Particolarmente Ti prego, o Gesù, di far sì che per i meriti e le preghiere dell’Elena Tu ti degni a venire a nostro soccorso concedendoci la grazia... onde noi, Signore, possiamo venire in un giorno non lontano, insieme alla Tua serva Elena, a cantare alla mamma Tua bella le Tue lodi e le Tue benedizioni in eterno. Amen.


(Ferrara 6-5-2016), Padre Nicola Galeno

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi