AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 24 aprile 2016

Ciclo su Elena Rocca (1893.1919) A SUOR IMELDE (23-3-1910)

Ciclo su Elena Rocca (1893-1919): A SUOR IMELDE (20-3-1910)


QUANDO DA COSA NASCE COSA...

Sedici anni fa visitando casualmente il Museo
sui Fondatori delle Piccole Suore di S. Teresa di G. B. ad Imola
lo sguarda cadde sulla vecchia foto di una giovane di nome
ELENA ROCCA (1893-1919).

Fu per me come un lampo: sembrava volesse chiedermi qualcosa.
Soltanto lo scorso anno fui costretto ad interessarmi di lei,
approfondendo la conoscenza degli scritti di
DON GIUSEPPE MAZZANTI (1879-1954), suo Direttore spirituale.

E pochi mesi fa per meglio documentarmi volli visitare
la Canonica di S. Cassiano proprio di fronte al Duomo
dove lei visse con la famiglia accanto al fratello Parroco.

Una delle Suore Serve di Maria, che ora vi abitano,
mi indicò una grossa finestra a pianterreno
davanti alla quale la giovane Elena amava sedersi
per ricamare, leggere e meditare.

Mi dice che tempo fa venne il Parroco di Dozza per fotografarla.
Riusciamo a contattarlo ed all’indomani lo incontriamo in Curia.
Lui si porta dietro l’agenda dove trent’anni prima
 aveva annotato le interviste fatte a quanti ricordavano sua prozia Elena.

Vengo ad apprendere che lui a Dozza conserva una cassettina,
che il prozio Peppino volle affidargli prima di morire.

Ieri finalmente (23-4-2016) sono riuscito ad aprire quel
TESORETTO DI ELENA ROCCA.

La digitale ha lavorato freneticamente per due ore fino ad esaurire la batteria.
Ed oggi presento questo primo frutto,
cominciando da una lettera scritta quando aveva diciassette anni...
A me sinceramente è parso d’aver di fronte S. Teresina!



Sia lodato il Divin Cuore
    Imola 20-3-1910


Reverenda Suor Imelde,

Ho ricevuto la sua lettera nella quale apprendo con vivo dolore la morte di sua cognata, ma mi consola la morte rassegnata e tranquilla ch’Ella mi dice aver fatto.
  Questo fa sperare un dolce riposo all’anima sua. Faccio sentite condoglianze condividendo il forte dolore.
  Ne’ suoi dubbi ed amarezze guardi Gesù Crocifisso.
 Esso le dirà l’amore infinito che ci porta, la brama indicibile ch’Egli ha che ci salviamo, e l’impossibilità che dopo averci fatto tante grazie, ci abbandoni nel momento decisivo.
 Ringrazio delle preghiere che fa per me, continui affinché Gesù mi dia...
  
 ... la forza di rinunziare a me stessa, alla mia volontà, alle mie inclinazioni, a tutto ciò che mi potrebbe allontanare da Lui.
   Sento che amo Lui solo con tutto il mio cuore, e che combatterò, che soffrirò tutto quello che il suo Cuore si degnerà mandarmi, pensando che queste piccole pene mi aiuteranno ad acquistare il Cielo.
  Io pure prego sempre per Lei, per i suoi cari molto più a(d)desso che sento averne maggior bisogno.
   Tanti auguri per la prossima Pasqua a tutte, in modo speciale ai venerati Superiori e a Lei.

Sua Elena



LA GRAFIA DI ELENA

Questa grafia nitida rivela
chiarezza di vedute: tutto ruota
fulgidamente sempre intorno al Cristo!




LA CASSETTA COI RICORDI DI ELENA ROCCA
CONSEGNATA DAL FRATELLO PEPPINO
AL PRONIPOTE DON FRANCESCO NANNI




LA SUOLA INSANGUINATA DEL SANDALO DI ELENA ROCCA

Sandalo ancor macchiato da quel sangue
sgorgato da ferita che imitare
più da vicino volle il Redentore...




RICAMO DI ELENA ROCCA

Fratello Sacerdote, celebrando
il santo sacrificio, senti sempre
di questa sorellina la presenza.

Tu vedi sovra il calice il ricamo,
che solo concepir poteva un core
bramoso d’eucaristico alimento!



L’ULTIMA FOTO DI ELENA ROCCA

Elena, non credevo di vederti
con una chioma tanto affascinante.
Sembri davver la Sposa dell’Agnello,
pronta ad andargli incontro con fulgore!


(Ferrara 24-4-2016), Padre Nicola Galeno

Il Carisma Teresiano nella "REGOLA DI VITA"

Il CARISMA TERESIANO nella “REGOLA DI VITA”

Terminiano l’intervento di P. Deeney sull’Apostolato e i Carmelitani Secolari. (La prima parte é apparsa nel numero precedente). La terza citazione è molto importante poiché esprime chiaramente ciò che si aspetta la Chiesa dalla collaborazione con i gruppi laicali: 

 “La necessità di alcuni chiari e precisi criteri di discernimento e di riconoscimento delle Associazioni laicali, – chiamati anche “criteri d’ecclesialità” –, è qualcosa che si comprende sempre nella prospettiva della comunione e missione della Chiesa e, pertanto, non in contrasto con la libertà di associazione. 
Come criteri fondamentali per il discernimento di ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici nella Chiesa si possono considerare, in modo unitario, i seguenti: 
1 – il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, manifestata “nei frutti della grazia che lo Spirito Santo produce nei fedeli”, come crescita verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità.  In questo senso ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici è chiamata ad essere – ogni volta di più – strumento di santità nella Chiesa, favorendo ed incoraggiando “una più intima unità tra la vita pratica dei membri e la loro fede”. 
2 – La responsabilità di confessare la fede cattolica, accogliendo e proclamando la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo, in obbedienza al Magistero della Chiesa, che la interpreta autenticamente. Per questo, ogni aggregazione di fedeli laici dev’essere luogo di annuncio e di proposta della fede e di educazione ad essa nel suo integrale contenuto. 
3 – La testimonianza di una salda e convinta comunione, in relazione filiale con il Papa, centro perpetuo e visibile dell’unità della Chiesa universale, e con il Vescovo, “principio visibile e fondamento dell’unità” della Chiesa particolare, e nella “stima vicendevole tra tutte le forme di apostolato nella Chiesa”.  
La comunione con il Papa e con il Vescovo, è chiamata ad esprimersi nella leale disponibilità ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali ed orientamenti pastorali.  
La comunione ecclesiale esige, inoltre, il riconoscimento della legittima pluralità delle diverse forme aggregative di fedeli laici nella Chiesa e, allo stesso tempo, la disponibilità alla loro reciproca collaborazione.  
4 – La conformità e la partecipazione al “fine apostolico della Chiesa”, ossia “l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza, in modo che riescano a permeare di spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti”.  
In questa prospettiva, da tutte le forme aggregative di fedeli laici, e da ciascuna di esse, è richiesto uno slancio missionario che le renda sempre più, soggetti di una nuova evangelizzazione.  
5 – L’impegno di una presenza nella società umana che, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, si metta al servizio della dignità integrale dell’uomo.  In tal senso, le aggregazioni dei fedeli laici devono diventare correnti vive di partecipazione e di solidarietà per costruire condizioni più giuste e fraterne all’interno della società.

I criteri fondamentali ora esposti trovano la loro verifica nei frutti concreti che accompagnano la vita e le opere delle diverse forme associative quali: 
•• “il rinnovato gusto per la preghiera, la contemplazione, 
•• la vita liturgica e sacramentale;  
•• l’animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata;  
• la disponibilità a partecipare ai programmi e alle attività della Chiesa, sia a livello locale come a livello nazionale o internazionale;
• l’impegno catechetico e la capacità pedagogica nel formare i cristiani;  
• l’impulso a una presenza cristiana nei diversi ambienti della vita sociale e 
• la creazione e animazione di opere caritative, culturali e spirituali;  
•• lo spirito di distacco e di povertà evangelica per una più generosa carità verso tutti;  
•• la conversione alla vita cristiana o il ritorno alla comunione di battezzati “lontani”.  (CL 30).
Possiamo affermare che: 
  • i primi tre criteri sono ben collocati nella struttura dell’Ordine secolare,
  • mentre quelli che necessitano di trovare una migliore espressione nella Regola di Vita sono gli ultimi due. * Il centro di questi principi d’ecclesialità non è l’apostolo individuale, bensì l’apostolato di gruppo o di comunità.  
L’idea espressa molte volte nella “Christifideles Laici” è la partecipazione del gruppo alla nuova evangelizzazione. 
a –Prima del Concilio e prima dei cambiamenti nel mondo e nella Chiesa degli ultimi 30 anni, la partecipazione dei fedeli laici all’apostolato della Chiesa era generalmente intesa come ausiliare rispetto all’apostolato, portato avanti dal clero e dai religiosi.  
b –Con il Concilio – e specialmente con la “Christifideles Laici”– il soffio dello Spirito Santo ha messo maggiormente in risalto la necessità di una partecipazione più concreta dei gruppi di laici, in collabo-razione con le strutture della Chiesa, nell’evangelizzazione del mondo. 
Applicando questo principio al Carmelo e all’Ocds, c’è bisogno di una maggior collaborazione nell’apo-stolato del carisma della spiritualità.  Ogni vocazione è ecclesiale – nella Chiesa e per il bene di tutta la Chiesa.  
Se voi avete ricevuto la grazia della vocazione al Carmelo, è solo per donare ciò che avete ricevuto.  I vostri figli, i vostri genitori, fratelli e sorelle, i vostri vicini di casa, i vostri colleghi di lavoro, i vostri concittadini hanno bisogno di ciò che avete ricevuto.  
E ripeto, nuovamente, la domanda non è rivolta a voi come individui, bensì alle vostre comunità o fraternità.  “Cosa cosa può fare la nostra comunità, in quanto carmelitana, chiamata a condividere con la Chiesa e con il mondo la spiritualità di santa Teresa e di san Giovanni della Croce”?
E per terminare vorrei che ricordaste almeno questo, tra tutto quello che vi ho detto: 
essere carmelitano secolare non è un privilegio, bensì una responsabilità”.

INFALLIBILITA’ DEL PAPA
La domanda sull’infallibilità del Papa è frequente anche da parte dei cristiani: E' infallibile quando parla dalla finestra o nelle udienze del mercoledì? È infallibile quando scrive le encicliche, quando parla alla gente a Roma o nei suoi viaggi apostolici? La risposta è semplice: il Papa è infallibile quando, come pasto-re universale della Chiesa, con «un atto definitivo proclama una dottrina riguardante la fede o la morale».
Sul problema dell’infallibilità del Papa si era già soffermato il concilio ecumenico Vaticano I, interrotto nel 1870 a seguito dell’occupazione di Roma da parte delle truppe piemontesi. Il vescovo non è infallibile, sbaglia, non gode affatto della dote dell’infallibilità.
Anche il Papa non è infallibile quando parla o quando scrive, ma soltanto quando emette una definizione dogmatica su una verità di fede, come ha fatto Pio XII nel 1950 quando ha definito la verità (il dogma) dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Dopo di lui, nessun Papa ha fatto definizioni infallibili,perché non hanno avuto alcuna verità da ribadire come verità di fede.
Il Papa,dunque, è infallibile soltanto quando, come maestro supremo, propone una verità da credere come rivelata da Dio, come insegnamento stabilito da Cristo. È infallibile, perché Cristo ha garantito tale infallibilità attraverso il dono dello Spirito Paraclito, con l’unico scopo di tutelare, proteggere la Chiesa dagli errori e dai pericoli.
Tale compito è stato affidato soprattutto a Pietro e ai suoi successori, chiamati a «confermare i fratelli nella fede» (Luca 22,32), ma – come dice il concilio Vaticano II – tale infallibilità«risiede pure nel corpo episcopale, quando esercita il supremo magistero col successore di Pietro» (Lumen gentium, 25).  

Alla definizione dogmatica pronunciata dal Papa o dal collegio dei vescovi, unito a lui, si deve l’ossequio della fede, perché si tratta di una verità da credere: tocca il deposito divino della fede cristiana. Il Concilio dice che alle definizioni dogmatiche «non può mancare l’assenso della Chiesa, data l’azione dello stesso Spirito Santo, che conserva e fa progredire nell’unità della fede tutto il gregge di Cristo» (L. G, 25).

Padre Claudio Truzzi OCD
(incontro con Ocds Legnano del 9 aprile 2016)

Devi parlare al mondo della Sua grande Misericordia

Tu devi parlare al mondo della Sua grande Misericordia
Suor Faustina Kowalska riporta nel suo diario una ventina di apparizioni della Vergine oltre ad una trentina di visioni di Cristo, angeli e defunti. Così scrive il 25 marzo 1936 : «Oh, quanto è cara a Dio l'anima che segue fedelmente l'ispirazione della Sua grazia! Io ho dato al mondo il Salvatore e tu devi parlare al mondo della Sua grande Misericordia e preparare il mondo alla Sua seconda venuta. Egli verrà non come Salvatore misericordioso, ma come Giudice Giusto». (Diario, 295) 
Qualche mese più tardi: «Durante la santa Messa l'ho vista così splendente e bella, che non ho parole per poter esprimere almeno in piccola parte la Sua bellezza. Era tutta bianca, cinta da una sciarpa azzurra; anche il manto azzurro, la corona sul capo e da tutta la Sua persona s'irradiava uno splendore inconcepibile. "Sono la Regina del cielo e della terra, ma soprattutto la vostra Madre". Mi strinse al Suo Cuore e disse: «Ti sono sempre vicina nelle sofferenze ». Sentii la potenza del Suo Cuore Immacolato che si trasmise alla mia anima». (Diario, 295)
 
MISERICORDIA DI DIO-Sassi sull’acqua
Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: "Tu dici che l'uomo che ha compiuto tutto il male possi-bile per cent'anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se invece uno com-pie un solo delitto e non si pente finirà all'inferno. È giusto questo? Cento delitti sono più leggeri di uno?". 
Il vecchio sacerdote rispose al re: "Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?". "Andrà a fondo", rispose il re. "E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?". "Galleggeranno". "Allora cento pietre e una barca sono più leggere d'un sassolino?". 
Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò. "Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non cadrà nell'inferno. Invece l'uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto"

Opere e misericordia di Dio.
Una buona cristiana si presentò alla porta del Cielo.
Era tutta intimorita. San Pietro la ricevette cordialmente. Cercò di rassicurarla, ma le disse serio: 
«Per entrare in Paradiso, ci vogliono cento punti». 
La brava donna cominciò a elencare: 
«Sono stata fedele a mio marito per tutta la vita. 
Ho educato cristianamente i miei figli; 
non ci sono riuscita tanto, ma ho fatto tutto quel che ho potuto. 
Sono stata catechista per ventidue anni. 
Ho fatto volontariato per le Missioni e ho dato una mano alla “Caritas”. 
Ho cercato sempre di sopportare le persone che mi erano accanto, specie il parroco e i miei vicini di casa... ». 
Quando si fermò a tirare il fiato, San Pietro le disse: «Due punti e mezzo!». 
Per la donna fu un pugno nello stomaco. 
Allora riprovò: «E. .. Ah sì! Ho assistito i miei vecchi genitori. 
Ho perdonato a mia sorella che mi faceva la guerra per via dell'eredità ... E... Ecco! 
Non ho mai saltato una Messa la domenica, eccetto che per la nascita dei miei figli. 
Ho anche partecipato a dei ritiri e alle conferenze quaresimali... 
Ho recitato sempre le preghiere ... E il rosario nel mese di maggio ... ». 
San Pietro le disse: «Siamo a tre punti». 
La donna si demoralizzò. 
Come poteva arrivare a cento punti? 
Aveva detto l'essenziale e le riusciva difficile trovare ancora qualcosa. 
Con lacrime agli occhi e voce tremante, disse: 
"Se è così, posso contare solo sulla misericordia di Dio!..."
"Cento punti! Prego, si accomodi, la stavamo aspettando!" esclamò San Pietro...

Anche se avessi sulla coscienza, tutti i peccati che si possono commettere, andrei, col cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia di Gesù, poiché so quanto egli ami il figliol prodigo che ritorna a lui. (Santa Teresa di Lisieux)
Dio – dà gratis.

DIO DA' GRATIS

Preoccupato del senso della vita e dell'ultimo giorno, e soprattutto del Giudizio Finale – a cui prima o poi certamente sarebbe andato incontro –, un uomo fece un sogno.
Dopo la morte, si avvicinò titubante alla grande porta della casa di Dio. 
Bussò e un angelo sorridente venne ad aprire. Lo fece accomodare nella sala d'aspetto del Paradiso.
L'ambiente era molto severo. Aveva il vago aspetto di un'aula di tribunale. 
L'uomo aspettava, sempre più intimorito.
L'angelo tornò dopo un po' con un foglio in mano su cui, in alto, campeggiava la parola “conto”. 
L'uomo lo prese, e lesse:
«Luce del sole e stormire delle fronde, neve e vento, volo degli uccelli ed erba. Per l'aria che abbiamo respirato e lo sguardo alle stelle, le sere e le notti... ». 
La lista era lunghissima. 
« …il sorriso dei bambini, 
gli occhi delle ragazze, 
l'acqua fresca, 
le mani e i piedi, 
il rosso dei pomodori, 
le carezze, 
la sabbia delle spiagge, 
la prima parola del tuo bambino, 
una merenda in riva ad un lago di montagna, 
il bacio di un nipotino, 
le onde del mare ...». 
Man mano che proseguiva nella lettura, l'uomo era sempre più preoccupato. 
Quale sarebbe stato il totale? Come e con che cosa avrebbe mai potuto pagare tutte quelle cose che aveva avuto?
Mentre leggeva con il batticuore, arrivò Dio.
Gli batté una mano sulla spalla. «Ho offerto io» – disse sorridendo–«fino alla fine del mondo. È stato un vero piacere!».

Dio conosce solo la parola "gratis"...
IL PANE TOSTATO BRUCIATO

Dopo un lungo e duro giorno di lavoro, mia mamma mise un piatto di salsicce e pane tostato, molto bruciato, davanti a mio papà.
Ricordo che stavo aspettando  che lo notasse... Nonostante mio padre l'avesse notato, prese il pane tostato, sorrise a mia madre, e mi chiese com'ero andata a scuola.
Non ricordo che cosa gli rispose, mi ricordo però il vederlo spalmare burro e marmellata sul pane tostato e mangiarlo tutto.
Quando mi alzai da tavola, quella sera, ricordo aver sentito mia madre chiedere scusa a mio padre per il pane tostato molto bruciato. Mai dimenticherò quella che le disse: “Cara, non preoccuparti! A volte mi piace il pane tostato un po' bruciato!”.
Più tardi, quella sera, andai a dare il bacio della buona notte a mio padre e gli chiesi se veramente gli piaceva il pane tostato bruciato. 
Egli mi abbracciò e mi fece questa riflessione: “La tua mamma ha avuto una giornata molto dura; è molto stanca de inoltre un pane tostato un po' bruciato non fa male a nessuno…”.

Il mondo è pieno di cose imperfette.
Imparare ad accettare i difetti e decidere di apprezzare ognuna della differenze degli altri, è una delle cose più importanti per creare una relazione sana e duratura.
Un pane tostato bruciato, non debe ferire un cuore!
La  comprensione e la tolleranza sono alla base di ogni buona relazione. Sii più gentile di quanto ritieni necessario esserlo, perché tutte le persone, in questo momento, stanno lavorando a qualche tipo di battagli. Tutti abbiamo problemi e tutti stiamo imparando a vivere, de è molto probabile che non ci basti una vita per imparare il necessario.

“Il viaggio verso la felicità non è diritto:
  • esistono curve chiamate EQUIVOCI
  • esistono semafori chiamati AMICI
  • esistono luci di posizione chiamate FAMIGLIA

e tutto si raggiunge se hai:
  • una ruota di scorta chiamata DECISIONE
  • un potente motore chiamato COMPRENSIONE
  • una buona assicurazione chiamata FEDE
  • abbondante combustibile chiamato PAZIENZA
  • e soprattutto un autista esperto chiamato AMORE!”.
Padre Claudio Truzzi ocd
(Incontro con ocds Legnano il 23 aprile 2016)


lunedì 18 aprile 2016

“Ukon il samurai – La via della spada, la via della Croce”,


Leggo adesso sul Notiziario vaticano quanto segue su Takayama Ukon​. (Padre Nicola Galeno che ha anche inviato le fotografie e la poesia a ricordo di  Takayama Ukon)

In Vaticano, anteprima documentario su Ukon, il “Samurai di Cristo”
◊  
Si terrà questa domenica all’Istituto Maria Bambina di Roma, alla presenza del cardinale Luis Antonio Tagle, l’anteprima mondiale del film-documentario “Ukon il samurai – La via della spada, la via della Croce”, prodotto da "Aurora Vision" con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, la collaborazione dell’Ambasciata del Giappone presso la Santa Sede, della Conferenza episcopale del Giappone, i Gesuiti d’Italia, la "Trentino Film Commission". Takayama Ukon è un grande samurai del XVI secolo che si è convertito al cristianesimo attraverso la predicazione di San Francesco Saverio. Nel gennaio scorso, Papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce il martirio di Tkayama Ukon, che sarà dunque proclamato Beato. Il suo percorso interiore tra la spada e la croce viene raccontato dal film con un linguaggio immediato e rivolto al pubblico giovanile.Alessandro Gisotti ha intervistato la regista del documentario, Lia G. Beltrami: 
R. – L’idea di realizzare il film su Takayama Ukon nasce da due punti. Uno: guardavo tanti giovani, negli anni, che si avvicinavano alle arti marziali, al Kendo, alle arti giapponesi attirati da qualcosa, ma senza sapere da cosa. E dall’altra, un incontro con il cardinale Tagle che mi ha invitato a lavorare sulla storia di questi giapponesi che 400 anni fa, 300 anni fa hanno dato la vita per il Vangelo. E allora ho iniziato a cercare, a indagare e ho trovato questo nome: un samurai, padre di famiglia, signore, che a un certo punto nel suo cammino cristiano lo approfondisce sempre di più fino a darsi totalmente al Vangelo e a Gesù. Questa storia di coraggio, determinazione ma anche umiltà e annientamento mi ha colpito tantissimo e mi sono detta: questa storia va raccontata.
D. – Il “Samurai di Cristo” già come definizione colpisce. Per alcuni aspetti sembrano anche due parole che accostate suonano in modo se non antitetico, almeno un po’ strano a una certa sensibilità, quale può essere quella occidentale…
R. – “La via della spada, la via della croce”: spada e croce apparentemente lontane, in realtà, se noi guardiamo il simbolo anche dei Gesuiti è proprio la croce e la spada ed è stato San Francesco Saverio a battezzare i primi giapponesi. Poi, la spada è intesa anche come simbolo, per come ha vissuto Takayama Ukon, di battaglia interiore, questo cammino verso la santificazione e verso il martirio che – come ci spiegherà nel film il vescovo che ha riaperto, 40 anni fa, la Causa di Beatificazione – questo cammino è proprio una spoliazione, un cammino interiore di scelte forti che è la propria via della spada. E poi, gli elementi della vita del Samurai, come l’onore, la verità, il coraggio interpretati nel cammino cristiano diventano qualcosa di veramente particolare che ci può dire qualcosa di nuovo.
D. – Papa Francesco, che ha sempre amato il Giappone e, anzi, ha confidato una volta che da giovane gesuita voleva proprio andare in missione in terra nipponica, ha firmato proprio pochi mesi fa il decreto sul martirio del Servo di Dio Takayama Ukon…
R. – Il 26 gennaio, la mattina siamo andati a consegnare all’ambasciata del Giappone presso la Santa Sede il film, per farlo vedere finito, e in tarda mattinata il Papa ha firmato: sarà proclamato martire! Quindi, anche la coincidenza di questo giorno per noi vuole dire molto. Speriamo che il Papa possa andare in Giappone per la Beatificazione: il Giappone ha bisogno di storie come quella di Takayama Ukon, di racconti forti, per risvegliare da un torpore che spesso colpisce soprattutto la gioventù. E anche il mondo cristiano ha bisogno di una scossa. E Takayama Ukon darà questa forza. E anche al nostro mondo, ai nostri giovani e non solo: guardare a figure di riferimento con una storia così forte e così, anche, di “totalità” può aiutare e può dare un’indicazione di cammino.






BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi