giovedì 17 maggio 2012
La terra dalla Stazione Spaziale Internazionale HD
Ma guardate che meraviglia è la nostra Terra!!! E' quanto di più prezioso abbiamo!!
martedì 15 maggio 2012
PARLACI DELL'AMORE - KAHLIL GIBRAN
Allora Almitra chiese
Parlaci dell’Amore
Egli sollevò la testa e guardò
intensamente il popolo,
e su ognuno di essi si posò
una grande quiete.
L’amore è quanto
di meraviglioso
si vivifica dentro ciò che
semplicemente la vita esprime
intensamente il popolo,
e su ognuno di essi si posò
una grande quiete.
L’amore è quanto
di meraviglioso
si vivifica dentro ciò che
semplicemente la vita esprime
e voi, attraverso la ragione
che si rende visibile col sentimento,
che si rende visibile col sentimento,
qualunque sia la ragione che vi spinge ad accudirlo.
La sua mano può afferrarvi con un fremito felice:
dunque è impaziente d’aprire la porta dov’è imprigionato.
Se l’amore vi chiama ...andate.
Seguitelo, affinché possano
le sue braccia cingervi,
e voi nell’affidare
e voi nell’affidare
senza esitare l’anima.
Vi condurrà
per strade ardue e scoscese.
Oppure
sarà pronto a nascondere,
tra morbide piume,
tra morbide piume,
un pugnale pronto a ferirvi.
E al saggio appello del cuore
gustatene il piacere della sua voce.
L’amore può dissolvere i vostri sogni
così come il vento del nord sconvolge il giardino.
Giacché l’amore incorona e crocifigge.
E come fa fiorire così è pronto a recidervi.
Oppure
può farvi salire alle vostre sommità
per accarezzare i rami più teneri
per accarezzare i rami più teneri
che fremono al sole.
O farvi scendere
alle vostre radici e scuoterle
fin dove si avvinghiano alla terra.
fin dove si avvinghiano alla terra.
Può accogliervi
come spighe nel covone
e battervi fino a denudarvi.
e battervi fino a denudarvi.
Potrà frantumarvi
fino a liberarvi dalle spoglie
e per fare di voi bianca farina.
e per fare di voi bianca farina.
Vi impasterà fino a quando non sarete morbidi.
E vi affiderà alla sua sacra fiamma affinché
diventiate il pane che si mangia sulla sacra mensa di Dio.
Tutto questo può compiere per voi l’amore,
affinché sarete degni dei segreti del vostro cuore,
e in questo farvi frammento del cuore della Vita.
Ma se per paura cercherete nell’amore
unicamente la pace e il piacere allora
sarà meglio che copriate
la vostra nudità
e uscite dalla sua soglia.
Nel mondo senza stagioni
si può ridere,
ma non tutto il vostro riso,
e piangere,
ma non tutte le vostre lacrime.
L’amore nulla dà fuorché se stesso e non attinge che da se stesso.
L’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto.
Solo l’amore basta all’amore.
E quando amate non dovreste dire:
«Ho Dio nel cuore»,
ma piuttosto, «Io sono nel cuore di Dio ».
ma piuttosto, «Io sono nel cuore di Dio ».
Non cercate di guidare l’amore,
se vi ritiene degni, sarà lui a guidarvi.
Null’altro desiderio ha l’amore
Null’altro desiderio ha l’amore
se non di appagare se stesso.
Ma se amate e, inevitabilmente bruciate,
siano i vostri questi desideri:
Ma se amate e, inevitabilmente bruciate,
siano i vostri questi desideri:
Diventare acqua per sgorgare come
un melodioso ruscello e cantare il suo gorgheggiare alla notte.
Saper comprendere la pena che dona la troppa tenerezza.
Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d’amore.
E sanguinare arrendevoli e gioiosi.
Destarsi all’alba con il cuore pieno di ali e
rendere grazie per un altro giorno d’amore.
Riposare nell’ora del meriggio
e meditare sul rapimento che dà.
E pieni di gratitudine, rincasare la sera.
E pieni di gratitudine, rincasare la sera.
E addormentarsi
con una preghiera in cuore per l’amato
e un canto di lode sulle labbra.
lunedì 14 maggio 2012
MESE DI MAGGIO
UOVO DECORATO
Vergine, non credevo si potesse
ritrarti dolcemente sovra un uovo
insieme all’immancabile tuo Figlio!
Mi par che nel guardarvi voi scopriate
continue somiglianze che ben sanno
armonizzar l’umano col divino
facendoci sentire nostalgia
di vita illuminata dall’Eterno!
(Legnano 6-5-2008), Padre Nicola Galeno
Questo uovo, magnificamente decorato, l'ho acquistato a Praga, ma è stato dipinto in Unione Sovietica, da artisti che hanno seguito le orme di Fabergé. Si tratta di una pregevole miniatura su legno, e quando P. Nicola Galeno l'ha vista, l'ha voluta fotografare e ne ha composto la didascalia poetica che accompagna l'immagine. Ringrazio il Padre Carmelitano per questo suo dono, e la Vergine per la Sua costante protezione, particolarmente in questo mese a Lei dedicato.
domenica 13 maggio 2012
iL FIORE CHE HO RACCOLTO
Il fiore che ho raccolto
è un fiore di pietra,
pietra bruciata dal sole
corrosa dal pianto
Tu lo hai gradito
Il fiore che ho raccolto
è un fiore di carta,
carta sbiadita dal tempo
e sgualcita da ruvide mani
Tu lo hai gradito
Il fiore che ho raccolto
è un fiore di campo,
campo baciato dal sole
e fertile del tuo seme
Tu lo hai gradito
Il fiore che ho raccolto
è un fiore di serra,
serra di costruita bellezza
e di falsi profumi
Tu me lo hai ridato
Giovanni De Simone
AMADO MIO
Amado mio,
uno due tre quatto cinque.
Le cinque pastigliette sono rosa, di un rosa pallido opaco. Come i muri che rinchiudevano il collegio, diritti e ostili alla vita che si srotolava al di là di essi.
Sei sette otto.
Le suore non avevano volto. Erano amido e secchi fruscii, bisbigli, negazioni di risate, passi ovattati perduti in lunghi corridoi. Erano indici puntati, tempi imperativi, gomme che sfregavano ossessive su acerbe emozioni.
Nove.
C’è una piccola pozza di latte, sul tavolo; gocce di sangue si stingono nel bianco. Il latte versato distrattamente stamattina nella tazza blu è fuoriuscito sul marmo grigio. Poi il tagliente coltello che mi è sfuggito di mano, mentre affettavo il pane.
Dieci undici.
Quando il dottore mesi fa mi ha dato la ricetta ha detto mi raccomando, non più di una e solamente prima di dormire.
Una soltanto. Solo una per cessare di mordere il cuscino, per non tirarsi più il lenzuolo sulla faccia, per far riposare le palpebre, per respirare senza macigni, per non allungare più il braccio nel letto ampio e perdersi nell’assenza. Per adattarsi a una vita senza te.
Dodici.
Dodici anni: era apparso per la prima volta il sangue, e le senzavoltoavevano sibilato con le labbra tirate ora sei una donna, comportati come si deve. E avevano frantumato le domande, le curiosità. Avevano schiacciato quel languore nuovo che cresceva dentro, avevano dilatato la frustrazione per l’assenza di una madre che mai c’era stata, da sempre sognata.
sabato 12 maggio 2012
IO DICO PACE....
Y digo paz…
Y digo paz porque en su nombre
Se ampara la verdad
Y la esperanza.
Se nutre la hermandad
Y la ternura
Se engendra el trabajo
Y el mañana.
Y digo paz porque en su nombre
Se reza por los pobres
Y los niños
Se amasa el pan
Que compartimos
Se cría a los hijos
Y se educa.
Y digo paz porque en su nombre
Se hermanan los pueblos
Y los hombres
Se huye de la guerra
Se olvidan los rencores
Se siembra la semilla
De la vida.
Y en nombre de la paz yo te convoco
Hermano de esta tierra
Y este cielo
Para que abraces y brindes
Tu consuelo
Y nunca discrimines
Ni abandones
La vida es una lucha soberana
Una pesada carga
Que solo se aliviana
Si otro brazo
Te cubre las espaldas
Y te descubre el sol
En la mirada.
Esta poesía ha sido escrita por la señora Zulema Josefina Funes, lectora y amiga de “Pequeñas Semillitas” que vive en General Madariaga, Provincia de Buenos Aires, Argentina. Y fue ganadora del Primer Premio de poesía del Concurso de la Federación para la Paz Universal (UPF) en septiembre del 2010. Su correo es: zulemajfunes@arnet.com.ar
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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi






