AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 26 agosto 2010

STORIA DELLA SANTA MESSA seconda parte

 MESSA DEI CATECUMENI E MESSA DEI FEDELI
Come rito la messa, dal XIII secolo in poi, si soleva distinguere in due parti: "messa dei catecumeni " e "messa dei fedeli "; alla prima erano ammessi coloro che aspiravano a diventare cristiani e , poiché ancora in fase di preparazione dottrinale, erano esclusi dal sacrificio eucaristico e partecipavano solo alla liturgia della Parola, con chiara valenza catechetica; alla seconda partecipavano tutti i credenti.
L'altare posto alla sommità di una gradinata stava a significare la salita al Golgota; perciò le preghiere di introduzione al Sacrificio erano recitate dal celebrante ai piedi della gradinata: al IX secolo si fa risalire la recita del Salmo 42 Judica me, Deus ; con il Gloria e il Confiteor, la cui formula é del XII secolo, il sacerdote sale all'altare che incensa con triplice giro, se la messa é solenne; la recita del Credo, dopo la lettura del Vangelo e l'omelia, é introdotta nel VI secolo in Oriente, nell'XI nel rito latino.
La seconda parte della messa iniziava con l'Offertorio: fino all'XI secolo erano i fedeli stessi ad offrire il pane e il vino del sacrificio insieme al necessario per i sacerdoti: traccia di ciò é l'odierna elemosina; offrivano pane azzimo, cioè non fermentato; ciò non prima del IX secolo in Roma; dal XII secolo in poi prese la forma dell'ostia attuale. 
L'Offertorio é una reliqua dei canti che si solevano fare durante la cerimonia della raccolta delle offerte. Seguivano preghiere, dette "piccolo Canone" che, nel rito latino, non sono più antiche del XIV secolo: "Suscipe", "Sancte Pater" , forse di origine gallicana, ed il "Deus qui humanae substantiae", antica preghiera della liturgia natalizia romana; fatta l'offerta, si procedeva ad una nuova incensazione dell'altare, seguita dal Lavabo, o lavanda delle mani, l'"Oratio super oblata secreta"  e quindi il Prefazio che é l'introduzione alla preghiera eucaristica per eccellenza, cioé il "Canone" o "Canon actionis".
Il Prefazio, detto in altre liturgie "prologo", "illazione", comincia con un dialogo tra celebrante e fedeli, prosegue con una preghiera di ringraziamento e si conclude con il Trisagio o Sanctus. Ha così inizio il Canone, formula in atto dal VII secolo, con il quale avviene la consacrazione delle due specie eucaristiche e la loro duplice elevazione, attuata dal tempo dell'eresia di Berengario; tutte le successive preghiere, sempre espresse in lingua latina, culminano nella dossologia "Per ipsum, cum ipso, in ipsum".
Con il Pater inizia la parte della Comunione: dapprima la frazione dell'Ostia, l'antichissimo Agnus Dei, la preghiera ed il bacio di pace posteriori all'anno 1000, la comunione del sacerdote che secondo la teologia cattolica é parte integrante del sacrificio. Durante la comunione dei fedeli si cantava un salmo; ne resta traccia nell'attuale preghiera di Communio.
La preghiera del Postcommunio concludeva la celebrazione con , a volte, l'"Oratio supra populum"; poi l'"Ite, missa est" dava il congedo all'assemblea fino al IX secolo. Il Placeat con la benedizione sono posteriori al 1000, e l'ultimo Vangelo era di devozione privata fino al XV secolo ed era la lettura del Prologo di Giovanni.

STRUTTURA DELLA MESSA CATTOLICA

La Messa, nell'accezione semplificativa popolare,  é la celebrazione domenicale comunitaria del mistero pasquale.
 Nel corso dei secoli ha avuto varie denominazioni tutte su fondamento neo-testamentario: "cena del Signore", "frazione del pane", "offerta", "sacrificio", "memoriale", "messa ed eucarestia".
Essa é essenzialmente una "anàmnesis del Kyrios", memoria dell'evento in cui Cristo é passato dallo stato di debolezza e di infermità nella carne allo stato di gloria, nel quale il Padre lo ha costituito Signore della storia e del cosmo e "spirito vivificante" per ogni creatura.
La Messa é il "sacramento" per eccellenza, perché "presenza operante del Risorto che rende culto al Padre nello Spirito".
Si attualizza attraverso la convocazione dei credenti, assemblea celebrante insieme al Cristo rappresentato dal suo ministro a ciò delegato, cioè il sacerdote. Essa si articola in 5 parti ben definite
§        RITI D'INGRESSO composti dal "saluto trinitario" pronunciato dal sacerdote cui si unisce l'assemblea;  dalla reciproca "comunitaria confessione" ; dall'"implorazione"  della divina misericordia con il canto litanico del "Kyrie" , alternato tra celebrante e fedeli; l'inno di lode del "Gloria" , recitato dal celebrante insieme ai fedeli; la "colletta" che é la prima delle tre grandi preghiere presidenziali e sintetizza il significato delle letture seguenti -
§        LITURGIA DELLA PAROLA che rende l'assemblea "comunità d'ascolto"  con la "lectio prophetica" dall'Antico Testamento, il "salmo responsoriale" scandito tra lettore e comunità, la "lectio apostolica" tratta dagli Atti degli Apostoli o dalle epistole di Paolo, il "canto allelujatico"  che precede la "liturgia Verbi", tratta dal Vangelo di uno dei 4 evangelisti secondo la scansione annuale; ad essa segue l'"omelia", meditazione approfondita della proclamazione della Parola. La professione di fede col "Credo" pregato dall'assemblea  insieme al sacerdote é come un grande collettivo "amen",  cui fa seguito "la preghiera dei fedeli"  intercessione per le necessità universali.
§        LITURGIA EUCARISTICA: con essa si entra nella fase strettamente sacramentale della celebrazione (dalla "mensa Verbi"  alla "mensa sacramenti"): l'attenzione liturgica si sposta dall'ambone all'altare con l'"offertorio",  cioé l'offerta del pane e del vino con la seconda preghiera presidenziale, cioé l "orazione sulle offerte"; segue la "preghiera eucaristica"  che consta del "praefatio"  recitato dal solo celebrante, nel quale si concentra il mistero celebrato in "quel"  giorno; al termine di questo egli chiama tutta l'assemblea alla triplice lode del "Sanctus" per raccogliersi poi nella "parola-memoriale" o epiclesi  consacratoria su intercessione dello Spirito Santo, conclusa nell'anafora assembleare; fa seguito la grande preghiera delle "intercessioni", unione della chiesa itinerante con quella gloriosa, ringraziamento ed intercessione insieme,più il"memento"  per i vivi ed i defunti: queste due sono pregate dal solo celebrante; la "dossologia" trinitaria  chiude la  grande realtà mistericamente attuata.
§        RITI DI COMUNIONE: constano della preghiera comunitaria del "Padre nostro",  ponte tra la consacrazione e la consumazione del banchetto; poi la "dossologia-acclamazione" dell'assemblea, l'augurio e "lo scambio di pace",  la "fractio panis" con l'invocazione all'"Agnus Dei"  e la convivialità, segno del banchetto nel Regno; chiude la terza orazione presidenziale, espressione di riconoscenza e supplica di efficacia del mistero celebrato
§         RITI DI CONGEDO: possono contenere avvisi del celebrante alla comunità, il saluto finale " la messa é finita, andate in pace"  e la benedizione.


sabato 21 agosto 2010

STORIA DELLA SANTA MESSA terza e ultima parte

LA RIFORMA LITURGICA DOPO IL CONCILIO VATICANO II

 Con la riforma liturgica seguita al Vaticano II, la celebrazione eucaristica, abbandonata la lingua "canonica" latina, avviene secondo le lingue nazionali per permettere una più consapevole partecipazione dell'assemblea ed il suo inserimento attivo nell'azione liturgica. Allo stesso scopo l'altare della celebrazione, fisso o mobile, é collocato all'esterno del presbiterio e rivolto verso l'assemblea dei fedeli.
Riveste il carattere di altare "maggiore" quello nel presbiterio, sul quale é eretto il tabernacolo per la conservazione e custodia delle specie eucaristiche consacrate e non consumate.
Il presbiterio é la parte della chiesa separata con balaustra, il cui accesso era interdetto a persone estranee al culto e perciò riservato solo al clero e suoi coadiutori; attualmente anche questa zona non é più interdetta, specie alle donne: vi prendono posto solitamente i coristi durante le celebrazioni solenni. Altra significativa modifica innovativa é "il modo" col quale i fedeli  si annettono alla Comunione: dal primitivo inginocchiarsi alla balaustra, in vigore fino agli anni 70, si é passati all'attuale avvicinamento per processione, in piedi; l'assunzione dell'Ostia può avvenire direttamente sulla lingua, oppure per ricezione sulle mani; la comunione é contemplata sotto le due specie anche per i fedeli, per intinzione o per bevuta diretta dal calice del vino, in celebrazioni di particolare significatività per l'assemblea: per esempio durante cerimonie di consacrazione religiosa e/o secolare, al termine di un corso di esercizi spirituali, nell'amministrazione solenne di sacramenti, o per concessioni stabilite dal diritto canonico.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                



                                                              - o - o - o - o - o - o - o - o - o




Ho preferito far seguito ai miei precedenti articoli riguardo l'Eucaristia nella Celebrazione liturgica della S. Messa, senza particolari commenti, perché ho ritenuto necessario fare un breve excursus sulla storia della Messa, in modo tale che non vi siano dubbi di sorta. Quanto finora pubblicato l'ho ricavato dal sito dei Gesuiti. Date a Cesare.....non mi prendo il merito di uno schema così ben disposto!!! Penso sia di grande interesse coloro che visitano questo blog, avere una sintesi così precisa sull'argomento trattato in tre tappe!!!
Buona lettura ma, soprattutto, Buona partecipazione alla Santa Messa, dove mai come in quel momento, abbiamo  così vicino il nostro Buon Amico Gesù!!! 

STORIA DELLA SANTA MESSA parte prima

La Messa é la più importante funzione sacra della chiesa cristiana, cattolica ed ortodossa, celebrata dal sacerdote sull'altare e che rappresenta il memoriale del sacrificio della croce attraverso l'offerta del Corpo e Sangue di Cristo sotto le specie eucaristiche. Il termine "messa"  deriva da "missa"  equivalente a "missio",  cioé congedo  ed entrò in vigore dal IV secolo, quando il rito comportò il congedo dei catecumeni prima dell'Offertorio. S. Agostino esplicitò con chiarezza questo congedo rituale:
"Ecce post sermonem fit missa catechumenis, manebunt fideles" (Ecco, dopo il sermone, si faccia il congedo dei catecumeni, restino i fedeli).

INTRODUZIONE

§        Secondo il RITO, la messa si distingue in: - Messa in rito latino o romano - Messa in rito greco - Messa in rito armeno - Messa in rito ambrosiano.
§        Secondo la SOLENNITÀ: - messa letta  o bassa o privata, cioè semplicemente recitata dal celebrante in ogni sua parte e senza canto- messa solenne  o cantata in cui il celebrante é assistito dal diacono e/o altri accoliti
§        messa concelebrata, o concelebrazione, entrata in uso nella seconda metà del secolo attuale, cui partecipano contemporaneamente vari presbiteri in qualità di concelebranti
§        messa pontificale, anticamente detta "messa in  pontificale", celebrata solennemente da un vescovo o da un prelato con l'assistenza di numerosi ministri e sempre cantata da un'apposita corale  diretta da un maestro di cappella
§        messa papale, celebrata dal papa con cerimoniale molto solenne ricco di un vastissimo rituale che, con la riforma liturgica del Vaticano II, si é molto ridotto, per dare, invece, spazio alla centralità religiosa espressa sia dall'omelia papale rivolta al mondo con l'aiuto dei media, sia all'incidenza ecumenica con la presenza di celebranti e fedeli di tutto il mondo ai quali viene concessa l'espressività cultuale dei riti originari con canti, musiche, gestualità
§        messa vespertina, celebrata la sera precedente la festa, entrata in vigore  con la costituzione apostolica del 6 gennaio  1953
§        messa funebre o di requiem, celebrata in suffragio di defunti.
La messa é l'unico e supremo rito sacrificale del cristianesimo cattolico e fin dai primi secoli é il centro della vita liturgica e mistica della Chiesa.

LE ORIGINI

Le sue origini si rifanno all'"agape " cristiana, convito fraterno presso i primi cristiani; comunità d'amore fraterno in S. Ignazio d'Antiochia; commemorazione della Cena del Signore, ma nel II secolo con significato esclusivamente escatologico.
La valenza teologica della messa si instaurò quando la cena comune venne separata dall'Eucarestia e, sull'esempio lasciato da Cristo nell'ultima Cena, i riti fondamentali furono tre:
§        offerta del pane e, separatamente, del vino
§        consacrazione preceduta da preghiera di ringraziamento; quest'ultima basata su formulari giudaici usati dopo i pasti, presto sostituita da una di carattere cristologico, secondo quanto rilevato dalla Didaché
§        comunione prima del pane eucaristico... seguita a distanza da quella del vino.
Durante la consacrazione si recitava il racconto dell'istituzione Eucaristica.
Nel culto dei primi cristiani sono già presenti la predicazione, la lettura, preghiere ed inni a scopo didattico.
Nella sua "Apologia"  per i cristiani all'imperatore Antonino Pio e nel "Dialogo con Trifone", San Giustino, nell'anno 150, dà la prima descrizione della Messa romana, distinta in due parti: quella "didattica", fatta di letture  sacre degli Apostoli e dei Profeti, e quella "sacrificale", centrata sulla Passione e già comprensiva dell'epiclesi, cioé l'invocazione del Logos sugli elementi da consacrargli.
La lingua usata era il greco; l'uso della lingua latina subentrò verso il IV secolo; anteriormente a questo secolo,  vigeva qua e là l'uso delle letture in greco, successivamente tradotte in latino; una messa bi-lingue, insomma.
Il "Canone latino definitivo"  fu elaborato a Roma, anche se a darcene testimonianza é il vescovo di Milano sant'Ambrogio nel suo libro "De Sacramentis".
Tra il II e IV secolo la celebrazione fraterna della messa si diffonde molto, secondo la testimonianza di Tertulliano che la definisce "dilectio". Nei secoli V e VI la liturgia romana della messa cominciò a diffondersi anche oltre l'Italia: in Spagna il vescovo Profuturo nel 538 volle il Canone romano; nel 563 il Sinodo di Praga ordinò l'assimilazione della liturgia spagnola a quella romana; lo stesso avvenne in Inghilterra, dopo la missione di Agostino voluta da Gregorio I.
Nelle Gallie la riforma instaurata da Pipino e proseguita da Carlomagno con l'intento di sostituire la messa gallicana con quella romana influì, nel decorso degli anni, sul rito e le orazioni della stessa messa romana: le incensazioni dell'altare, del Vangelo, del celebrante, dei fedeli sono di origine gallicana, così come i segni di croce durante il Canone e il maggior numero di orazioni. L'Introito entrò a far parte della Messa come canto pontificale verso il VI secolo, per la solennità conferita alla stessa dalla presenza del papa. Sempre dalla Francia, verso il IX secolo, si inserirono melodie e tropi e versetti tra i testi.
Altre significative innovazioni avvennero tra l'VIII e XI secolo: l'altare non fu posto più fra il celebrante ed il popolo, ma in fondo all'abside, così che il sacerdote compiva il sacrificio volgendo le spalle all'assemblea; il clero assisté ponendosi davanti al popolo e non più dietro l'altare; lo stesso assunse dimensioni maggiori in larghezza: le parti laterali si usarono per letture ed orazioni, al centro solo il sacrificio. Con l'uso del pane azzimo s'introdusse la grande Ostia ad uso del celebrante e piccole Ostie, raccolte nella pisside, per la comunione dei fedeli inginocchiati. Il rito dell'elevazione dell'Ostia consacrata s'introdusse solo verso il XII secolo, mentre quella del calice fu resa obbligatoria nel 1570 col Messale di Pio V.
Questo testo pubblicato il 14 luglio 1570 divenne normativo per tutte le chiese d'Occidente, uniformandone testi e riti, ad eccezione di quelle chiese che possedessero un rituale proprio da almeno 200 anni.

venerdì 20 agosto 2010

COMUNIONE: SULLA LINGUA O NELLE MANI?



Vangelo secondo Marco 7,1-15
 
I farisei e la tradizione

Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con le mani immonde, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e conservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – quei farisei e scribi lo interrogarono: “perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con le mani immonde?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo vi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. […]
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti ed intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo, sono  invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo”.

Se vogliamo seguire gli insegnamenti del Signore, il Vangelo va letto e meditato. Poi, è vero, anche Gesù ha seguito la tradizione, nell’Ultima Cena, chinandosi a lavare i piedi degli Apostoli. Ma lo ha fatto non tanto per seguire i dettami della tradizione ebraica, quanto per insegnare che bisogna farsi umili, prendendosi cura del fratello senza badare alla posizione che si occupa nel mondo. Se Lui, che è Dio e Figlio di Dio, si è umiliato, chinandosi per le abluzioni e servendo così i suoi discepoli, tanto più lo dobbiamo fare noi.
Sul fatto poi che la tradizione dei farisei e dei Giudei insegnava un po’ di igiene, non vuol dire che Gesù non approvava questi insegnamenti, ma quando ha dato degli ipocriti a coloro che lo interrogavano, intendeva dire che invece di fissarsi sulla formalità dei gesti, era più importante badare alla sostanza e ai contenuti.
Sappiamo che Gesù insegnava attraverso le parabole, con semplici esempi per gente di poca istruzione, quel popolo ebraico dedito soprattutto alla pastorizia e all’agricoltura, ma sappiamo altresì che Lui badava a quando si racchiudeva nell’animo degli uomini, ai pensieri che nascevano nella mente e all’Amore che essi avevano nel cuore, se vogliamo parlare con quella suddivisione che era comune a quei tempi, dei sentimenti umani. Cioè in quello che è il contenuto, in quanto interno all’uomo, che non alla forma esterna.

Come si riceva l’Eucaristia, se tra le mani unite a conca, o direttamente sulle labbra, è uno stile , mentre il Contenuto, ovvero il Corpo ed il Sangue di Cristo racchiuso nell’Ostia consacrata, è l’unica e vera concretezza!
Naturalmente, chi si accosta alla Comunione con Cristo, deve avere la dovuta cura nel riceverLo, nella forma che sceglie,e se è nelle mani, devono essere pulite, sguardo rivolto a Lui, con il cuore grato di tanto Dono. Ma più che le mani, ciò che deve essere pulito, puro, colmo di riconoscenza e di amore per il Figlio di Dio che si va a ricevere nell’Eucaristia, è tutto il nostro essere, ovvero l’anima, che è la cosa più grande che abbiamo,  specchio di Dio in noi. In assoluta adorazione di quel Dio che si è fatto Uomo per la nostra salvezza!! Un tempo - ricordo quando ero piccola - la Comunione la si riceveva inginocchiandosi sul gradino della balaustra davanti all'altare, e sulla lingua, direttamente dalle mani del sacerdote, perché ciò che è sacro non va toccato se non dal sacerdote, sacro a sua volta. Si vorrebbe tornare a quella forma liturgica?  A mio parere, ogni uomo è sacro, per la sua stessa appartenenza a Dio, quale figlio del Creatore. E allora per questa ragione ho voluto avvalermi della Parola di Cristo, riportata dal Vangelo di Matteo. Cosa conta davvero: la forma o la sostanza? Per come la vedo io, la forma nella liturgia ha un suo grande valore, ma inferiore alla Sostanza, che è Cristo Signore!!!

giovedì 19 agosto 2010

OCCHI DI CIELO

Ascolta Ojos de cielo

Si yo miro el fondo de tus ojos tiernos

se me borra el mundo con todo su infierno.

Se me borra el mundo y descubro el cielo

cuando me zambullo en tus ojos tiernos.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

no me abandones en pleno vuelo.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

toda mi vida por este sueño.

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Si yo me olvidara de lo verdadero,

si yo me alejara de lo más sincero,

tus ojos de cielo me lo recordaran,

si yo me alejara de lo verdadero.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

no me abandones en pleno vuelo.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

toda mi vida por este sueño.

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Si el sol que me alumbra se apagara un día

y una noche oscura ganara mi vida,

tus ojos de cielo me iluminarían,

tus ojos sinceros, mi camino y guía.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

no me abandones en pleno vuelo.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

toda mi vida por este sueño.

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Ojos de cielo, ojos de cielo
Caterina Socci si è risvegliata dal coma, ma prima di ammalarsi, aveva cantato questa canzone, dedicata a Maria Vergine, che sembra un preludio alla sua sofferenza, accettata dalla famiglia con grande fede!! Ascoltatela puntando il mouse e cliccando su "ascolta".
Trasporta l'anima in alto! 


BRAVISSIMO IL PRETE SULLO SKATEBOARD

 un sorriso non guasta!!!

mercoledì 18 agosto 2010

MIRACOLI E GRAZIE - testimonianze

Ad una persona, forse per pura casualità, o molto più probabilmente per vera fortuna, capitò di mettersi in contatto online con un ragazzo che vive a Lima, in Perù. I motivi di questo contatto riguardavano la ricerca di antenati italiani, da parte di Emanuel. Emanuel ha continuato a scrivere, mandare sms o telefonare a questa lontanissima parente italiana, che ora chiama affettuosamente zia. Alcuni anni fa, Emanuel scrisse alla zia dicendole di aver visto che la stessa soffriva di un problema alle gambe. La zia lo assicurò di non aver nulla di grave: non era invalida, non aveva fratture, né problemi circolatori. Lui insistette col dire che c'era un problema, che lo "vedeva". La zia dovette ammettere che un problema esisteva davvero ma che lo reputava talmente insignificante, rispetto a chi di problemi seri di salute ne aveva di ben più gravi, da non prenderlo in seria considerazione. In verità la zia da ben cinque anni vagava da uno specialista ad un altro, sperando di trovare la cura per un terribile fastidio epidermico alle gambe: prurito, bruciore che, al contatto con acqua, diventavano insopportabili tanto da non poter indossare nulla sulla pelle per almeno un'ora, dopo un bagno o una doccia. Terminato quel primo impatto quasi doloroso, poteva sopportare pazientemente la restante indisponente irritazione epidermica. Nessun dermatologo ha trovato la causa di questa malattia, né tanto meno la cura appropriata. La zia si è tenuta il suo disturbo, pensando fosse una condanna a vita!!!! Ma Emanuel aveva "visto". Un giorno le scrisse del dono che aveva ricevuto dal Signore, e l'ha fatto malvolentieri, perché pensava non spettasse a lui comunicarlo, né intendeva vantarsene. Lo disse solo per convincere la zia ad affidarsi al Signore, e le assicurò che avrebbe pregato intensamente per ottenere la guarigione. Dopo un po' di tempo da quel colloquio, la zia si svegliò una mattina, come se una leggera ma intensa scossa elettrica le avesse percorso la schiena. Pensò di essere stata sfiorata dal marito, nel sonno. Ma lo zio dormiva profondamente. Si alzò e guardò l'ora: erano le 6 del mattino. Troppo presto per alzarsi, si riaddormentò. Verso le 11, dopo aver svolto le sue faccende domestiche, la zia accese il pc, e trovò, tra la posta, una email di Emanuel. "Cara zia, ieri sera, alle 22, con alcuni amici, abbiamo intensamente pregato Gesù ed i suoi angeli, affinché intervenissero per quel tuo disturbo alle gambe. Fammi sapere se ti sembra di star meglio, o quando questo accadrà". La zia fece presto due conti: le 10 di sera a Lima, corrispondono alle 6 del mattino in Italia. Nello stesso momento in cui Emanuel pregava per la guarigione della zia, la stessa avvertiva quella scossa e si svegliava.
Bella storia, direte, una coincidenza stravagante!! Niente di tutto questo: la zia da quel momento non ha avuto più alcun disturbo alle gambe: può prendere un bagno, farsi la doccia, nuotare nei laghi o al mare, senza dover patire quell'esasperante prurito e bruciore. Sono trascorsi oltre 4 anni, e il problema non si è più ripresentato.
Come faccio a conoscere così bene questo avvenimento? Semplice, quella zia sono io, e posso testimoniare che il piccolo miracolo è avvenuto sulla mia pelle, grazie alla grande fede di Emanuel.
Siamo fatti di atomi pieni di energia, che può essere positiva o negativa, a seconda di come utilizziamo la stessa. L'energia ci è stata donata dal Signore, nel Suo disegno creativo, e mantenendo i contatti con Lui, intrattenendo un intenso colloquio, quella energia continua a fluire dentro di noi. Non sto parlando di pratiche esoteriche, sto parlando della preghiera costante, col cuore teso verso il Padre che sta nei Cieli.
Credo fermamente nel potere della preghiera, nella bontà di Dio che ascolta e distribuisce grazie a piene mani, nella capacità di uomini e donne colmi di fede, di essere gli esecutori del volere del Signore.
Come ho scritto nel precedente articolo, chi ha fede è realmente ascoltato e accontentato dal Signore di tutto il Creato!!

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi