LA FAMIGLIA ED IL DOLORE
Solo quando la malattia, il dolore, la sofferenza morale e fisica ci toccano da vicino, si accendono le luci che prima erano spente, o illuminavano solo qualche angolo del nostro cuore. Allora si fa pressante la necessità di veder chiaro, dentro e intorno a noi.
La grande poetessa contemporanea Maria Teresa Santalucia Scebona, descrive in modo stupendo ciò che prova chi vive un dolore:Per trenta denari nessuno
Comprerà la mia anima
Sarò solo una piccola lucciola
Che illumina silente le cupe
Notti dell’altrui solitudine.
Può accadere di sentirsi soli, quando la nostra vita è sconvolta da un’improvvisa tempesta. E’ una solitudine profonda, che ci fa toccare con mano la nostra fragilità, la sensazione d’impotenza di fronte ad un evento che ci ha colpito all’improvviso.
Dice un saggio: “Non chiedere al Signore di alleggerirti il peso che hai sulle spalle, ma chiedi a Lui, piuttosto, di darti spalle robuste per portarlo!”. Noi abbiamo bisogno di spalle forti per portare le nostre piccole e grandi croci quotidiane. Sono tante le sofferenze che nella vita si devono affrontare: è come passare attraverso un tunnel di rovi pungenti che ci lacerano un po’ qui e un po’ là. Ma se in un primo tempo si è spaventati da eventi tanto dolorosi, poi si riescono ad accettare come fossero un collaudo per la propria anima: ci si accorge dell’importanza della famiglia, di quanto aiuto – dentro la stessa - si possa dare e ricevere, così che la croce si solleva insieme e sembra meno pesante. E si ringrazia il Signore di avercela data in dono: nei momenti difficili, la famiglia si unisce nella lotta, come una squadra sportiva che mira alla vittoria. Di fronte alla grande sofferenza, le piccole avversità che ci sembravano pesare come macigni, si trasformano d’incanto in tanti minuscoli frammenti di sabbia. Il Cuore di Gesù fa vedere ogni cosa in una prospettiva differente: quello che Dio permette è perché comunque nessuno si perda…se sappiamo di essere cullati da questo Amore, tutte le cose si vedono nella loro pienezza.
Chi non ha fede, non ha speranza e quindi cade nella disperazione. Maledice ogni causa di dolore, e invece di cementare l’affetto familiare, lo disgrega. Chi invece è nel Signore, e crede nella Sua Misericordia, comprende: quel dolore che ha colpito ogni membro della famiglia, è un mastice che unisce, che incolla ogni più piccolo frammento, che rinsalda e mette in luce quell’amore che c’è sempre stato tra marito e moglie, genitori e figli, e tra fratelli, ma che era soffocato da una polvere di banalità quotidiane, dai problemi contingenti, da un rituale di gesti che avevano perso il loro primitivo valore. Il timore di perdere un nostro caro, a causa di una grave malattia, costringe a rivalutare ogni piccolo gesto, a misurare ogni parola, e a capire che quel familiare è un dono prezioso che il Signore ci ha messo accanto, sia esso marito, moglie, madre, padre, figlio o figlia.
Comprendo allora quanto Paulo Coelho sostiene: “Ogni cosa è collegata, ogni strada s’incontra, e ogni fiume sfocia nello stesso oceano”- Calza a pennello con la descrizione di una famiglia, se troviamo la chiave di lettura: “ogni membro della famiglia è unito all’altro, ogni vita si intreccia, e ogni individuale sentimento sfocia nel comune Amore”.
Ma non facciamo che si debba ricorrere ad una grande sofferenza per risvegliarci dal torpore nel quale sonnecchiamo: non diamo nulla per scontato, ogni mattino, appena svegli, ringraziamo il Signore di averci donato il Suo Amore e, attraverso questo, l’amore della nostra Famiglia. E’ il bene più prezioso che ci sia dato in questa vita.


