AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

mercoledì 19 settembre 2012

COGLI LA VITA










come i papaveri in estate, bocche
che ridono ai misteri, timbri di ceralacca
su lettere strettamente personali da cielo in terra e le più dolci
ferite
con quel colpo nello stomaco dove la fiamma
ha toccato e appiccato.
Dalla goccia al mare in schiuma d’onda.
E non dovrò più tagliarmi le unghie
nemmeno entrare e uscire da una porta
o tingermi i capelli. Libera
poesia
e fiato semplice.
Il caleidoscopio ricompone l’immagine
con l’ultima tessera d’oro.
Ecco, ora vedo. Quasi.
Buonanotte, le ore
si sgomitolano, fili di seta
sulle palpebre.

Domenica Luise
Da "Il giardino dei poeti"

martedì 18 settembre 2012

BEATA ELISABETTA DELLA TRINITA' DIVERRA' SANTA?

GUARIGIONE DALLA SINDROME DI SJÖGREN
Conclusa la fase di studio del miracolo attribuito alla beata Elisabetta della Trinità
Communicationes
DIJON - FRANCIA (03-09-2012).- Nei primi giorni di settembre è stato consegnato in Vaticano, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, lo studio del miracolo attribuito alla beata Elisabetta della Trinità.

Lo scorso sabato 25 agosto, durante la celebrazione dei Vespri nella cappella del Carmelo Flavignerot, ha avuto luogo la chiusura del processo "Super Miro” per la canonizzazione della Beata Elisabetta della Trinità (1880 -1906) presieduta da S.E. Mons. Roland Minnerath, arcivescovo di Dijon.

I membri del Tribunale - Mons Ennio Apeciti, dell'arcidiocesi di Milano, in qualità di giudice delegato dall'Arcivescovo; il canonico Paul Chadeuf, come promotore di giustizia e P. Yves Frot, come notaio – hanno proceduto a mettere i sigilli ai voluminosi dossiers elaborati per essere presentati alla Congregazione per le Cause dei Santi.

P. Antonio Sangalli, ocd, Vice-postulatore della causa, è stato incaricato a consegnare alla Congregazione vaticana per essere esaminati da un gruppo di esperti, medici e teologi. Era pure presente il Postulatore Generale dell'Ordine, P. Romano Gambalunga.

E’ così terminato un anno di investigazione nel luogo stesso del presunto miracolo della guarigione di Marie-Paul Stevens. 

Marie-Paul Stevens si è recata nel 2002 in pellegrinaggio a Flavignerot per ringraziare Elisabetta della Trinità per l’aiuto ricevuto durante la malattia (sindrome di Sjögren), sapendo che nessun trattamento poteva alleviarla e che era destinata ad una morte imminente. In quel luogo si è sentita istantaneamente guarita dal suo male iniziando una vita del tutto normale. 

I membri del Tribunale si sono recati in Belgio per compiere approfonditi interrogatori a più di quaranta testimoni, tra cui numerosi medici. Tutti hanno testimoniato lo stupore davanti a questa repentina guarigione e hanno manifestato di essere stati toccati dal messaggio di Elisabetta della Trinità.

Tra i presenti alla celebrazione c’era la stessa Marie-Paul che volle partecipare di persona insieme ad alcuni amici del Belgio; la famiglia Chevignard, discendente da parte della sorella Guite di Elisabetta della Trinità, ed altri amici del Carmelo. La piccola assemblea ha potuto apprezzare l'ampiezza e serietà del lavoro svolto, e tutti hanno manifestato la propria gioia cantando il Magnificat e ringraziando il Signore per il dono fatto alla Chiesa nella persona della Beata Elisabetta della Trinità. 

EVIDENTEMENTE SI






Quasi sempre, ho detto si
Non so negarmi
Ai calci e schiaffi della vita
Per questo mio essere
Essenza
Ho raggiunto uno scopo?
Evidentemente no

Quasi sempre, ho detto no
Quando sarebbe stato preferibile
Dire si
Mi sono così negata
L’entità dell’esistenza
Ho raggiunto uno scopo?
Evidentemente no

Quasi sempre, ho sbagliato
Camminando
Su irti rovi
Ricoperti da petali di falsità
Ingannevoli, e mi sono  ferita
Ho raggiunto uno scopo?
Evidentemente no

Quasi mai, mi sono disperata
Guardando in alto, ho visto
Il Cielo disteso su di me
Calda coperta a custodire sogni
Raggi di sole a riscaldarli
Ho raggiunto lo scopo?
Evidentemente si

Danila Oppio
17 settembre 2012 

Inedita


Si, è un "riassunto" della mia vita, nella quale spesso mi sono negata le cose che avrei voluto fare, annullando me stessa, e altre volte ho dovuto fare cose che non mi piacevano e non erano nelle mie corde.
Evidentemente si, evidentemente no, alla fine, sono riuscita a guardare in alto, e vedere me stessa per quel che sono, e per quel che valgo. Ho visto che in me c'era l'amore per la poesia per la scrittura e l'arte in senso più vasto, e che su quello dovevo puntare...molti filosofi sostengono che l'arte è appena un gradino al di sotto del Cielo, o di Dio. E chi l'ama, o la pratica, tende a salire verso l’alto. Io non so quanto di vero ci sia, ma se lo spirito umano riesce ad elevarsi in questa direzione, sicuramente trova in sé stesso tutte le risposte che cercava. E allora non esiste più, né il sicuramente si come il sicuramente no. E' sicuro e basta, ovvero i passi di chi ama l'arte, diventano leggeri e sollevano dalla melma del mondo. E l'artista, sentendosi realizzato, ha dato un senso alla sua esistenza.

LI' MI AFFACCIO







Sul guanciale dell'innocenza
riposo le ferite e talora
mi abbandono al sonno. Così
lascio che i vetri colorati della finestra
rifrangano il sole. Dalla torre
calo il paniere coi fogli delle poesie
in regalo
ai quattro gatti che mi corrispondono. Ogni tanto
quando risale
c'è dentro un corpo estraneo.
 
I virus vanno all'assalto, ma io
li caccio  a colpi di quaderno
se ti piglio. Ma non ti piglio. Ma se
ti piglio. Uffa.
 
Sempre meglio di niente. L'alternativa
è un tappo di cemento al canto.
 
Così
guardo dalla fessura
se qualcuno bussa e vuole soffermarsi.
 
Al mondo c'è di peggio, la guerra
la fame la morte la galera
e sempre mangiare maccheroni a Lampedusa
quando va bene. Un blog
è uno sfizio, il mio pubblico
va e viene svagato, frettoloso
forse anche stufo.
 
Basta un clic a finirla.
 
Un ultimo sorriso e lascio la lotta
di donna Chisciotta. Addio
usignola.

Da il giardino dei poeti

LA STELLA DAL COLORE VIVISSIMO...


Il logo è stato realizzato secondo le indicazioni delle monache di SanJosé
La stella dal colore vivissimo...
di san Giuseppe ... si è compiuto un disegno di Dio per la vita della Chie- sa. Teresa di Gesù fu lo strumento provvidenziale, la depositaria di un nuovo carisma di vita contem- plativa, che avrebbe pro- dotto tanti frutti."
Proviamo, in questo numero speciale a raccontare  - a più voci, autorevoli e di semplici laici - l’inizio della nostra storia. Sì, perché noi Scalzi siamo nati quel 24 agosto 1562.
Riflettiamo innanzitutto su quanto hanno scritto il nostro padre Saverio Cannistrà ed il Papa. Sen- tiamoci responsabili di questa grande eredità, senza celarci dietro le piccole crisi e incomprensioni.
Il Carmelo Teresiano è un’opera voluta dal Signore, noi siamo i piccoli frutti di una grande semina destinata a fruttificare ancora, sempre di più. Questa celebrazione non è ricordare un evento storico ma la nostra vita.
Stefania De Bonis ocds

Il logo per i 450anni è stato realizzato secondo le indicazioni delle sorelle del convento di San José Dopo i primi bozzetti digitali è nata l'immagine che oggi troneggia in tutti i manifesti e le iniziative per il 450esimo anniversario della fondazione di San Giuseppe.
Il disegno parte della simbiosi tra la cifra che indica gli anni trascorsi dalla fondazione del convento e lo scudo dell'Ordine dei carmelitani scalzi. Gli elementi si fondono graficamente ma l’immagine anche se moderna non si discosta dallo stemma degli Scalzi.
Dal numero quattro parte la croce che si aggiunse nello stemma della riforma per indicazione di san Giovanni della Croce e che si mantiene fino ai nostri giorni. La parte inferiore ricorda, per forma e colore il Monte Carmelo (posto di origine dell'Ordine del Carmelo). Delle tre stelle , una è ingrandita e ingloba le tre cifre, le altre due si dispongono come nello stemma originale.
La scelta di ingrandire una stella ha un significato preciso e non è solo una sfumatura grafica: è ispirato in una frase del Santa sul convento di San José che si trova nella sua Autobiografia: "Un giorno, dopo la comunione, Sua Maestà mi ordinò con decisione di fare quanto era possibile per attuare tale intento, promettendomi che il monastero si sarebbe certo fondato, e che in esso egli avrebbe trovato motivo di compiacimento. Doveva essere dedicato a san Giuseppe che sarebbe stato di guardia a una porta, nostra Signora avrebbe vegliato sull’altra, ed egli, Gesù Cristo, sarebbe stato con noi: così il monastero avrebbe brillato come una stella di vivissimo splendore.” (cap. 32,11). E infine il colore marrone come l’abito dell'Ordine.

lunedì 17 settembre 2012

La benedizione del Papa alla Carmelitane nel Libano


VISITA A SORPRESA

Domenica 16 settembre, al termine della sua visita apostolica in Libano, mentre il corteo delle auto  si dirigeva verso l'aeroporto Rafic Hariri, Benedetto XVI ha chiesto di fare una sosta non indicata nel programma del Viaggio Apostolico: destinazione  il monastero delle carmelitane scalze intitolato a Maria Madre di Dio (la Teotokos),  ad Harissa, che 15 anni fa fu visitato anche da Giovanni Paolo II. 
Le sorelle carmelitane avevano sperato tanto  che il Papa potesse dedicar loro qualche momento e il suo arrivo ha scatenato una gioia incontenibile. E' stata una grande emozione soprattutto per la Priora, madre Teresa de Jesus, una suora spagnola ultranovantenne, una delle tre fondatrici del convento che da 50 anni è presente ad Harissa. E' stata proprio Madre Teresa ad accogliere il Papa, la prima a baciare con affetto la sua mano. Con tutte loro Papa Benedetto ha voluto condividere con la comunità alcuni istanti di preghiera. 
Pochi passi,  attorniato dalle carmelitane gioiose che hanno intonato per lui un canto e alle quali Benedetto XVI ha regalato un mosaico raffigurante una Madonna con Bambino. Al termine della celebrazione la Benedizione Apostolica e una benedizione particolare, quella della prima pietra di un nuovo monastero che sorgerà nella città in cui Gesù ha compiuto il primo miracolo, Cana.
Queste "figlie della Chiesa", definizione tanto cara a Teresa d'Avila, fondatrice della Carmelitane Scalze, proseguono così il loro apostolato nella  clausura.
Tempo fa, in una lettera pubblicata dal periodico italiano 30 Giorni, la Madre Teresa de Jesus aveva scritto: Nella Chiesa, nostra madre, abbiamo un posto di “sentinelle”, essendo Carmelitane Scalze, di clausura, contemplative, ai margini… ma non relegate. La santa madre Teresa di Gesù ci ricorda costantemente la nostra filiazione nella Chiesa e l’esigenza della nostra donazione totale per coloro che sono i “difensori” della Chiesa.
Per leggere ancora, qui sotto, il link del blog dell'ocds Provincia Campana.
Ste. DeB.

Pubblicato da ocds SS. Teresa e Giuseppe Napoli

Le altre foto le ho ricevute da Padre Nicola Galeno

SANT'ALBERTO


17 settembre – s. Alberto di Gerusalemme nostro legislatore

Alberto Avogadro, patriarca di Gerusalemme, conosciuto anche come Alberto d’Avogadro, Alberto di Vercelli, Alberto di Castro ed Alberto Palmensis.
Nato nel 1150 a Castrum Gualtieri, diocesi di Parma o Reggio Emilia, entrò nell’Ordine dei Canonici Regolari di Mortara nel 1170 dopo aver intrapreso gli studi di lettere e legge a Parma. Ordinato sacerdote nel 1180 fu eletto priore locale. In questi anni Alberto cominciò a sviluppare i suoi rapporti col Papa e con la Curia romana.
Eletto Vescovo di Vercelli restò sempre al servizio di missioni speciali affidategli dal Papa, specialmente riguardo alla ristrutturazione e riforma della vita religiosa presso vari ordini allora nascenti.
Nel 1204 i canonici del Santo Sepolcro lo elessero Patriarca di Gerusalemme ed il Papa Innocenzo III aggiunse al compito di Alberto il titolo e la responsabilità di legato papale per la Terra Santa e nel Medio Oriente. Alberto arrivò in Palestina all’inizio del 1206 fissando la sua residenza a s. Giovanni d’Acri ove morì il 14 agosto 1214 assassinato nel corso di una processione da uno scontento e vendicativo membro dell’Ospedale dello Spirito santo che era stato deposto dal Patriarca a causa della sua vita scandalosa.
Al Patriarca di Gerusalemme si rivolsero i primi eremiti del Monte Carmelo per avere una regola secondo la quale vivere la loro vita di donazione totale a Dio.
Tra il 1206 il 1214 Alberto diede loro la prima Formula vitae: gli eremiti non chiesero al Patriarca “una delle regole approvate” da una lunga tradizione (Basilio, Benedetto, Agostino), ma la conferma e la strutturazione del modo che già vivevano; questo fu molto importante perché quando il Concilio Lateranense IV dispose che non si fondassero nuovi ordini religiosi che non rientrassero nelle regole già approvate gli eremiti poterono dimostrare l’approvazione ufficiale della Chiesa nella persona del patriarca di Gerusalemme Legato pontificio.
Il testo della Regola è scritta in forma di lettera indirizzata al priore, dispone in modo ordinato e sobrio la disposizione dei vari ambienti, dei momenti della giornata che si alterna tra vita eremitica e cenobitica, i momenti di preghiera e lavoro, il tutto basato su riferimenti espliciti e non sulla Sacra Scrittura specialmente di s. Paolo.
Questa è la Regola che vivono ancora oggi i carmelitani e le carmelitane in tutto il mondo!
Regola primitiva dell’Ordine della beata Vergine Maria
del Monte Carmelo, data da s. Alberto,
patriarca di Gerusalemme,
corretta, emendata e confermata da Innocenzo IV.
Alberto per grazia di Dio chiamato Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo Brocardo e agli altri eremiti che sotto la sua obbedienza dimorano sul monte Carmelo, presso la fonte di Elia, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo………. 
“Figliole e signore mie, mi perdonino il mal esempio che ho dato e non imparino da me che sono stata la più grande peccatrice del mondo, colei che peggio di tutte ha osservato la Regola e le Costituzioni. Le supplico per amor di Dio, figliole mie, di osservarle con la maggior possibile porzione e di obbedire ai Superiori.”  (Ultime parole di s. Teresa di Gesù)
“…..Sappiamo soprattutto provare a Dio il nostro amore colla fedeltà all’osservanza della santa Regola: abbiamo per essa una santa passione, se noi la custodiremo, ella a sua volta ci custodirà e farà di noi dei santi, cioè delle anime come le voleva la nostra serafica madre, che potessero servire a Dio e alla sua Chiesa….”      
“La Regola è là, dal mattino alla sera, per esprimerci istante per istante la volontà del buon Dio…..è la forma nella quale Egli mi vuole santa. Non so se avrò la felicità di dare al mio Sposo la testimonianza del sangue, ma almeno se adempio perfettamente la mia vita di carmelitana ho la consolazione di consumarmi per Lui, per Lui solo!”
( b.Elisabetta della Trinità – lettere)
Dal sito del CARMELO DI VALMADONNA! Ringrazio le monache per l'articolo davvero utile e spirituale!

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi