sabato 10 ottobre 2026

La società dei reclusi e i rivoltosi di Padre MAURO ARMANINO


                   La società dei reclusi e i rivoltosi



Ne parla diffusamente l’amico Italo Di Sabato nel suo ultimo libro ‘Democrazia Punitiva’. Viviamo, consapevolmente o meno, da reclusi.  Oltre un decennio or sono ero tra i volontari che visitavano regolarmente il carcere di Marassi a Genova. Per avere i colloqui coi detenuti dovevo passare, dall’esterno all’interno almeno sette cancelli ad apertura elettrica azionata dal personale. Ingenuamente credevo, una volta uscito dal carcere, di lasciarmi la prigione alle spalle. L’allusione alla società dei reclusi come metafora del nostro tempo mi appare tutt’altro che fuori luogo. Se nelle carceri italiane, secondo quanto ricorda l’associazione Antigone, si trovano circa 66 mila persone, il numero, che fondamentalmente coincide con la società stessa, è incalcolabile. Meno reati e più detenuti perché, ricorda Antigone, cambiano le leggi, i tipi di reati, si elevano le pene e si restringono le possibilità alle misure alternative. La società nel suo insieme si presenta come ‘punitiva’.


Come sette erano le porte che recludevano i detenuti all’interno del carcere di Marassi così possiamo tentare di identificare e nominare gli stessi cancelli nella nostra società reclusa. Il primo di questi è probabilmente la ferocia. Suoi sinonimi sono la crudeltà e la spietatezza. Entrambe queste dimensioni si trovano nelle dittature e i totalitarismi di vario stampo tra cui brilla il capitalismo. Nato senza cuore ha trovato sempre nuove applicazioni e, malgrado il reiterato annuncio del suo decesso, sembra capace di rinascere sotto altre forme. La ferocia nei confronti di tutto ciò che è debole, vulnerabile e senza potere. Di chi ancora deve nascere, al rifugiato e per incolpare chi presume rifarsi una vita altrove. Tutte le categorie marginali sono oggetto, feroce, di crudeltà.

La programmata mutilazione dello spirito, componente essenziale dell’identità della persona, si è tradotta nella precipitosa caduta nella mercificazione totale di tutto ciò che si presume misurabile e dunque oggetto di mercato. Uno dei drammi della nostra epoca, nell’Occidente, è l’appiattimento dell’umano alla sola dimensione commerciale. Questa è la seconda porta o cancello del carcere. Il terzo potrebbe essere identificato, di conseguenza a questa lotta senza quartiere per potere, denaro e mercati, in una nuova ‘classe armata’, riprendendo la straordinaria riflessione scritta dell’amico David Colantoni. Una classe armata che, per auto-generarsi e perpetuarsi, si avvale della collaborazione di tanti complici che assecondano questo progetto distruttivo. 

Senza l’esautorazione della politica e lo svuotamento della Costituzione questa operazione non sarebbe stata possibile. Questo tradimento è il quarto cancello che reclude la società attuale. La svendita graduale di tutto ciò che ha costituito i valori insiti nella carta costituzionale. Il bene comune, la solidarietà, la dignità e il ripudio della guerra. Il tutto fondato sul lavoro. Lo smarrimento del senso e significato de lavoro appare come il quinto cancello della grande reclusione attuale. Precariezzato, sfruttato, tornato all’epoca feudale, accettato o subito spesso in condizioni di neo schiavismo. Il lavoro, inteso come trasformazione del mondo e, nel contempo di sé, è stato svuotato da ogni esperienza di legame, solidarietà e mistica del conflitto, come ricorda il citato Di Sabato. Imprigionati tra i morti sul lavoro, la diserzione sindacale e la delocalizzazione produttiva dove si paga meno. 

Il sesto cancello reclusivo e recludente appare come una conseguenza di quanto sopra elencato e si potrebbe identificare come frammentazione e isolamento. Per dirla con Zygmunt Bauman, la solitudine del cittadino globale generata dalla strategia del sospetto, la fabbricazione della paura e la caccia al nemico, più debole naturalmente. Ciò insinua e provoca il settimo sigillo, cancello, porta metallica che reclude. La peggiore di tutte perché è un misto di cecità, rassegnazione, accomodamento o semplicemente convenienza a vivere, felici, contenti e protetti, in una gabbia. 

La libertà, lo sappiamo, è per sua natura pericolosa perché implica una triplice responsabilità. Nei confronti di stessi, degli altri e della storia. Pure le parole sono pericolose perché creano mondi. La parola recluso significa rinchiudere ma anche aprire o dischiudere. In quest’ultima accezione, allora, non rimane altro che l’opzione della rivolta. Rivoltarsi per volgersi di nuovo ai volti dimenticati, feriti e traditi lungo la strada. Questa è forse l’unica chiave da usare per aprire i cancelli.


      Mauro Armanino, Genova, ottobre 2026

sabato 3 ottobre 2026

Smisurata preghiera nella vetrina di Padre MAURO ARMANINO

  


           Smisurata preghiera nella vetrina

Piazza Banchi si trova adiacente a Caricamento. Nata come scalo commerciale accanto al porto di Genova, prese questo nome per la presenza dei banchi di legno dei cambiavalute e dei notai sistemati sotto i portici dei palazzi. Dal fallimento di questi banchi e dalla rottura fisica del tavolo, il banco rotto, deriva il termine bancarotta, parola che bene esprime lo spirito del nostro tempo inquieto.

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
 china e distante sugli elementi del disastro
       dalle cose che accadono al di sopra delle parole
         celebrative del nulla

Dietro la chiesa di san Pietro in Banchi che poggia, forse non casualmente, su negozi e chiosco dei fiori, si trova uno dei centri di ascolto della Caritas. Ogni mattina passano un centinaio di persone per consumare una sobria colazione offerta dal servizio. Accanto alla porta d’ingresso della sala di accoglienza e di incontri, aperti a tutti, ha sede uno spazio espositivo. ‘Impronta D‘acciuga’, c’è scritto.

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso 
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
   che lascia le infinite battaglie
 al calar della sera
  la maggioranza sta

Sulla vetrina ci sono due dipinti che rappresentano acciughe. Quello di sinistra cita una strofa di poesia scritta a due mani con Ivano Fossati e cantata da Fabrizio de André nel 1996. ‘Smisurata preghiera’ si legge sul dipinto nel quale un’acciuga naviga in senso contrario rispetto alle altre. Tutto si rigenera e prende altre direzioni, fondali che si trasformano in arredi.

Per chi viaggia in direzione
ostinata e contraria
 col suo marchio speciale
di speciale disperazione
   e tra il vomito dei respinti
muove gli ultimi passi

L’acciuga posta in una direzione ostinata e contraria insinua le innumerevoli e spesso nascoste, quotidiane resistenze al sistema imperante. I’ No’ feriali ed eretici che sfidano le narrazioni dominanti e nuotano, coscientemente, controcorrente. L’editoriale di ‘Volere la luna’ afferma che la democrazia non è stata inventata per essere democratica… Bisogna costringerla. Ecco perché domani, a Genova, ci sarà un’assemblea per dire ai guerrafondai della logistica che ‘non di sole armi vivono i porti’ ma di parole che dissentono e disertano.

                          Coltivando tranquilla
                             l'orribile varietà
                         delle proprie superbie
                           la maggioranza sta
                          come una malattia
                           come una sfortuna
                           come un'anestesia
                          come un'abitudine


 Mauro Armanino, Genova, ottobre 2026



Ascoltare prima di iniziare - Pensieri del passero solitario - Ordine secolare carmelitano


 


             «I bambini arrivarono nel santuario un po’ prima della messa, fieri di essere i primi, con gli zaini che si muovevano ancora. Il catechista li fece sedere e disse con calma: “Prima di iniziare, restiamo qui insieme”.

            Non sapevano che c’erano i vespri, e li trovarono già iniziati, come un dono che non avevano previsto. La voce del salmo riempiva la chiesa con un ritmo semplice, che non chiedeva di capire, solo di ascoltare.

            I bambini si fermarono subito: qualcuno guardava le candele, qualcuno seguiva le parole, qualcuno teneva le mani sul banco. In quella quiete sembravano più raccolti, come quando il cuore si mette in ordine da solo.

           Il catechista pensò che era il modo giusto per affidare l’anno a Maria: cominciare ascoltando. La settimana dopo, un bambino disse: “Mi è piaciuto arrivare e trovare quella preghiera”.

            Il catechista rispose: “La Parola di Dio, anche solo ascoltata, entra nel cuore e lo fa crescere”. I

l bambino fece un sorriso limpido, come quando una cosa buona ti rimane dentro senza rumore».

«Chi sa fermarsi ad ascoltare Dio prima di agire,

permette alla grazia di mettere in ordine il cuore senza fare rumore».


-----------------------------------------------------------------------------------


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 39):

«[Maria] sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola».


----------------------------------------------------------------------------------


«Lasciati fare da Me.

Il segreto dell'anima semplice è di non opporre resistenza,

 ma di accogliere la mia voce come la rugiada

che scende sul prato nel silenzio del mattino»..»

 (Gabrielle Bossis - Lui e Io - Diario intimo di una mistica del novecento)