AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
Alla destra della home-page, potrete sfogliare:
IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
Basta cliccare sulla copertina, e si aprirà il libro digitale
Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

mercoledì 26 giugno 2013

LA GEOMETRIA DELLE CUSPIDI



La geometria delle cuspidi
dei portali, delle alte facciate
questa armonia esibita
senza misura
questa bellezza non trattenuta
nel gioco delle ombre
proiettate quando è il tramonto
e viene voglia di sentirsi soli
in un mondo gioioso
quando il vento agita troppo
i capelli ed i pensieri
e non c’è più limite
che separi dubbi da certezze
e all’improvviso ti rendi conto
che più del suono di parole
vale il silenzio,
starsene immobili
attendendo un segno,
trattenendo il fiato
come quando ci sorprende
sull’orlo del sonno
il cigolio di una porta

(Mauro Corona - 03/05/2013 Firenze)

lunedì 24 giugno 2013

LA PIA CAPPELLA DEI BANCHIERI E DEI MERCANTI - TORINO


La Cappella dei Mercanti di Torino è situata nel centro storico della città, in quella limitata area denominata “quadrilatero romano” che fu il primo insediamento urbanistico torinese.
Si trova al numero 25 di via Garibaldi, l’antica Contrada di Dora Grossa, che fu la via principale di tutte le epoche del passato, il decumano pulsante di vita e di ogni attività commerciale.
La Cappella oltre che tempio di Fede cristiana, è una mirabile galleria di opere d’arte barocche e, come tale, fu dichiarata Monumento Nazionale dal Governo italiano con Regio decreto legge del 7 ottobre 1910.
La Congregazione dei Banchieri e del Mercanti

La Cappella appartiene alla Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino che ne cura con diligenza la conservazione, il restauro continuo e provvede anche a divulgarne la conoscenza accogliendo e guidando i visitatori sempre più numerosi.
Tale Congregazione è stata fondata nel 1663 da un gruppo di Mercanti e Banchieri di Torino, in analogia all’operato di altre associazioni composte dagli appartenenti a categorie lavorative e professionali della città. Furono particolarmente fiorenti le Confraternite dei muratori, degli avvocati, dei minusieri, degli stampatori, etc.
La classe dei “mercanti” (che comprendeva anche i banchieri quali mercanti della merce “danaro”) era una delle 22 “università” e professioni conosciute dalle regie Costituzioni e la sua Congregazione, nel periodo susseguente alla diffusione del protestantesimo in Europa, fu tra le più attive nel risveglio per una nuova vita cristiana, ed operò con efficacia in difesa della Fede dei padri.
Scopo primario dei Confratelli era quindi quello religioso; essi si ritrovavano in Cappella per soddisfare il precetto festivo, per partecipare a processioni ed altre pie funzioni e, in questa loro veste, fruivano di vari benefici spirituali quali indulgenze, suffragi, etc.
Accanto a questi privilegi per l’anima, gli associati avevano la possibilità di notevoli vantaggi materiali, come l’assistenza in caso di malattia, di mutuo soccorso nell’eventualità di disgrazie: familiari o disavventure commerciali.
L’incontro domenicale costituiva poi un’occasione per scambio di informazioni sui mercati o addirittura per intessere trattative o stipulare contratti.
A differenza di altre Congregazioni consorelle oramai scomparse, quella dei Banchieri e Mercanti è tutt’ora viva e vitale, pur con i dovuti adeguamenti alle mutate condizioni di vita. Oggi possono richiedere l’iscrizione persone di buona volontà, di ambo i sessi, anche se estranee all’attività commerciale.

La Cappella
La Cappella è inserita nel fabbricato che in passato fu Collegio dei Gesuiti e di cui il Duca Emanuele Filiberto, gran protettore dell’Ordine, pose la prima pietra il 24 aprile 1577. Essa aveva accesso direttamente dalla strada, di Dora Grossa, attraverso il portone di pregevole fattura, ancora esistente al centro della parete di fondo. Fu poi con l’editto del Re Carlo Emanuele II del 1730, che stabiliva le norme per il “rettilineamento et abbellimento di Contrada di Dora Grossa”, allora dall’andamento tortuoso ed a portici bassi, che il fronte del palazzo dovette essere demolito e riedificato con l’avanzamento della facciata, Per accedere alla Cappella fu costruito, su disegno del celebre architetto Bernardo Vittone, l’elegante atrio che si diparte dal portico detto “Degli antichi chiostri”.
Il visitatore che si affaccia alla Cappella, è accolto da un’esplosione di colori e rimane colpito dallo sfarzo tipico del barocco piemontese della fine ‘600.
L’allestimento di questo locale, ceduto alla Congregazione della Compagnia di Gesù affinché fosse trasformato in Cappella, iniziò infatti nel 1692 ed in meno di 20 anni fu portato a termine, nonostante le difficoltà  in cui venne a trovarsi Torino per la lunga guerra e l’assedio da parte delle truppe francesi.
Ne consegue quella che è la caratteristica più peculiare della Cappella e cioè l’unità di stile delle sue opere d’arte a dimostrazione della linearità con cui venne realizzato il progetto complessivo, secondo lo studio dell’architetto Padre Agostino Provana.
La “Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti” di Torino venne istituita nel 1662 presso la chiesa della Compagnia di Gesù della città, i Santi Martiri, e venne ufficialmente riconosciuta da papa Alessandro VII nel 1663. Inizialmente l’associazione stabilì la sua sede in un piccolo oratorio che nel 1692 fu sostituito dall’attuale ampia Cappella, grazie al diretto interessamento di padre Agostino Provana (1641-1726), che riuscì a coinvolgere nell’impresa il grande pittore Andrea Pozzo (1642-1709), e alla guida dell’ingegnere civile e militare Michelangelo Garove (1648-1713). Nel 1694 padre Provana chiamò da Milano il pittore Stefano Maria Legnani (detto il Legnanino, 1661-1713) per affrescare le volte con temi incentrati sulla “Storia della Salvezza” tratti dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’artista terminò il suo lavoro con l’aiuto del fratello Tommaso e dei quadraturisti Giovanni Battista e Girolamo Grandi, a spese dei Gesuiti, nel dicembre del 1695. 
Nei due decenni successivi le pareti della Cappella vennero progressivamente ornate con dodici grandi quadri ispirati al tema dell’Epifania. I primi dipinti vennero registrati nel 1694, l’ultimo nel 1712: sono opera di artisti come Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (attribuito, ora in Sacrestia), Andrea Pozzo, Sebastiano Taricco, Luigi Vannier, Stefano Maria Legnani e Niccolò Carlone.
Nel corso del Settecento i confratelli si preoccuparono di adeguare le originarie suppellettili della cappella allo splendore dell’arredo pittorico. Degni di nota a questo proposito sono i preziosi lavori di scultura di Carlo Giuseppe Plura, gli arredi lignei (i banchi, la cantoria e l’organo) e marmorei (l’altare).

Nella sacrestia della Cappella trova alloggio il calendario universale di Giovanni Plana. Nel 1831 Plana costruì questo calendario meccanico che, grazie ad un ingegnoso sistema di ruote dentate, catene e viti, è in grado di identificare un giorno qualunque dall'anno 1 fino al 4000!!! Non solo, il calendario fornisce anche informazioni riguardanti lunazioni e maree. L'opera, unica al mondo nel suo genere, è di altissimo livello ingegneristico se consideriamo tutte le difficoltà che il suo creatore ha dovuto affrontare. Le prime difficoltà sono i mesi, che vanno da 28 a 31 giorni, gli anni bisestili (per i secoli non basta dividere per 4, il 2000 è bisestile il 1900 no), la riforma gregoriana dei calendari del 1582. 
Calendario universale


Inoltre il Plana ha dovuto far fronte a problemi ben maggiori, quali il giorno che dura 23 ore 56 minuti e 4 secondi influisce sulla data di lunazioni,  il mese lunare (che fornisce informazioni sulla Pasqua) è di soli 29 giorni e mezzo circa e non coinciderà mai con i mesi solari, la diversa velocità di rotazione della Terra durante le stagioni. Tenedo conto di tutto questo egli calcolò che vi è un ciclo identico ogni 28 anni. Tutte queste informazioni sono scritte su dei rullli girevoli che nel complesso contengono oltre 40.000 dati. La complessità del calendario e la mole di dato memorizzati fa si che molti considerino questo oggetto il primo computer al mondo! Di questo avviso sono soprattutto i giapponesi che hanno tentato invano di acquistarlo.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma credo che quanto scritto finora, possa invogliare chi legge, ad andare ad ammirare questo capolavoro architettonico, artistico e,soprattutto, sacro.

Ringrazio il dottor Lorenzo Masetta, curatore della Cappella, per le informazioni ed il materiale sull'argomento. Qui sotto, alcune immagini della Cappella.



Ingresso

soffitto affrescato
altare

reliquia

Uno dei quadri
adorazione dei pastori


IL PROFESSORE E LE PALLINE (da golf)


Un professore, davanti alla sua classe, senza dire parola prende un barattolo grande e vuoto e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo, chiede agli studenti se il barattolo è pieno

Gli studenti sono d'accordo e dicono di sì.




Così il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese.



Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf.

Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di sì.

Poi il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo.

Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno.

Questa volta gli studenti rispondono con un sì unanime.

Il professore, velocemente, aggiunge due tazze di caffè al contenuto del barattolo ed effettivamente, riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.

Gli studenti si mettono a ridere in questa occasione.

Quando la risata finisce il professore dice: "Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita". 

Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l'amore; le cose che ci appassionano.

Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restasse solo quello, le nostre vite sarebbero ancora piene.

Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc.

La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. 

Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf. 

La stessa cosa succede con la vita.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. 

Ci sarà sempre tempo per pulire casa , per riparare la chiavetta dell'acqua. 

Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. 

Stabilisci le tue priorità, il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenta il caffè. 

Il professore sorride e dice: "Sono contento che tu mi faccia questa domanda. 

E' solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la tua vita, c'è sempre posto per un paio di tazze di caffè con una persona cara".

Vuoi prendere un caffè con me?


domenica 23 giugno 2013

COSA DICONO I GIORNALI...







DA  “LA STAMPA” DI TORINO 6 GIUGNO 2013-06-23
IL PREMIO “LA MOLE”

Indetta dall’Associazione Culturale Talento (Acta) con il patrocinio del Ministero per i Beni e le attività culturali, del Consiglio regionale del Piemonte e dell’assessorato alla Cultura della città di Torino, si è conclusa la XXVII edizione del premio letterario “La Mole”.
La giuria, composa da Claudio Gorlier (Presidente) Annamaria Cossu, Lorenzo Masetta, Bruno Quaranta e Roberto Tassinari, esaminate le 185 operedi poesia edita e inedita, ha emesso il seguente verdetto: per la “poesia edita”, con 45 libri pervenuti, ha vinto Giovanni Galli da Savigliano con “I canti di San Grato”, i “premi speciali della giuria” sono andati a Maria Montano (Grugliasco), Antonella Tittot (Milano), Alda Cicognani (Bologna) e Giancarlo Montalto (Torino).
Per la “poesia inedita” sezione dedicata allo scomparso Pieri Luigi Camparini, collaboratore del Premio . la vincitrice è Laura Vargiu da Cagliari con la poesia “I cieli di Gerusalemme”, seguono i novi “premi speciali della giuria”: Marco Brero (tra i più giovani) Agostino Marano (poesia alla memoria) Gavino Puggioni (tra i più anziani) Tiziana Monari, Davide R. Colacrai, Danila Oppio, Elsa Avalle, Emilia Greco Genesio, Michele Piacenza.
Tutti i premiati – e ai vincitori sarà offerto anche un rimborso in denaro – riceveranno un’artistica targa coniata per l’occasione, più un omaggio del Comune di Torino. La solenne cerimonia di premiazione avverrà giovedì 6 giugno alle ore 17,30 nella sala Viglione del Consiglio Regionale del Piemonte, in via Alfieri 15, a Torino, con intermezzi musicali del trio I nottambuli.




 
Da Corriere Savigliano

La Mole a Galli

Torino- Al cospetto di un pubblico raffinato e attento, la giuria del XXVII Premio Letterario “La Mole” 20134, in cui spiccavano i nomi di Claudio Gorlier (Presidente, esponente di massimo rilievo del panorama accademico italiano ed internazionale, critico letterario e Professore emerito di letteratura dei Paesi anglosassoni presso l’Università degli Studi di Torino, già docente nelle Università Ca’ Foscari di Venezia, Bocconi di Milano, e in diversi atenei britannici) e di Bruno Quaranta (redattore formatosi nel “Giornale” di Indro Montanelli, scrittore di successo e autorevole firma di “Tuttolibri”, il noto settimanale di letteratura, saggistica, attualità culturale de “La Stampa” ha individuato il vincitore assoluto nel saviglianese Giovanni Galli per il volume edito di liriche “Canti di San Grato” (Montedit, Melegnano 2011) già fregiatosi dei Premi “Michelangelo”, “Leandro Polverini”, “Domus artis mater”, “Calliope”, “P: Raffaele Melis” e “Alfonso Di Benedetto”.
Laura Vargiu, da Cagliari, con “I cieli di Gerusalemme”, seguita da nove finalisti: Marco Breno, Agostino Marano, Gavino Puggioni, Tiziana Monari, Davide R. Colacrai, Danila Oppio, Elsa Avalle, Emilia Greco Genesio e Michele Piacenza.
La solenne cerimonia di premiazione, impreziosita dalle toccanti letture degli attori Paola Insola ed Ettore Mingolla, accompagnati dai commenti musicali del trio classico “I notambuli”, si è tenuta nella prima serata di giovedì 6 giugno, presso il Salone d’Onore del Consiglio Regionale del Piemonte.

CONCORSO POETICO "LA MOLE" DI TORINO

Ieri abbiamo potuto finalmente ritirare la targa artistica e la motivazione del premio, riguardante la qualificazione per il concorso "La Mole" di Torino.

Il critico artistico-letterario Annamaria Cossu Criscuolo così ha scritto:

VIOLENZA
In memoria di Jyoti Singh Pandey e di tutte le donne violate e uccise da esseri spregevoli

Orribile gioco diventato cronaca, ma parlarne, se non diminuisce la pena, certo si fa denuncia sociale e doverosa. Di questo coraggioso tema si è fatto carico l'autrice che in modo essenziale riesce a comunicare disgusto e rabbia, mentre la violenza si srotoloa come un grande tappeto di sangue. Questa lirica scritta con perfetta padronanza linguistica, rappresenta un punto fermo di condanna condivisa per gridare al mondo che Singh Pandey è ancora tra noi.

Ecco la poesia premiata ex-aequo con le altre nove.


VIOLENZA
(In memoria di Jyoti Singh Pandey e di tutte le donne violate e uccise da esseri ignobili)



Hanno straziato il suo cuore
Mandandolo in frantumi
Sminuzzato in coriandoli
In mille schegge di sangue
Rappreso, ormai bluastro

Poiché il rosso è scomparso
Dentro vene di cemento

Ora indurita e ripiegata
In se stessa gelida
Statua di pietra serpentina
Di quel cuore raccoglie
Il poco che ne è rimasto

Qualche briciola dimenticata
Da ghignanti iene bavose
E famelici avvoltoi rapaci

Tutti fanno festa al banchetto
Di ciò che di lei rimane
Ubriacandosi e schiamazzando
In volgarità e insipienti lazzi

Trasformata in freddo marmo
Lacrima gocce di piombo
Lentamente spirando

 Danila Oppio

BREVE RESOCONTO CON L'EDITORE LORENZO MASETTA

Il 6 giugno scorso, avrei dovuto recarmi a Torino, per ricevere il premio del Concorso poetico La Mole, organizzato dall’Associazione Culturale Talento, ideata dal dottor Lorenzo Masetta. Con l’occasione, avrei anche ritirato la targa artistica vinta dal poeta sardo Gavino Puggioni, poiché entrambe le nostre poesie si sono classificate tra le 10 finaliste e, a parte la vincitrice Laura Vargiu, con la sua splendida poesia “I cieli di Gerusalemme” le altre nove sono state premiate ex-aequo.
Ero già in viaggio, quando purtroppo i treni per e da Torino sono stati soppressi a causa di un luttuoso incidente: un disperato ha deciso di gettarsi sotto un convoglio che viaggiava nei pressi di Trecate. Con grande dispiacere, dovetti rinunciare al breve viaggio e rientrare a casa, dopo oltre due ore di attesa alla stazione di Rho Fiera.
Il dottor Masetta mi ha offerto la sua disponibilità, davvero con squisita gentilezza, di donarmi le targhe e i premi del concorso, fissandomi un successivo appuntamento per il 22 giugno, ovvero ieri pomeriggio, presso la Pia Cappella dei Mercanti e dei Banchieri, che si trova in via Garibaldi, 25 a Torino. Un luogo splendido, la Cappella in puro stile barocco, del 1600, conserva affreschi e quadri di ottima fattura e di grande valore, ma di questo parlerò più dettagliatamente in un prossimo articolo.
Sono così entrata in possesso delle targhe artistiche e delle copie di un libro edito dalla Casa Editrice Einaudi, dal titolo “La storia di Torino”.
Insieme ai premi, il dottor Masetta  mi ha consegnato le due motivazioni del premio, e le fotocopie dei trafiletti pubblicati su La Stampa e su Corriere Savigliano, relativi al concorso ed ai vincitori dello stesso. Il dottor Masetta ha aggiunto copia della sua rivista Talento, edita da Lorenzo Editore, ovvero dalla sua casa editrice, e devo ammettere che più che di una rivista, si tratta di un vero e proprio libro a tema, nel caso particolare, dal titolo La Montagna. Nella prossima edizione, che parlerà del mare, l’editore mi ha assicurato che pubblicherà la mia poesia premiata, titolata Violenza.
Colgo l’occasione di ringraziare nuovamente l’editore, per la cortesia usatami e per la gentile accoglienza nella Cappella della quale è il curatore.

Danila Oppio


I MARTIRI DI ROCHEFORT

Il Santo della settimana
I Martiri di Rochefort
Durante la Rivoluzione Francese fra il 1794 e il 1795 furono concentrati nella rada di Rochefort ottocentoventinove fra sacerdoti diocesani e religiosi di vari Ordini. Vecchie navi ancorate nella rada dove la Charente si getta in mare nei pressi di La Rochelle furono la loro prigione in attesa del trasferimento ai lavori forzati nella Guyana Francese o in Africa. Sulla Deux-Associés e la Washington fra l'11 aprile 1794 e il 7 febbraio 1795 morirono cinquecentoquarantasette prigionieri, vittime di terribili maltrattamenti e brutali vessazioni per aver rifiutato il giuramento della Costituzione civile del Clero imposto dall'Assemblea Costituente  che voleva creare una chiesa nazionale francese. La loro colpa era quella di mantenersi fedeli alla Chiesa e al Papa, un atteggiamento imperdonabile per le guide e le menti "illuminate" dei rivoluzionari. I prigionieri erano ammassati come animali sulle navi. La Deux-Associés era una nave negriera trasformata in prigione. Alla data del 12 febbraio 1795 rimanevano duecentottantadue sopravvissuti che potevano ritornare in famiglia in penose condizioni con la proibizione di esercitare il ministero sacerdotale. Alcuni di loro raccontarono gli esempi eroici dei compagni deceduti in prigionia. Sulla Deux-Associés  nel 1794 morirono tra le altre vittime dello sterminio p. Giovanni Battista Duverneuille (Limoges  1759) e p. Michele Luigi Brulard (Chartres 1758) che furono sepolti nell'isola di Aix. Ai carcerieri era stato dato l'ordine di farli morire lentamente di stenti. Un testimone scrisse a proposito di p. Brulard che nessuno avrebbe potuto credere che un corpo vivo potesse giungere a tal punto di incredibile magrezza. Con la fine d'agosto del 1794 a bordo della Deux-Associés scoppiò la peste e i prigionieri furono sbarcati nella vicina isola di Madame e alloggiati in tende esposti a tutte le intemperie. Qui il 10 settembre  morì p. Giacomo Gagnot (Frolois 1753) qualificato come "fanatico pericoloso". I tre, Carmelitani Scalzi, sopportarono, senza cedere, minacce, ingiurie, brutalità, fame e malattie. Con la loro morte diedero una grande testimonianza cristiana di fedeltà alla loro vocazione, alla Chiesa e a Cristo usando compassione verso tutti e perdonando i prepotenti e vili aguzzini, come si può comprendere leggendo il testo dei Propositi formulati con tutti i prigionieri che si confortavano e si assistevano a vicenda nella prigionia: non preoccuparsi con inutili inquietudini per la rimessa in libertà, meditare durante la detenzione sugli anni passati facendo santi propositi per il futuro e mantenendo un animo sereno senza  mostrare alcuna afflizione per la perdita dei loro beni e alcun risentimento contro chi se ne era impossessato. Umilmente si proponevano di parlar poco delle gravi sofferenze subite conservando la stessa carità verso coloro la cui opinione religiosa fosse diversa, miti e caritatevoli  verso i persecutori.


Roberto Arioli

martedì 18 giugno 2013

SANTA TERESA A TORRE ANNUNZIATA


Festeggiamenti in grande, a Torre Annunziata! Le predicazioni sono tenute da Padre Nicola Galeno, ma il fatto che mi ha maggiormente colpito, è la grande partecipazione non solo dei Carmelitani, ma anche del clero napoletano della città di Torre Annunziata, dell'Ordine Francescano Secolare, e di tutti gli intrattenimenti davvero interessanti, per finire con i fuochi d'artificio, a conclusione dei festeggiamenti.

domenica 16 giugno 2013

LE AVVENTURE - DISAVVENTURE DI ANGIE

Mi sono fatta male, inciampando nel marciapiede sconnesso, tipico di tutte le nostre strade, e, per non cadere, mi sono appoggiata d'istinto e di botto su un palo di metallo che nasceva dall'asfalto: la mano destra si è piegata all'indietro e mi sono fatta un male cagnone. Tornavo, erano le 11 di sera, da una conferenza dove si commemorava Don Puglisi, il sacerdote caduto in Sicilia sotto la botta della mafia. Era il 16 maggio.
Solo il giorno dopo sono andata al Pronto Soccorso, dopo aver valutato il male, il livido e il gonfiore alla mano, non mi piace precipitarmi a dire che ho la bua, penso che hanno casi più gravi di cui prendersi cura. E quella notte l'ho passata sveglia, mettendo il ghiaccio.
Dopo la lastra, per 17 giorni ho portato il cartongesso che mi imprigionava avambraccio, polso, mano e dito pollice, per sospetta frattura dello scafoide. La successiva risonanza magnetica, che ho fatto a pagamento per non dover aspettare due mesi, ha rivelato una contusione alla base del radio e dell'ulna e di conseguenza ecco il tutore per 4-6 settimane. Ma col pollice libero! E qui è cominciata la mia rinascita.
Questa è la piccola storia.

Sì, ecco, mi vorreste tutti in perfetta forma, se sono giù di forma c'è chi si mette semplicemente a piangere (i più deboli e più sensibili), c'è chi pensa a un mio tradimento 'Come, contavamo su di te! per questo e per quello e anche per tirarci su di morale!' (gli opportunisti). Cosa debbo dire a questi, che comunque sono amici e li amo: " Guardate che non sarò sempre in perfetta forma. Cominciate a farci un conto". E poi perché debbo dire loro qualcosa? Ma che si arrangino! I primi piangano nel silenzio della loro casa e i secondi si cerchino qualcun altro che sta sulla breccia (io, a furia di starci, ho preso anche Porta Pia, ma che fatica ragazzi! e poi è stato davvero molto tempo fa!).
Ecco, scriverti questo mi ha fatto scoppiare a ridere e sono tornata di buonumore.



E poi, per fortuna, ci sono anche gli amici pratici (in politica li chiamerebbero 'pragmatici'), quelli che vedono le tue difficoltà e ti lavano i piatti, che stirano i tuoi panni e provano a aiutarti a far da mangiare (il che non è semplice, sono un cuoco difficile).
Jamila i primi tempi del mio polso fuori uso pensava perfino di prepararmi enne macchinette del caffè così io non dovevo sforzarlo a chiuderle e facevo più facilmente colazione. Marjana ha tagliato panini e spalmato stracchino. Lana e Tania mi hanno aperto bottiglie d'acqua e succoni di frutta. E Arturo, che è praticamente astemio, ha imparato a aprirmi le bottiglie di vino. Poi ho incominciato a far cuocere a Jamila le uova sode che poi io riuscivo a pulire dalla buccia e a tagliare con la sinistra usando il tagliauovo e a fare tartine per sovrapposizione di ingredienti. Ecco, le tartine mi hanno aiutato e, quando, dopo 17 giorni, mi hanno tolto il cartongesso che mi impediva l'uso del pollice della mano destra, è stato un nuovo principio: ideavo piatti che potevo fare semplicemente organizzando un aiuto amico. Così Tania ha tagliato le verdure del soffritto, cipolla carota e zucchine e poi da sola ho preparato un risotto mantecato a sinistra (e un po' di aiuto della destra) col parmigiano.
Così è stato per il recentissimo patè di formaggio: ho montato (con molta fatica con la sinistra) mezzo chilo di robiola con forma grattugiata, pepe e olive comprate già a rondelle. E, quando è arrivata Tania, le ho chiesto di affettarmi un piccolo peperone crudo a dadini piccoli: Tania è cuoca in un ristorante, è impressionante come taglia la verdura senza guardare, sono fortunata. Poi ha finito di mescolare il patè con l'aggiunta del peperone tritato e l'ha disposto nello stampo da plum cake: in frigo e il giorno dopo era divino (con l'avanzo ci ho fatto oggi delle tartine guarnite di uovo sodo e pomodoro).
In quanto allo scrivere, mi sono arrangiata da sola, tanto ci sono abituata e la mia mano sinistra ha fatto miracoli lenti ma li ha fatti.
       Già, perchè io scrivo a penna su quaderni a quadretti piccoli. Il mouse e il pc mi servono solo per le email o per ricopiare le mie storie finite. Infatti, per la mia fisiatra, sono un'antiquaria.

Angela Fabbri
15 giugno 2013

EVANGELIUM VITAE

In rete ho trovato questo "discorso" che all'apparenza non fa una grinza...ma...ho creduto bene rispondere secondo il mio punto di vista.

Evangelium Vitae. Lottare a favore dell’embrione non costa nulla, lottare a favore dei bambini ha un costo



di Renato Pierri. Oggi è la Giornata dell’Evangelium Vitae. Così, Giovanni Paolo II intitolò la sua enciclica contro l’aborto e l’eutanasia: Evangelium Vitae. Rino Fisichella ha ricordato le parole di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita”, imbrogliando, senza rendersene conto, credenti e non credenti. Gesù, infatti, parlava della vita escatologica, della salvezza, della vita eterna. L’aborto non impedisce all’anima, qualora l’embrione l’avesse, di avere la vita eterna. Giovanni Paolo II, infatti, dopo aver detto con sconcertante disinvoltura alle donne “colpevoli” d’aborto, d’essere omicide al pari di Caino, le consolava così: “Apritevi con fiducia al pentimento…Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore” (cf Evangelium vitae, n.99). E’ il caso di ricordare che all’origine dell’omicidio di Caino c’erano la gelosia, l’ira, l’odio profondo, sentimenti che non possono essere all’origine dell’aborto e dell’eutanasia. Io però capisco gli uomini della Chiesa che non hanno un pensiero autonomo e non fanno altro che ripetere ciò che è stato loro insegnato da altri uomini della Chiesa, capisco anche i credenti che si affidano ciecamente alla Chiesa, non capisco invece molti che, magari anche non credenti, lottano strenuamente (forse troppo) per la difesa dei diritti dell’embrione e non mostrano altrettanto zelo nell’adoperarsi a favore dei diritti dei bambini. La spiegazione forse è che quest’ultima causa ha dei costi, giacché occorre mettersi contro i potenti, contro le multinazionali, e personalmente dovrebbe spingere a rinunciare al superfluo. La prima causa non costa nulla e forse dà l’illusione agli ipocriti di togliersi qualche peso sulla coscienza.

Featured image, un papiro originale del Vangelo ai Corinti

Direi che si tratta di filosofia spicciola. L’embrione, una volta formatosi nel grembo materno, è già un futuro uomo o donna. Come un seme, se gettato via, non darà mai la pianta.
Ma la vita umana ha sicuramente più valore di un vegetale. E se si dà il via agli aborti, seppur a volte presi in considerazione per svariate ragioni (gravidanza in atto per violenze subite, l’impossibilità economica di poter mantenere un figlio, una grave malformazione del feto..) poi l’azione diventa conclamata. E la coscienza di un gesto contro la vita, diventa incoscienza.
Ma anche davanti ad un frutto di violenza, si può sempre mettere al mondo quell’essere umano, che colpa alcuna non ha, se è stato concepito a causa di uno stupro. E si può portare a termine una gravidanza, pur sapendo che il nascituro non ha speranza di vita. Questo è successo a mia figlia che, quando ha saputo del grave problema di Iacopo, ha deciso di non dar retta ai medici che le suggerivano un aborto terapeutico. Il bimbo dentro di lei si muoveva, dava evidenti segni di vita, e fintanto che stava nel suo grembo, era suo figlio che viveva in lei. Allo scadere dei nove mesi lo ha messo al mondo, con taglio cesareo per non farlo soffrire durante il parto, e ha potuto tenerlo in braccio per circa un’ora, farlo battezzare e dargli degna sepoltura, come un essere umano con gli stessi diritti di ognuno di noi. Se avesse abortito, il feto sarebbe finito nell’inceneritore dell’ospedale: una “cosa” da buttar via. Il piccolo Iacopo riposa nel cimitero degli Angeli, e noi possiamo ricordarlo come un bimbo che è nato ed è vissuto, anche se per un breve istante. Per quanto riguarda la povertà che impedisce di accudire ad un figlio, ci sono tante istituzioni che aiutano le madri in difficoltà, ed io personalmente ne conosco diverse.
La Chiesa non fa altro che difendere la vita ad oltranza, perché se solo cedesse in qualcosa, dimostrerebbe di aver poco rispetto per la vita, per ogni essere vivente, dagli albori della sua formazione, fino alla vecchiaia. Qui non si tratta di intortare i fedeli, poiché non si tratta di indottrinamento, ma di coscienza. E la coscienza ce l’ha anche chi non pratica nessuna religione. Certo che il feto o l’embrione abortito ha vita eterna, è però chi uccide- perché l’aborto, come l’eutanasia, è privare del diritto alla vita un altro essere come noi – ad ottenere la morte della sua coscienza, della sua anima che si è macchiata di una grave colpa.
Per quanto riguarda i diritti dei bambini, ma anche degli uomini adulti, e degli anziani, purtroppo è vero, la nostra società così detta “civile” spesso si comporta incivilmente. Questo perché si è perso il rispetto per l’altro, oltre che per l’Altro, e ogni insegnamento religioso, o semplicemente etico, è stato reso carta da macero. Così i padri e le madri uccidono i figli, spesso tanto piccoli da non poter difendersi: li gettano dalla finestra, dentro un gabinetto pubblico, nei cassonetti, o cercano di annegarli nel lavandino, come è appena accaduto a Milano. Per fortuna quel bimbo si è salvato, portato in ospedale già asfittico e cianotico. Ed ha solo 7 mesi. Poi, si dimenticano in auto, come fossero uno zainetto, e si trovano morti per disidratazione. Mi fa male scrivere questo, la crudeltà e l’indifferenza regnano sovrane, poiché proprio coloro che dovrebbero prendersi cura delle loro creature, il bene più prezioso del mondo, sono le prime a procurare loro sofferenza e morte. Così avviene anche con l’aborto, in cui il feto viene smembrato ancora in vita, tagliato a pezzi, come se la sofferenza non dovesse toccarlo. Terribile! E vogliamo essere chiamati uomini, uomini intelligenti? Siamo peggio delle bestie, talvolta. Aggiungiamo le guerre, le carestie, e la grande indifferenza che non ci fa guardare oltre i nostri occhi, ripiegati come siamo in noi stessi, e abbiamo fatto il pieno di disumanità.
Da Rosebud- Critica - Scrittura - giornalismo online
Commento di Danila Oppio
Ed ecco una risposta:
La gentile signora, introduce il suo commento con un giudizio che andrebbe dimostrato. Ma lasciamo perdere. Ed ovviamente fa della filosofia profonda, importante: “L’embrione, una volta formatosi nel grembo materno, è già un futuro uomo o donna. Come un seme, se gettato via, non darà mai la pianta”. Mai sentito prima. In realtà, molti embrioni non hanno un futuro certo di uomo e di donna. E continua con la filosofia profonda: “E se si dà il via agli aborti, seppur a volte necessari per svariate ragioni (gravidanza in atto per violenze subite, l’impossibilità economica di poter mantenere un figlio, una grave malformazione del feto..) poi l’azione diventa conclamata”. Chi è che vuole dare “il via agli aborti”? Semplicemente non si vuole mandare in galera chi abortisce, e non si vuole chiamarlo assassino. Oppure qualcuno ha nostalgia del prezzemolo e dei cucchiai d’oro? La legge 194 non ha lo scopo di accrescere il numero degli aborti, è ovvio che la cosa migliore è la prevenzione, evitare per quanto possibile gravidanze indesiderate. E’ semplicemente la scelta del male minore. Poi la signora parla del triste episodio accaduto alla figlia, la quale ha voluto che il bambino nascesse, senza chiedersi se il bambino volesse nascere per morire poco dopo, magari soffrendo. C’è chi la pensa come la figlia della signora, e c’è chi pensa il contrario. Nel caso di uno stupro, vogliamo continuare la violenza sulla donna (alle volte bambina), costringendola con la forza a portare avanti la gravidanza per nove mesi, costringendola a mettere al mondo un bambino non desiderato? A violenza, aggiungiamo violenza? Dio mio, sto facendo filosofia spicciola?
Francesca Ribeiro
E la mia risposta, dopo di che, meglio chiudere il dialogo con certe persone tanto ciniche.
Posso trovarmi d’accordo su alcune sue affermazioni. ma il suo “malvagio” commento sulla scelta di mia figlia, di voler far vivere per qualche mese ancora il suo bambino dentro di lei, perché dava segni di vita, si muoveva e, non ultimo, la speranza di un errore clinico, e che il bimbo avesse qualche possibilità di sopravvivere, è una scelta da non criticare. Resta il fatto che il piccolo ha il suo riposo nel cimitero, che è stato ed è UN ESSERE UMANO e trattato come tale, mentre se avesse abortito, sarebbe stato considerato alla stregua di un insieme di cellule, e gettato nell’inceneritore. Bene, la dignità umana sta anche in questa scelta. Ed il buon gusto, il rispetto delle altrui scelte, non consente di esprimere commenti tanto cinici. Ovvio che poi ognuno la pensa come vuole, in un discorso generale, ma nel fatto particolare, il silenzio sarebbe stato gradito. Mia figlia è rispettata e ammirata, per quanto ha fatto. Forse io non avrei avuto il suo coraggio.
Danila Oppio




venerdì 14 giugno 2013

COMMUNICATIONES CARMELITANI SCALZI









CRONACHE DALL'ARCHIVIO GENERALE
Una grammatica cinese
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ROMA - ITALIA (14-06-2013).- Un'altra perla o tesoro che custodisce l'Archivio Generale OCD è una piccola grammatica cinese. Essa contiene le regole grammaticali del cinese e dell'italiano, incluso un piccolo dizionario di entrambe le lingue. La cosa più curiosa è che questo libro annota, con caratteri scritti in alfabeto italiano, la forma con cui pronunciare il cinese.   

P. ÓSCAR I. APARICIO, ARCHIVISTA GENERALE OCD | ROMA - ITALIA (14-06-2013).- Un'altra perla o tesoro che custodisce l'Archivio Generale OCD è una piccola grammatica cinese. Essa contiene le regole grammaticali del cinese e dell'italiano, incluso un piccolo dizionario di entrambe le lingue. La cosa più curiosa è che questo libro annota, con caratteri scritti in alfabeto italiano, la forma con cui pronunciare il cinese. Racchiude anche testi in cinese della dottrina cristiana. Sicuramente si tratta di un piccolo libro utilizzato per evangelizzare la Cina. La sua schedatura è AGOCD, Sezione A, cartella 291 / l. I Carmelitani Scalzi furono inviati in Cina da Papa Clemente XI il 29 novembre 1719. Essi facevano parte della comitiva del nuovo Legato pontificio Mons. Mezzabarba. I due primi Carmelitani Scalzi si chiamavano P. Rinaldo di San Giuseppe (Malpeli, 1685 -1760) che in seguito diventerà Preposito Generale (1749 -1755), ed il P. Wolfango della Natività (Thumsecher, 1693-1772). L'autore della grammatica cinese è P. José Maria di San Teresa (Pruggmayr, 1713 -1791). Passò quasi tutta la sua vita sacerdotale evangelizzando il paese cinese. Arrivò ad essere maestro di musica europea presso la corte dell'Imperatore cinese. Stette quasi cinquanta anni della sua vita in Cina, dal 1745 in cui arrivò da Macao fino all'anno della sua morte avvenuta a Pechino nel 1791. In Hay Tien, vicino a Pechino, costruì una chiesa. Nel 1773 venne nominato Delegato del Vescovo a Pechino sede vacante con facoltà di cresimare. Nel 1775 fu nominato Vicario Episcopale della Diocesi di Pechino. Morì in Cina il 30 ottobre di 1791, dopo una vita tutta dedicata a questo paese orientale. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Chala, vicino a Pechino. Queste semplici annotazioni possono essere utili per conoscere la presenza del Carmelo Scalzo nel secolo XVIII nel paese cinese; in un certo qual modo i nostri confratelli si possono considerare come i continuatori della missione iniziata dal famoso gesuita italiano Matteo Ricci.
BEATIFICAZIONE
Undici martiri del Carmelo Teresiano saranno beatificati il 13 ottobre
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BARCELLONA-SPAGNA (14-06-2013).- Nel contesto dell'Anno della Fede, si sta preparando la cerimonia della beatificazione di più di 500 martiri del secolo XX in Spagna. La celebrazione avrà luogo il prossimo 13 ottobre a Tarragona, l'arcidiocesi dove morirono molti di questi testimoni della fede, tra cui il Vescovo ausiliare, Mons. Manuel Borràs.   

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P. PERE MARTORELL | BARCELLONA-SPAGNA (14-06-2013).- Nel contesto dell'Anno della Fede, si sta preparando la cerimonia della beatificazione di più di 500 martiri del secolo XX in Spagna. La celebrazione avrà luogo il prossimo 13 ottobre a Tarragona, l'arcidiocesi dove morirono molti di questi testimoni della fede, tra cui il Vescovo ausiliare, Mons. Manuel Borràs. Tra i martiri che saranno beatificati ci sono vescovi, sacerdoti e laici, ma soprattutto religiosi. Di questi, undici sono Carmelitani scalzi che morirono a Tarragona e a Lleida tra il luglio e il novembre del 1936 in diverse circostanze agli inizi della guerra civile spagnola. Uno di essi faceva parte della Provincia di Aragona-Valencia, mentre i rimanenti erano della Provincia di Catalogna-Baleari, benché due provenissero dalla Provincia di Navarra. La maggior parte di loro apparteneva alle comunità di Tarragona e di Lleida, dove si stava costruendo il santuario di Santa Teresa di Gesù Bambino. I nuovi beati si uniscono ai quattordici Carmelitani scalzi martiri in Catalogna che furono beatificati a Roma nel 2007. Al gruppo di martiri che saranno beatificati ad ottobre ci sono da aggiungere anche i quattro Fratelli Carmelitani dell'Insegnamento, congregazione fondata nel XIX secolo dal beato Francesco Palau, carmelitano scalzo catalano, ed oggi estinta, che furono uccisi a Tarragona. Le poche e dirette testimonianze che sono state conservate sulla detenzione, il tempo di prigionia e sulla morte dei martiri sono concordi nel sottolineare il coraggio e la fedeltà dei nostri fratelli davanti a circostanze assai drammatiche. Senza dubbio la fine della loro vita fu la prova che avevano vissuto con pienezza la vocazione cristiana e carmelitana. (I dati biografici dei martiri si possono consultare in www.carmelcat.cat/martirs).
CONSACRAZIONE
Più di 20.000 persone hanno assistito alla consacrazione di una nuova chiesa nella provincia di Andhra Pradesh (India)
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INDIA (14-06-2013).- La Provincia carmelitana di Andhra Pradesh, che è la Provincia più giovane dell'Ordine, ha ultimato una grande chiesa in onore della Beata Vergine, Regina del Carmelo, a Palvoncha nella diocesi di Khammam. È una chiesa parrocchiale dove abitualmente accorrono migliaia di persone a pregare la Madonna. La costruzione della chiesa ha avuto inizio nel 1999.   

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INDIA (14-06-2013).- La Provincia carmelitana di Andhra Pradesh, che è la Provincia più giovane dell'Ordine, ha ultimato una grande chiesa in onore della Beata Vergine, Regina del Carmelo, a Palvoncha nella diocesi di Khammam. È una chiesa parrocchiale dove abitualmente accorrono migliaia di persone a pregare la Madonna. La costruzione della chiesa ha avuto inizio nel 1999. Tuttavia, per mancanza di fondi, la costruzione fu sospesa per 8 anni. Più tardi, nel 2009, le opere di costruzione sono state riprese ed in soli tre anni e mezzo sono state anche ultimate. Questa è, senza dubbio, la più bella chiesa dell’intero stato di Andhra Pradesh. Lo scorso 8 giugno la monumentale chiesa è stata consacrata dall'Arcivescovo di Hyderabad, Mons. Thummabala, e dall’Arcivescovo di Visakhapatnam, Mons. Prakash Mallavarapu insieme ad altri 6 vescovi di Andhra Pradesh. Hanno partecipato tutti i Provinciali Carmelitani dell'India, i Superiori Maggiori di altre congregazioni, duecento sacerdoti e duecento religiosi e circa 20.000 persone di tutte le classi sociali. Il Provinciale, P. Gorantla Johannes, ha poi inaugurato la Chiesa. I Carmelitani sono sempre stati promotori della devozione mariana in questa regione di missione. La nuova chiesa è tutta carmelitana, adornata con simboli e statue in onore della Vergine del Carmelo, di Santa Teresa d’Avila, di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa di Lisieux. L'interno della chiesa assomiglia a quello delle basiliche romane. Durante la Messa è stata data lettura della benedizione apostolica del Santo Padre, del messaggio del Nunzio e di quello del Padre Generale dell'Ordine.


V CENTENARIO
Selezione di brani per la lettura continuata dei testi di Santa Teresa di Gesù
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AVILA-SPAGNA (14-06-2013).- Cari fratelli e sorelle nel Carmelo, La lettura di Santa Teresa – uno dei principali intenti del Carmelo in vista del V° Centenario della sua nascita – è sempre più fonte di rivitalizzazione e di aiuto per scoprire in profondità la ricchezza della sua spiritualità.   
 
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P. ANTONIO GONZÁLEZ, SEGRETARIO GENERALE DEL V CENTENARIO DELLA NASCITA DI SANTA TERESA | AVILA-SPAGNA (14-06-2013).- Cari fratelli e sorelle nel Carmelo, La lettura di Santa Teresa – uno dei principali intenti del Carmelo in vista del V° Centenario della sua nascita – è sempre più fonte di rivitalizzazione e di aiuto per scoprire in profondità la ricchezza della sua spiritualità. Negli ultimi anni abbiamo condiviso le sue opere maggiori (Vita, Cammino di Perfezione, Fondazioni e Castello Interiore) che sono anche le opere più conosciute e tradotte in ogni parte del mondo. Teresa ha inoltre altri scritti, più brevi ma non meno preziosi, che ci svelano l'intimità e la quotidianità della Santa: le sue esperienze nelle Relazioni, le Esclamazioni, la lirica nelle poesie; e, nelle Lettere, la testimonianza delle sue preoccupazioni ed aneliti. Perciò in quest’ultimo anno di preparazione al V Centenario della Nascita di S. Teresa, vogliamo leggere questi scritti brevi, che formano una così vasta e ricca collezione che è praticamente impossibile affrontare in un solo anno la lettura in gruppo o comunità ed anche a livello personale, almeno per la maggior parte delle persone. Per questa ragione abbiamo fatto un’accurata scelta di testi. Offrendo i testi tra i più significativi ed interessanti, si avrà l’opportunità di gustare almeno una parte di questa ricchezza. E, come direbbe la stessa Teresa, saremo poi ingolositi, incoraggiati - con maggior calma e tempo – a leggere l’intera sua opera. Questa antologia è frutto degli orientamenti suggeriti da P. Tomás Álvarez e del lavoro dei PP. Salvatore Ros, Pedro T. Navajas e Gabriel Castro, con la collaborazione di alcune religiose della Compagnia di Santa Teresa (Proyecto Nudo). Si tratta di un lavoro di cui siamo vivamente grati. Vogliamo ringraziare anche la casa editrice Monte Carmelo che ha messo a disposizione tutti i testi della sua edizione. Speriamo che le letture di quest’anno, che precede il Centenario, siano di coronamento di un cammino che ci ha avvicinati direttamente alla nostra Santa Madre e siano di incoraggiamento a crescere nella nostra vocazione scaturita da lei.
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BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi