AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
Alla destra della home-page, potrete sfogliare:
IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
Basta cliccare sulla copertina, e si aprirà il libro digitale
Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

Avviso:
la grafica è stata modificata, poiché la precedente era obsoleta, ma il blog e l'amministratore restano gli stessi!

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 28 marzo 2011

DIO E IL DOLORE

LE CONFERENZE DI P. CLAUDIO TRUZZI ocds
Sono così chiare che mi sono permessa di pubblicarne una parte, adeguata alla Quaresima che stiamo vivendo oggi.
  
DIO E IL DOLORE
Parlando con “persone di chiesa” può capitare di sentirsi dire che le prove della vita (malattie, disgrazie, catastrofi, ecc.) dobbiamo accettarle come volontà di Dio; la stessa morte di Cristo sarebbe stata voluta da Dio, ecc.  Ma in che senso? Affermazioni di questo genere possono sconcertare e far pensare ad un Dio piut­to­sto sadico.
C'è un fondo di verità in esse? E quale sarebbe?
Tentiamo – solo tentiamo! –una risposta:
Vorrei partire da alcune costatazioni che sono alla portata di tutti.
–  è un fatto che la sofferenza, la difficoltà e la prova fanno parte della nostra condizione umana, che è la condizione di creature, cioè di esseri limitati. Non potremmo pensare ad una condizione umana autentica senza il dolore. Il dolore è iscritto nelle leggi e nelle strutture del mondo in cui at­tual­mente ci troviamo. (La Rivelazione ci dice che questa fase un giorno sarà superata).
–  Ed è pure vero che, per quanto refrattaria sia la nostra sensibilità di fronte al dolore, alla luce del­l'espe­rienza storica, esso si presenta a noi come un coefficiente ed un mezzo indispensabile del pro­gresso umano, il quale sarebbe quindi inconcepibile senza di esso.
La sofferenza, la prova stimolano l'uomo e lo fanno progredire in tutti i campi: in quello tecnico e scientifico, ma soprattutto in quello morale e spirituale. La sofferenza aiuta l'uomo a prendere me­glio possesso della sua dimora terrena, a comprendere meglio il senso della propria esistenza e del proprio destino; può affinarlo in vista di una convivenza sempre più umana.

Questo fatto può aiutarci a capire espressioni della lettrice.
Le prove della vita “vengono da Dio”, nel senso che Egli ci chiede d’accettarle, in quanto fanno parte della nostra esistenza ed hanno questa funzione edu­ca­tiva così profonda: Dio desidera innanzitutto che noi accettiamo bene la nostra esistenza con i rischi e le sorprese che essa può riservare. La grandezza e la dignità dell'uomo consistono nell'accettare la realtà, e non già nel fuggirla.
Per noi credenti, inoltre, s’aggiunge un'altra considerazione ancora più profonda, che ci proviene dal­­l'esperienza umana di Cristo Gesù. Dai Vangeli restiamo colpiti dal modo con cui Egli affrontò il do­lore. Cristo lo accettò non come una pena ed una condanna, ma come la conseguenza normale della con­di­zione e delle scelte che aveva abbracciato. Cristo sapeva che il farsi “uno di noi per portarci il mes­saggio della salvezza, significava fare i conti con la fatica e con la morte, con l'inerzia e la lentezza della mente e del cuore umano, con l'incomprensione, la cattiveria e l'opposizione da parte degli uomini alla sua luce e bontà. Il Padre “volle la sofferenza e la morte del Figlio suo, nel senso che “volle che egli accettasse tutte queste prove come conseguenza dell'essersi fatto nostro fratello, in tutto solidale con noi. E Cristo abbracciò pienamente questo disegno del Padre.
Ma ecco il frutto di questa sua sottomissione alla volontà del Padre: col suo atto d'amore Cristo rove­sciò il dolore e la morte. Dalla passione e morte vediamo scaturire la resurrezione ed il rinnovamento del mondo.
Mi sembra, allora, di riuscire a capire, dall'esperienza di Cristo, la risposta che Dio ha voluto dare al pro­blema del dolore: dietro il dolore si nasconde l'amore di Dio, nel senso che attraverso vie misteriose lo fa convergere al nostro bene.
Voleva, soprattutto, darci la forza d’accettarlo, di trasformarlo, facendone il mezzo più potente di elevazione del mondo.
Mi sembra, quindi, che l'esperienza di Cristo, lungi dal farci pensare ad un Dio “sadico, dovrebbe farci pensare ad un Dio che ama infinitamente l'uomo. Lo ama al punto da consegnare al mondo il suo figlio perché sia al fianco di ciascuno di noi.
E Cristo, adesso, è in grado d’alleggerire, di soffondere di serenità il nostro dolore, e di trasformare anche un'esistenza apparentemente inutile, in un'esistenza costruttiva oltre ogni nostra immaginazione.            

            E là, quindi, sulla Croce, che appare una pista di risposta; ma non con parole, però, che si possano scrivere o leggere in un foglio.
Dio non fornisce una spiegazione a coloro cui offre la sua umanità: Lui semplicemente viene a farsi solidale della sofferenza dell’uomo, della sua ricerca, dei suoi “Perché?” fino alle ultime conseguenze.
Seguire Lui, il Signore, e condividere quella solidarietà può essere un cammino di risposta.
Fino ad oggi balza agli occhi questo contrasto:
1.      alcuni, istallati nel Primo Mondo, affermano di non credere in un Dio che non spiega il perché del male,
2.      mentre altri donano la loro vita, la compromettono lavorando per la dignità delle persone, per la pace ed i suoi nuovi nomi – giustizia, sviluppo, dialogo –, e si ritrovano nelle mani e nel cuore qualcosa più grande di ciò che si possa esprimere, e danno la testimonianza del fatto che Dio si rende specialmente presente fra gli ultimi, fra quelli che nel nostro mondo non hanno voce. Vale la pena di seguirli.


domenica 27 marzo 2011

DESIDEREREI UNA RISPOSTA VERA!


Un convento di carrozze ferroviarie:
Frati Minori Riformati del "Frullone"
Nel pomeriggio di lunedì 25 agosto 2008, i soci Pasquale Cantiello e Maximiliano Verde si sono diretti alla volta di Piscinola dove li aspettava il socio Salvatore Fioretto che aveva individuato nella zona della città Partenopea, un convento di Frati Francescani realizzato con carrozze ferroviarie. La visita, infatti, scaturisce principalmente per accertare la presunta presenza di alcuni rotabili della vecchia Piedimonte che, da alcune fonti più o meno attendibili, risultavano essere state restaurate e donate ad un convento di clausura esistente allora a Napoli. 

Il convento, raggiungibile tramite una stradina di campagna, sorge nella zona denominata del Frullone, appartenente al quartiere di Piscinola e molto vicina al bosco di Capodimonte. Circondato da una verdeggiante pineta, sorge in un luogo così tranquillo da far dimenticare al visitatore di trovarsi a due passi dalla caotica città, presentandosi bene a chi vuole incontrare il Signore. 

D’accordi sull’ora e sul punto di incontro, anche se con un po’ di problemi per via delle scarse indicazioni stradali, la compagine casertana riesce a raggiungere il socio “indigeno”; eccitati dal pensiero di trovare a distanza di ben 32 anni le vetture storiche del vecchio amato trenino, il trio fa subito tappa al cancello dei Frati Francescani. 

Appena fuori dal cancello, riportante la sigla FMR - Francescani Minori Riformati - gli sguardi vengono rapiti da una carrozza “Centoporte” a tre assi che fa bella mostra di in un piccolo cortile. Molto “democraticamente” viene affidato al segretario (Maximiliano) di presentare il gruppo e così, dopo aver suonato al citofono, una voce tenue e pacata annuncia l’arrivo del frate guardiano. Ad accogliergli all’uscio viene Fra Agostino, un giovane ragazzo sulla trentina che con la sua semplicità e la sua gioia, fa subito sentire a loro agio gli amici e racconta la storia del convento e di come esso fu costruito. Difatti, un vecchio possidente della zona acquistò dalle Ferrovie dello Stato le vetture che erano destinate alla rottamazione e le donò ai frati, nel contempo, un altro benefattore concesse l’uso del suolo e, così, intorno al 1975, nacque il convento come lo vediamo oggi. 

Il gruppo ascolta incantato il racconto di Fra Agostino osservando la parte del convento aperta al pubblico… anche se il pensiero di tutti è concentrato sul chiedere notizie sulle vetture della “Piedimonte”. Amarezza e delusione sopravvengono quando appurano che nel convento esistono solo le “centoporte” e che oltre al quel luogo, non esiste in Campania nessun’altro convento costituito riutilizzando dei vecchi “carrozzoni”. 

Nel frattempo, il piccolo gruppo del GAFA visita la “Centoporte”, sistemata su un pezzo di rotaie come se fosse pronta a partire per un bel viaggio. Trasformata in parlatoio, la carrozza si presenta ben tenuta, dipinta in livrea tutta castana (purtroppo mancavano del tutto qualsiasi tipo di marcatura), arredata in stile con riutilizzo di alcune panche preesistenti e con gli interni divisi in tre stanzette: una destinata alle confessioni, una come sala di attesa e una sala più grande sistemata con un lungo tavolo e sedie. 

Un corridoio laterale in legno e una scaletta, permette l’agevole accesso alla struttura. Piccola curiosità che viene fatta notare da Pasquale e che un tubicino di servizio del convoglio (forse dell’aria compressa) è stato riutilizzato per alimentare gli ambienti con l’acqua potabile. 

Fra Agostino illustra su una bacheca delle vecchie e sbiadite foto del resto del convento che mostrano altre vetture “centoporte”, non visitabili poiché site in zona di clausura. 

Al termine della escursione, i tre soci visitano la cappella del convento, dedicata al Santissimo Sacramento, realizzata in una maniera molto semplice, ma suggestiva: in un capanno come se fosse una parte di un presepe, viene notata sull’altare alcune frasi di San Francesco che invitano all’adorazione. 

Al momento del congedo, il segretario chiede sulla possibilità di ripetere l’esperienza con i frati in un prossimo futuro e Fra Agostino gradisce molto la richiesta fornendo i recapiti su una piccolo è gradito santino. Il “fraterno” saluto conclude la visita dei tre “esploratori” che, nonostante la piccola delusione di non aver trovato quello che cercavano, vanno via comunque soddisfatti e con una gioia nel cuore: avevano ripreso il “treno” del Signore dove a fare ritardo, sono sempre i passeggeri. 

Pace e… treni.
Salvatore Fioretto

Ora che avete letto questa testimonianza, vi spiego il motivo per la quale ho voluto pubblicarla. Ieri su Rai Uno, durante la trasmissione "A Sua Immagine", ho seguito un documentario relativo ai Frati Francescani Minori Riformati, che vivono al "Frullone", un quartiere partenopeo. La povertà in cui vivono, dove per scaldarsi bruciano un po' di legna in qualche stufetta, dove non ci sono TV, telefoni, cellulari, tanto meno PC, e nessun altro tipo di comfort che non siano vecchie carrozze ferroviarie rimesse in sesto alla meno peggio usate per convento, è ammirevole. Mi è venuto subito alla mente il Signore, quando rispose ai suoi discepoli: "non ho dove posare il capo". Gesù aveva lasciato la casa dove viveva con la Madre, per cominciare la sua vita pubblica, come un pellegrino tra la gente. Gli apostoli, dopo la sua Risurrezione, lo imitarono viaggiando in paesi lontani dalla Galilea e, fondando le prime Chiese, non innalzarono cattedrali. Vivevano in modo semplice, si riunivano tra loro celebrando la Cena del Signore, parlando di Lui e dei Suoi insegnamenti. 

Non dico che il clero e soprattutto i religiosi, debbano tornare indietro nel tempo vivendo in modo tanto spartano - ma questi frati minori lo stanno facendo - però un po' più in povertà non guasterebbe.
I denigratori del cristianesimo - cristiani loro stessi, anche se hanno girato le spalle alla Chiesa - si avvalgono di queste considerazioni per sostenere che la Chiesa non rispecchia più il volto di Cristo: troppo ricca.
Mi dicono che il Vaticano è un vero palazzo reale, dove il re, più che Cristo, è il suo Vicario in Terra. I Cardinali ed i Vescovi, Principi della Chiesa, vivono come gran signori, in palazzi confortevoli, per non dire lussuosi. I sacerdoti indossano orologi di marca, guidano auto di pregio, non si fanno mancare nulla sul desco, guardano le partite alla TV e anche altro genere di spettacoli. Non si privano dei viaggi, sotto forma di pellegrinaggi, insomma, la loro vita non è molto diversa da un qualunque laico anzi, a livello spesso più alto di quello di un semplice impiegato od operaio. Non posso smentirli, purtroppo, e mi trovo spesso in seria difficoltà dovendo difendere la Chiesa da simili attacchi verbali. Ma non ho risposte convincenti. Dio, se avesse voluto che il suo Figlio Unigenito fosse Re sulla Terra, secondo i canoni umani, lo avrebbe fatto nascere in una reggia. Se Cristo è nato a Betlemme, ed ha vissuto a Nazareth aiutando Giuseppe nel suo laboratorio di carpenteria, sicuramente non era un palazzo sontuoso ciò che il Padre voleva per Lui.. Allora perché la Chiesa ha cominciato, nella sua storia, a costruire cattedrali sempre più grandi? La risposta è senz'altro: "perché per il Signore ci vuole una reggia, essendo Egli il Re di tutto l'Universo". Ma questa è una risposta da uomini, non da Dio. Dio infatti nei suoi disegni non aveva previsto nessun palazzo reale per il proprio Figlio. Le cattedrali furono volute dagli uomini di chiesa, perché un tempo la Chiesa aveva anche potere temporale sul territorio, e quindi i Vescovi volevano per sé, per passare alla Storia, qualcosa di grandioso. A spese dei poveri sudditi, che dovevano pagare tasse salate per la costruzione delle immense cattedrali gotiche e romaniche. Ripeto, non posso smentire i denigratori della Chiesa,  su questo punto. La Storia parla chiaro! E allora vorrei, oh come vorrei, che quanto hanno fatto questi fraticelli, nel scegliere dei vecchi vagoni quale convento, fosse non dico imitato, ma almeno ammirato, e meditato, da parte degli uomini di Chiesa che hanno scelto la carriera ecclesiastica per vivere alla grande!! Cristo non ha mai voluto vivere in questo modo, e credo che non fosse questa la Pietra sulla quale fondare la Sua Chiesa. Forse non era di marmo pregiato, forse doveva essere solo il cuore amante degli uomini per il Creatore e Signore. Se avete una risposta rassicurante, che io possa a mia volta utilizzare per coloro che hanno preso di mira la Chiesa, datemela, ve ne prego! Perché davvero, amandola molto, mi  vedo incapace di offrire risposte chiare, quando resoconti storici  contraddicono la mia accorata difesa. Non sono certo solo  le chiese ricche di decori a far scappare dal cristianesimo alcune persone, e a non avvicinarne altre, molte sono le concause di tale atteggiamento. Ma credo che anche un vagone ferroviario, abitato da frati pieni di fervore per Cristo, possa diventare Chiesa, perché lì vive l'espressione dell'Amore più vero.Viaggia veloce un vecchio vagone abitato da sante persone, pur stando fermo, direzione Paradiso! E sono persuasa che quei frati minori abbiano scelto una delle tante vie per aderire all'imitazione di Cristo in modo speciale, proprio....a Sua immagine! 

venerdì 25 marzo 2011

LEGGI SOLO SE HAI TEMPO DA DEDICARE A DIO



Signore, quando ho ricevuto questa lettera, ho pensato...Non ho tempo per queste cose...E, non è opportuno durante il lavoro. Poi mi sono reso conto che questo modo di pensare è esattamente ciò che ha causato 

molti problemi nel nostro mondo, oggi. Cerchiamo di confinare il Signore per la Domenica, nella nostra Chiesa..

..Forse, la Domenica sera...E, nell'eventualità molto improbabile, di una funzione inter-settimanale. 
Però ci piace averLo intorno quando ci sono malattie...E naturalmente durante i funerali. Comunque, non abbiamo tempo o spazio per Lui durante il tempo del lavoro o di svago... Perché quelle cose fanno parte della nostra vita, dove noi pensiamo che possiamo, e dobbiamo farcela da soli. Possa, il Signore, perdonarmi per aver potuto pensare... che...c'è un tempo o luogo dove... LUI non deve essere al PRIMO posto nella mia vita. Dobbiamo avere il tempo di ricordare tutti ciò che LUI ha fatto per noi.  Gesù:disse: 'Se ti vergogni di me, Io mi vergognerò di te davanti al Padre mio.' 
Non ti vergogni? Fai leggere questo testo solo se PENSI VERAMENTE  A LUI!! Si, io amo il Signore.LUI è la sorgente della mia esistenza e mio Salvatore. Posso far fronte a tutte le difficoltà perché Cristo me ne da la forza.(Filippesi 4,13) 

IL POEMA 
Mi inginocchiai ma non a lungo, avevo troppo da fare. Dovevo fare in fretta, il lavoro, le bollette da pagare. Cosi mi inginocchiai e dissi una preghiera veloce, e velocemente mi rialzai. Avevo adempito al mio dovere di Cristiano. La mia anima poteva riposare in pace. Durante tutta la giornata non avevo tempo per dire una parola gioiosa. Non avevo tempo per parlare di Cristo agli amici, Mi avrebbero deriso, temevo. Non avevo tempo, non avevo tempo, avevo troppo da fare. Questo era il mio grido costante, Non avevo tempo da dare a persone bisognose. Ma alla fine venne il tempo, il tempo di morire.
Andai davanti a Dio che restò con gli occhi bassi. Nelle mani di Dio un libro; era il libro della vita. Dio guardò il suo libro e disse:'Non trovo il tuo nome. Una volta fui tentato di scriverlo... Ma mai trovai il tempo per farlo.
Ora hai tempo di leggere? Bada bene di arrivare in fondo al testo. 
Facile contro Difficile: 
Perché è cosi difficile dire la verità mentre mentire è cosi facile? Perché ci sentiamo assonnati mentre stiamo in chiesa e appena usciti siamo cosi desti? Perché è cosi difficile parlare di Dio mentre è cosi facile parlare di cose scabrose? Perché è cosi noioso leggere una rivista Cristiana mentre è cosi facile leggere robaccia? Perché è cosi facile cancellare una e-mail che parla di Dio, mentre inoltriamo quelle cattive? Perché le chiese diventano sempre meno mentre i pub e ritrovi notturni diventano sempre più numerosi? 

La RUOTA DELLA PREGHIERA 
Vediamo se satana riesce a fermare questa! La ruota consiste nel suggerire ad altri  di dire una preghiera ...Tutto qui.....Niente altro.....Ed è cosi potente......Ti prego, non fermare la ruota...Fra tutti i doni che possiamo ricevere, la Preghiera è il migliore...Non ci sono costi ma splendide ricompense.... DIO TI BENEDICA! Che il Signore ti protegga e ti benedica.


C'era una volta un uomo di nome George Thomas, era pastore protestante e viveva in un piccolo paese.Una mattina della Domenica di Pasqua stava recandosi in Chiesa, portando con se una gabbia arrugginita. La sistemò vicino al pulpito. La gente era alquanto scioccata. Come risposta alla motivazione, il pastore cominciò a parlare: 'Ieri stavo passeggiando quando vidi un ragazzo con questa gabbia. Nella gabbia c'erano tre uccellini, tremavano dal freddo e per lo spavento. Fermai il ragazzo e gli chiesi: 'Cos'hai lì figliolo?' 'Tre vecchi uccelli fu la risposta. 'Cosa farai di loro?' chiesi, 'Li porto a casa e mi divertirò con loro, ripose il ragazzo.'Li stuzzicherò gli strapperò le piume cosi litigheranno. Mi divertirò tantissimo. 'Ma presto o tardi ti stancherai di loro. Allora cosa farai?' 'Oh, ho dei gatti disse il ragazzo. A loro piacciono gli uccelli, li darò a loro. Il pastore rimase in silenzio per un momento.'Quanto vuoi per questi uccelli, figliolo?' 'Cosa??!!! Perché mai li vuoi, signore, sono uccelli di campo, niente di speciale. Non cantano. Non sono nemmeno belli!' 'Quanto?''chiese di nuovo il pastore. Pensando fosse pazzo il ragazzo disse, '10 dollari!' Il pastore prese 10 dollari dalla sua tasca e li mise in mano al ragazzo. Come un fulmine il ragazzo sparì. Il pastore prese la gabbia e con delicatezza andò in un campo dove c'erano alberi ed erba. Apri la gabbia e con gentilezza lasciò liberi gli uccellini. Cosi si spiega il motivo per la gabbia vuota accanto al pulpito. 
Poi iniziò a raccontare questa storia: 

Un giorno Satana e Gesù stavano conversando. Satana era appena ritornato dal Giardino di Eden, era borioso e si gonfiava di superbia. 'Si, Signore, ho appena catturato l'intera umanità. Ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza, ho usato un'esca che sapevo ottima. Li ho presi tutti!' 'Cosa farai con loro?' chiese Gesù. Satana rispose, 'Oh, mi divertirò con loro!. Insegnerò loro come sposarsi e divorziare, come odiare e farsi male a vicenda, come bere e drogarsi e bestemmiare. Gli insegnerò a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe e ad ammazzarsi fra di loro. Mi divertirò un mondo!' 'E poi, quando avrai finito di giocare con loro, cosa ne farai?', chiese Gesù.'Oh, li ucciderò, esclamò satana con superbia.'Quanto vuoi per loro?' chiese Gesù? 'Ma va, non la vuoi questa gente. Non sono per niente buoni, sono cattivi. Li prenderai e ti odieranno. Ti sputeranno addosso, ti bestemmieranno e ti uccideranno.No, non puoi volerli!!' 'Quanto?' chiese di nuovo Gesù. Satana sogghignando disse: 'Tutto il tuo sangue, tutti le tue lacrime e la tua vita.'Gesù disse: 'AFFARE FATTO'! E poi pagò il prezzo. 
Il pastore prese la gabbia e lasciò il pulpito. 
N.B.Non è strano come la gente possa scartare Dio e poi chiedersi come mai il mondo sta andando a rotoli? Non è strano che alcune persone possono dire 'Io credo in Dio' ma ciò nonostante seguire Satana (che, guarda caso, anche lui 'crede' in Dio). Non è strano che io possa avere più paura dell'opinione che hanno gli altri su di me di quella che ha il Signore? No, è strano!! Perché io non  ho paura dell'opinione altrui, se si tratta di proclamare la mia fede in Gesù Cristo nostro Signore Dio!!! 

mercoledì 23 marzo 2011

ALTRUISMO

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale.
 Ad uno dei due uomini era permesso mettersi
seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, de loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza. 
Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse vedere la banda, poteva sentirla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il
bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo . 
Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. 
Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno.
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al letto. Essa si affacciava su un muro bianco.
L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose cosi meravigliose al di fuori da quella finestra.
L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro 'Forse, voleva farle coraggio..' disse.

Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto
 della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. 
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare.
L'oggi è un dono, e per questo motivo che si chiama presente.


martedì 22 marzo 2011

ESSERE CATTOLICI LAICI NEL MONDO - MA NON ESSERE DEL MONDO

Vorrei spiegare il motivo per cui su questo blog, improntato sulla spiritualità soprattutto carmelitana, di tanto in tanto mi scateno contro il certo sistema o un particolare modo di pensare. 
Io vivo nel mondo, pur essendo una religiosa laica, e mio dovere è testimoniare la Verità di Cristo, non solo affrontando argomenti evangelici, vite dei santi, suggerendo particolari preghiere. Essere cristiani significa sopratutto immedesimarsi nel volere di Cristo e pensare che ora siamo la Sua voce, le Sue mani, il Suo cuore.
Nelle azioni che compio, e nelle parole che pronuncio o scrivo - non sempre, ammetto i miei limiti - cerco di immaginare cosa farebbe o cosa direbbe Gesù in una determinata situazione. 
Il cristiano va contro corrente, non segue la scia di un certo modo di vivere o pensare proposto dai mass-media, dai partiti politici, da governanti che optano scelte non aderenti al Vangelo. Le combatte come può. Almeno a parole, discostandosi da un pensiero che non sia conforme al bene dell'umanità. E con scelte appropriate nella propria vita, sul lavoro, nella società. Il cristiano non teme di essere contraddetto, criticato, deriso, perché riceve forza e coraggio dal Signore. Il cristiano è luce del mondo, sale della terra e se non rispecchia queste definizioni, perché segue la corrente mondana, non può definirsi tale. Per questo passa da tempo l'idea che il cristiano è come tutti, che non fa nulla di diverso dagli altri. Va a Messa, e poi continua ad agire come il mondo impone, facendo scelte totalmente non cristiane. Questo confonde i non credenti, e confonde gli stessi cattolici."Guarda quello, è cristiano ma fa scelte che sono contrarie alla sua religione". Oh, lo sento dire molto spesso. "Guarda, esce da Messa, e poi parla male di questo o di quello e vota per l'aborto, per il divorzio, che sono scelte che non aderiscono agli insegnamenti della Chiesa. Caspita! Hanno perfettamente ragione a commentare in questo modo! Allora cerchiamo di essere coerenti, almeno io ci provo, nel mio piccolo! Non appoggerò mai un progetto che sia contro la vita, contro la natura creata, contro l'umanità. E se lo stesso Gesù ha rovesciato i banchi dei mercanti nel Tempio, penso che sia corretto rovesciare l'opinione corrente che frequentemente non tiene conto del progetto di Dio, che è l'Amore per i suoi figli....che siamo tutti noi!!! Se non ci si oppone a certe ideologie contrarie al Bene, portiamo immeritatamente il nome di Cristo (cristiani).Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
GIOTTO: "CACCIATA DEI MERCANTI DAL TEMPIO
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi,
e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».
"Prendi la tua  croce è seguimi" ha detto il Signore. Troppo facile entrare in una chiesa, seguire la Messa, dove tutti condividono lo stesso credo e poi, una volta usciti, ognuno agisce come gli fa più comodo. E si contraddice con azioni e parole. E' fare il doppio gioco, una doppiezza che non si addice ad un vero cristiano. Certo significa prendersi la croce e portarla, anche se pesa, testimoniare la Parola in un mondo dove è stata accantonata, dove si crede solo nelle capacità dell'uomo e si ripudia Dio. Ma o siamo cristiani per davvero, oppure siamo degli spudorati mentitori! Traditori più dello stesso Giuda. Quindi, se vogliamo essere coerenti con la nostra fede, dobbiamo imitare Cristo anche nel ripudio di certi mercanteggiamenti  del mondo, e se non usiamo la sferza di cordicelle di Cristo, usiamola almeno nel nostro linguaggio, rifiutandoci di aderire alla vanità (nel senso di vuoto spirituale) del mondo! Sono pensieri da meditare in questo tempo quaresimale.

QUANDO CADE UNA GOCCIA SU UNA FOGLIA, TREMA TUTTO IL RAMO

Desidero continuare sul discorso delle centrali nucleari, ampliandolo.
I governi spendono un valore enorme in armamenti, centrali nucleari e quant'altro. Gli allevatori ingrassano gli animali da carne con estrogeni o alimenti che contengono proteine (anche per gli erbivori) perché in questo modo possono macellare in breve tempo vitelli e polli e metterli sul mercato. Gli agricoltori usano pesticidi a iosa, affinché la produzione di ortaggi e frutti sia più abbondante, e anche più invitante. E potrei andare avanti all'infinito. Vero è che il pianeta si sta sovrappopolando, e dobbiamo nutrire sempre più i popoli che vi abitano, ma c'è sempre una soluzione ad ogni problema. 
Le centrali atomiche potrebbero essere sostituite da fonti di energia rinnovabile, ecologica e soprattutto priva di pericoli: pannelli solari, impianti eolici e, se non disboschiamo per cementificare, si potrebbe tornare alla vecchia e amata legna da ardere.
Eliminando una dieta ricca di proteine della carne, si torni ad allevare con intelligenza, senza forzature, farebbe molto meglio alla salute!
Non è necessario appagare i nostri occhi con frutta e verdura sempre più grossa, esteticamente perfetta, solo perché invoglia i nostri appetiti. Anche una mela piccola, non perfettamente rotonda e colorata, ha un sapore gradevole al palato, e un giusto apporto di vitamine! E con la coltivazione biologica, evitiamo di ingerire antiparassitari, concimi chimici e quant'altro piuttosto nocivo.
Ci sono centri di ricerca che chiedono aiuti ai singoli, attraverso campagne di raccolta fondi. Questi finanziamenti spettano ai governi che, anziché sostenere fabbriche di guerra, potrebbero incrementare la ricerca per combattere il cancro e malattie cardiache o virali. 
Mi direte che sono discorsi ovvi, che forse non soddisfano i fabbisogni di tutta l'umanità, ma io sono persuasa che se si puntasse nella direzione suggerita qui sopra, si otterrebbe un buon risultato.
Gli indiani d'america avevano ragione nel considerare la terra una Madre generosa, da rispettare. Gli Amish non hanno mai accettato il progresso, inteso come lo intendiamo noi. vivono ancora in modo primitivo, senza auto e luce elettrica, praticando agricoltura biologica.
Sia chiaro, li cito solo per le loro scelte di vita, non per quelle ideologiche o di religione. Però è un bel modo di vivere, un modo il più possibile naturale. Ovviamente c'è sempre il rovescio della medaglia, perché non accettando il progresso, non accettano le cure mediche moderne, che invece io sostengo.
Per questo insisto col dire che la ricerca medica è importante. E lo dico proprio a quelle persone che predicano il libero pensiero, non soggetto a religioni di alcun tipo. Lo dico a quelli che sostengono che la scienza è l'unica via per dare risposte concrete all'uomo, e che Dio non c'entra nulla con quanto avviene nell'universo. Ebbene, se l'uomo fosse padrone assoluto della propria esistenza, e non dovesse ringraziare un Creatore per avergliela donata, con tutto il contesto che gli sta attorno (terra, sole, acqua,aria, vegetazione, ecc.), perché mai è portato a distruggere, piuttosto che a creare? Perché, se è così intelligente e capace, non ha ancora trovato la cura per il cancro o per l'hiv e aids? Forse perché non interessa? O perché indirizza le proprie risorse economiche verso altri speculazioni? Perché, se è così onnipotente e autonomo, non ha capito che il nostro Pianeta non va sfruttato e colpito a morte? Perché non pensa ai suoi successori, lasciando loro una Terra vivibile? Se l'uomo fosse Dio, vorrebbe solo il bene su questo mondo, invece fa di tutto per distruggere ogni cosa. Ma l'uomo non pensa per tutti, come invece Dio fa, pensa solo per il proprio tornaconto, per sé stesso! Quelli che vengono dopo, si arrangino! Quelli che mi stanno attorno, si arrangino! Quando ho fatto il bene mio, ho risolto ogni cosa! Ma Dio non pensa per uno, vede tutto nella sua interezza.

Quando cade una goccia su una foglia trema tutto il ramo. 

Cosa significa? Che ogni nostra azione si ripercuote sull'intero universo. Tutto è concomitante, collegato, incatenato. Quindi ognuno di noi, prima di agire e prendere decisioni per sé, deve pensare se quell'azione o quella decisione possa danneggiare un altro essere umano, o il sistema ecologico che ci circonda.

lunedì 21 marzo 2011

TERREMOTI E CENTRALI NUCLEARI

Sono stati pubblicati elenchi delle scosse telluriche avvenute negli ultimi decenni, come dire che i terremoti ci sono sempre stati, ancor prima che si effettuassero esperimenti sulle bombe atomiche, e prima che si costruissero centrali nucleari.
 La teoria ha bisogno di un supporto pratico.  Questo dal punto di vista scientifico. Dal punto di vista spirituale (e non religioso, perché anche gli indiani d'America e gli sciamani conoscevano la verità: anche la terra soffre e si ribella, quindi non feriamola!). Ma la Madonna, che tutto vede e tutto sa, proprio in questo mese ci dice questo: La tragedia del Giappone. Siamo tutti atterriti dalle immagini e dalle notizie che vengono dal Giappone. Senza voler aggiungere nulla ai commenti già pubblicati, desidero ricordare qui i mezzi che la Gospa ci ha indicato, che sono i mezzi più efficaci per evitare dei nuovi sismi. La Madre di Dio e del Creatore ci dice: "Solamente con il digiuno e la preghiera potete fermare le guerre, impedire le guerre…". Ma dimentichiamo spesso la fine di questo messaggio: "e sospendere le leggi della natura".
Suor Emanuel, che è francese e molto vicina ai figli di Medjugorjie, commenta:
Sembra infatti che la terra gema davanti alle tenebre che coprono la nostra umanità che vuole fare a meno di Dio. Ma recentemente la Madonna non ci ha detto che lei non perde la speranza? Non ci ha parlato di un "tempo nuovo", di un "tempo di pace che il suo cuore attende con impazienza"? Noi possiamo alleggerire e accorciare il tempo della prova!
"Cari figli, il mio Cuore materno soffre grandemente mentre guardo i miei figli che ostinatamente mettono ciò che è umano davanti a ciò che è Divino, i miei figli che, nonostante tutto ciò che li circonda e nonostante tutti i segni che vengono loro inviati, pensano di poter camminare senza mio Figlio. Non possono! Camminano verso la perdizione eterna. Perciò raduno voi che siete disposti ad aprirmi il vostro cuore, che siete disposti ad essere apostoli del mio amore, perché mi aiutiate, perché vivendo l’amore di Dio siate un esempio per coloro che non lo conoscono. Che il digiuno e la preghiera vi diano forza in questo ed io vi benedico con la benedizione materna nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Vi ringrazio"
Questo lo aggiungo io: se l'uomo non capisce che sta distruggendo la natura, che la sta violentando, che dimostra di non amare i fratelli che vivono nel mondo - nota bene, l'unico che abbiamo - se l'uomo non smette di farsi la guerra e di progettare strumenti che non sono in sintonia con la legge dell'universo (legge scientifica, non solo spirituale),ma forza la natura e quindi va  contro- natura, con le centrali nucleari, con i disboscamenti, con una serie di cose che nuocciono a noi e alla nostra Terra, e se non lo capisce neppure davanti all'evidenza di quanto sta succedendo (SONO I FAMOSI SEGNI CHE DIO STA MANDANDO, MA NON PROVENGONO DA DIO, VENGONO DALL'UOMO E DIO LI FA NOTARE, DICE: IMPARATE COSA VI SUCCEDE SE NON ASCOLTATE IL PIANTO DELLA NATURA E DELL'UOMO), allora siamo condannati alla distruzione, senza possibilità di ritorno. Poiché l'uomo ha allontanato Dio da sé, innalzando sé stesso come Dio, e si crede capace di autonomia, di poter fare a meno di Colui che l'ha creato, Dio risponde in questo modo: Vuoi stare senza di me? Accomodati e poi vedi cosa sei capace di fare, tu che ti credi grande ed onnipotente! Ed infatti lo stiamo vedendo cosa siamo capaci di fare: guerre, distruzioni nucleari, e anche i terremoti sono la conseguenza ad una terra ferita che si ribella! Aggiungiamo cementificazione indiscriminata, polmoni verdi distrutti e quant'altro. Non possiamo imputare a Dio la fossa che ci stiamo scavando con le nostre stesse mani, (a quel Dio che stiamo rifiutando, a quel Padre che ci ama e a cui rifiutiamo di credere e di amare) Lui ci ha insegnato quale è la via per vivere bene su questa Terra, noi non ascoltiamo e raccogliamo ciò che abbiamo seminato: distruzione e morte!
Certo! I terremoti fanno parte di assestamenti naturali, ma siamo noi che abbiamo aumentato la loro forza, siamo noi che costruiamo là dove non si dovrebbe!
Siamo in Quaresima: prendiamo un sasso in mano, ma non gettiamolo contro il prossimo, dirigiamolo verso il nostro petto e diciamo: Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Mi direte: ma non siamo stati noi a costruire centrali nucleari e neppure abbiamo approntato bombe atomiche. Certo, ma abbiamo forse fatto coalizione per impedirlo, o come caproni abbiamo accettato questi eventi, anzi spesso abbiamo inneggiato e approvato le centrali nucleari perché convinti che l’energia che ci danno è cosa buona?

sabato 19 marzo 2011

LITANIA DI SAN GIUSEPPE




Signore pietà,
Signore pietàCristo pietà,Cristo pietàSignore pietà, Signore pietàCristo ascoltaci,Cristo ascoltaciCristo esaudiscici, Cristo esaudisciciPadre celeste, che sei Dio, abbi pietà di noiFiglio Redentore del mondoche sei Dio, abbi pietà di noiSpirito Santoche sei Dio, abbi pietà di noiSanta Trinitàunico Dio, abbi pietà di noiSanta Maria, prega per noiSan Giuseppe, prega per noiInclita prole di Davide, prega per noiLuce dei Patriarchi, prega per noiSposo della Madre di Dio, prega per noiCustode purissimo della Vergine, prega per noiTu che nutristi il Figlio di Dio, prega per noiSolerte difensore di Cristo, prega per noiCapo dell’alma Famiglia, prega per noiO Giuseppe castissimo, prega per noiO Giuseppe prudentissimo, prega per noiO Giuseppe fedelissimo, prega per noiSpecchio di pazienza, prega per noiAmante della povertà, prega per noiEsempio agli operai, prega per noiDecoro della vita domestica, prega per noiCustode dei vergini, prega per noiSostegno delle famiglie, prega per noiConforto dei sofferenti, prega per noiSperanza degli infermi, prega per noiPatrono dei moribondi, prega per noiTerrore dei demoni, prega per noiProtettore della S. Chiesa, prega per noiAgnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci o SignoreAgnello di Dioche togli i peccati del mondo, esudiscici o SignoreAgnello di Dioche togli i peccati del mondo, abbi pietà di noiPreghiamo: Signore, la tua divina Provvidenza ha scelto S. Giuseppe per essere lo sposo della tua Santa Madre. Fai che mettendoci sotto la sua protezione, meritiamo di averlo come intercessore in cielo.Tu che vivi e regni col Padre e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli.Amen

IL DIGIUNO CHE PIACE AL SIGNORE


* Digiuna dal giudicare gli altri:
scopri Cristo che vive nel fratello.
* Digiuna dall’amarezza del risentimento:
riempiti di generosità nel perdono.
* Digiuna dal dire parole che feriscono:
riempiti di frasi che risanano ed edificano.
* Digiuna dal dare importanza a te stesso:
riempiti di attenzione  per gli altri.
* Digiuna dal pensare alle cose grandi:
riempiti di attenzione per quelle piccole.
* Digiuna dalle parole vuote e inutili:
riempiti della Parola di verità.
* Digiuna dalla tristezza:
riempi il tuo volto di gioia.
* Digiuna dallo scoraggiamento:
riempiti di entusiasmo nella fede.
* Digiuna dalle paure:
riempi la tua vita della presenza di Dio.
* Digiuna dal pessimismo:
riempiti di speranza cristiana.
* Digiuna dall’essere pretenzioso:
riempiti di gratitudine per il molto che hai.
* Digiuna dalle reazioni emotive:
riempiti di pazienza, tolleranza e autocontrollo.
* Digiuna dalle preoccupazioni inutili:
riempiti di fiducia in Dio.
* Digiuna dal lamentarti:
riempiti di stima per quella meraviglia che è la vita.
* Digiuna dalle pressioni e insistenze:
riempiti di una preghiera incessante.
* Digiuna dall’ansia per le tue cure:
riempiti del gusto dell’essenziale. 
* Digiuna dal catastrofismo:
riempiti dello sguardo di Dio salvatore.
* Digiuna dalle tue voglie smodate :
riempiti del gusto della volontà di Dio.
* Digiuna dal pensiero di essere un arrivato:
riempiti del senso del tuo limite e del provvisorio.
* Digiuna da tutto ciò che ti allontana da Gesù:
riempiti di tutto ciò che a lui ti avvicina.

mercoledì 16 marzo 2011

SAN GIUSEPPE: CUSTODE DI GESU' E DI OGNI CARMELO



Nel Carmelo, San Giuseppe, sposo benedetto di Maria, è stato indicato, fin dalle origine dell'Ordine, protettore speciale della castità e delle vergini, per volontà di Dio. Il culto però, è stato senza dubbio raccomandato e tramandato da Teresa di Gesù e dalle sue figlie. La storia del Carmelo teresiano, infatti, ha scritto pagine bellissime sulla figura di San Giuseppe. L'esperienza della Santa Madre Teresa, che nel Libro della Vita ne sperimenta l'aiuto e ne raccomanda il culto, continua a vivere nel Carmelo di oggi. Colpisce ancora di più la predilezione di Teresa in quanto, per sua stessa ammissione, non era amante delle devozioni:
Non fui mai portata a certe devozioni che alcuni praticano, specialmente donne, nelle quali entrano non so quali cerimonie che io non ho mai potuto soffrire e che a loro piacciono tanto....Io invece presi come avvocato S. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salute dell'anima mia. Ho visto chiaramente che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare. Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta...Ad altri santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell'altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso S. Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuole darci a intendere che, a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, altrettanto gli sia ora in cielo nel fare ciò che gli chiede...
Procuravo di celebrarne la festa con la maggior possibile solennità...Per la grande esperienza che ho dei favori di S. Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad essergli devoti. Gli devono essere affezionate specialmente le persone di orazione, perché non so come si possa pensare alla Regina degli angeli e al molto da lei sofferto col Bambino Gesù, senza ringraziare S. Giuseppe che fu loro di tanto aiuto. Chi non avesse maestro da cui imparare a far orazione, prenda per guida questo santo glorioso e non si sbaglierà.
Da allora ogni Carmelo, a cominciare dalla prima fondazione di Teresa (S. Giuseppe, per l'appunto) ha avuto una statua del santo a proteggere una delle porte del monastero. Anna di S. Bartolomeo raccontò che in Spagna S. Giuseppe fosse poco conosciuto prima di Teresa. Anna di Gesù ne diffuse la devozione nei Paesi Bassi. Santa Teresa del Bambino Gesù recitava tutti i giorni la preghiera: "Oh! Giuseppe, padre e protettore delle vergini...!" Quando visitò la Casa di Loreto fu emozionata dal calpestare lo stesso suolo che San Giuseppe "aveva rigato con il suo sudore".
A chi porta il nome di Giuseppe,  auguro la speciale protezione di questo grande Santo!!!
(Ringrazio Stefania De Bonis ocds, per aver pubblicato  questo interessante articolo sul Bollettino della Comunità Secolare della Provincia di Napoli, ed io sono ben felice di allargarne la diffusione su questo blog!)

martedì 15 marzo 2011

A GIOVANNI PAOLO II - Un uomo venuto da molto lontano - Amedeo Minghi

Nell'attesa del grande evento fissato per il  1° Maggio, ricordiamo Papa Giovanni Paolo II ascoltando e guardando questo video!

QUARESIMA: LA PASSIONE VISTA CON GLI OCCHI DI MARIA



Leggendo una pagina del Poema dell’uomo-Dio, di Maria Valtorta, sono stata toccata fino in fondo all’anima da alcune riflessioni messe sulle labbra della Vergine Santissima.
Premetto che non ho letto il libro pensandolo come un testo teologico – so bene che la Chiesa, pur concedendone la lettura ai fedeli, ha loro chiaramente indicato che non si tratta di rivelazioni, bensì di un’opera romanzata dell’autrice, seppur priva di inesattezze teologiche. E come tale io ve ne presento un brano, che è penetrante e aiuta a comprendere il dolore di Maria, in relazione alla Passione del Figlio Suo.  Quanto sotto in corsivo, sono parole che la scrittrice  fece pronunciare a Maria, quando nel tenere tra le braccia il neonato Giovanni Battista, si rivolse a Zaccaria:

“ E tu, che ora puoi pregare davanti al Santo, prega per la serva dell’Altissimo. Ché esser Madre del Figlio di Dio è sorte beata, esser Madre del Redentore deve esser sorte di dolore atroce. E tutta una vita dovrò portarlo. E se anche non vedo i particolari, sento che sarà più peso che se su queste mie spalle di donna si posasse il mondo ed io lo avessi da offrire al Cielo. Io, io sola, povera donna! Il mio Bambino! Il Figlio mio! Ah! Che ora il tuo non piange se io lo cullo. Ma potrò io cullare il mio per calmargli il dolore?... Prega per me, sacerdote di Dio. Il mio cuore trema come fiore sotto la bufera. Guardo gli uomini e li amo. Ma vedo dietro i loro volti apparire il nemico e farli nemici a Dio, a Gesù Figlio mio..”.

Sfoglio alcune pagine, e trovo un altro passo di  grande sensibilità spirituale:

“Oh! Che se umilmente e amorosamente cedete il vostro spirito a Dio, Egli ve lo conduce come un padre il suo piccino, né permette che nulla allo spirito vostro faccia male. Gesù, nelle sue agonie, ha pregato per insegnarvi a pregare. Io ve lo ricordo in questi giorni di Passione. E tu (………) pensa e ricorda che ho posseduto Dio attraverso ad un dolore sempre crescente. E’ sceso in me col Germe di Dio e come albero gigante è cresciuto sino a toccare il Cielo con la vetta e l’inferno con le radici, quando ricevetti nel grembo la spoglia esanime della Carne della mia carne, e ne vidi e numerai gli strazi e ne toccai il Cuore squarciato per consumare il dolore sino all’ultima stilla”.

Sono parole che fanno riflettere sullo straziante dolore di una Madre -  e che Madre! – nel vedere la sofferenza del Figlio, e non poter far nulla per alleviarla, tanto meno interromperla. Il Vangelo racconta in modo esauriente questa ultima parte della vita di Gesù, dal pianto nell’Orto degli Ulivi, dal tradimento fino al Sinedrio, per continuare nel cammino fino al Calvario e ai chiodi della Croce.
La crudeltà umana non ha limiti, e Dio scelse di nascere in un tempo storico dove questo tipo di condanne era usuale, condanne atrocemente disumane.

In questi ultimi tempi, abbiamo seguito il dolore di altre mamme. Una via crucis tra lacrime e speranza, attesa e disattesa. Sara e Yara (Yara in arabo significa giglio) hanno subito la stessa sorte: due fanciulle la cui vita è stata dilaniata da lupi feroci. Alcuni li definiscono orchi, ma gli orchi sono creature di un mondo fantastico, mentre  per individui che commettono atti criminali così efferati, non trovo un aggettivo adeguato, non so dare un nome. Mi sono immedesimata in quelle mamme: un dolore che non si può descrivere, e deve essere stato lo stesso dolore di Maria Vergine. Non può essere diverso. Un figlio, o una figlia, tolti così brutalmente dalle braccia materne, sono causa di un dolore che non si può descrivere. Così come quelle gemelline scomparse nel nulla. Lo strazio della madre, che non può essere sedato.
Gesù, nell’ultima ora, si è rivolto a Dio dicendo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”.
Nella sequela di Cristo, dovremmo pronunciare le stesse parole, ma quanto è difficile, quanta fatica in certi casi concedere il perdono. Però si deve, non c’è altra via per trovare la pace. La auguro anche a tutte quelle madri che si sono viste strappare i figli, non solo da mano assassina, ma anche da incidenti, da malattie.  Dico loro: solo pensando che ora i vostri frutti sono presso Dio, là dove c’è solo Amore, protetti dalle rapaci braccia del male, potrete trovare la vera Pace. Siate certe che quella Madre che tanto ha sofferto per il Figlio Crocifisso, saprà amare e consolare i vostri figli, e che Gesù non li abbandonerà mai, perché sono martiri di questa civiltà che ha in disprezzo la vita e che ha rinnegato gli insegnamenti del Signore. Infatti, chi ama Dio, ama anche il prossimo. Il Cristo, che è morto in Croce per la nostra redenzione, faccia penetrare nei cuori degli assassini lo spirito di pentimento e porti la pace nelle famiglie così duramente colpite.
I fatti di cronaca devono essere letti da noi cristiani cattolici, secondo gli insegnamenti evangelici. Non dobbiamo dimenticare neanche per un attimo che Dio si è umiliato facendosi uomo, Lui che è il Creatore, e come Figlio, si è immolato per la nostra Salvezza, subendo oltraggi e sevizie, affinché Dio Padre ci PERDONASSE, e Lui stesso perdonò i suoi accusatori e torturatori. Perdonali Padre! Perdoniamo anche noi. Questa è la mia proposta quaresimale: non cerchiamo il perdono solo per noi, offriamolo!      

lunedì 14 marzo 2011

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo XI

CAPITOLO 11
Ancora della mortificazione, e parla di quella che si deve praticare nelle malattie

1 - Lamentarvi continuamente per ogni leggera indisposizione non mi pare perfetto, sorelle. Se potete sopportarla in silenzio, fatelo senz'altro!
Quando il male è grave, si manifesta da sé e in tutt'altra maniera che non lo facciate voi con i vostri lamenti. Ricordatevi che siete in poche; e se tra voi vi è amore e carità, basta una che abbia questo malvezzo per essere di pena a tutte le altre.
Chi è veramente malata, lo dica e prenda i rimedi necessari. Se non è dominata dall'amor proprio, proverà tanta pena per ogni specie di sollievo che non si avrà affatto da temere che li prenda senza bisogno o si lamenti senza motivo. Perciò non parlare e non prendere i rimedi in caso di necessità sarebbe peggio che prenderli senza bisogno; e malissimo farebbero le sorelle se non mostrassero all'ammalata tutta la loro compassione.

2 - Dove regna la carità e le religiose sono poche, se una si ammala, le attenzioni non mancano. Ma per certe piccole indisposizioni   e malori di donne, guardatevi dal lamentarvene, perché alle volte non si tratta che di un’immaginazione suscitata dal demonio.
Vengono e vanno; e se non smettete il malvezzo di dire e di lamentarvi di tutto, eccetto che con Dio, non la finirete più.
Il nostro corpo ha questo di brutto, che più si vede contentato, più si mostra esigente.
E’ cosa da stupirne osservare quanto desideri di essere contentato! E siccome pretesti non gliene mancano, al minimo bisogno che scrive, inganna la povera anima e le impedisce di avanzare.

3 - Ricordatevi di tanti poveri infermi che non hanno persona con cui lamentarsi: e voi volete essere povere e insieme ben trattate?
Non è giusto! Ricordatevi ancora di molte donne maritate.
So di alcune ed anche di agiata condizione, che quantunque piene di travagli e di gravi malattie, pure per non contristare i mariti, non osano fiatare. E noi - misera me! - saremmo venute in monastero per essere trattate meglio di loro?
Ah! Sorelle, giacché siete libere dai travagli del mondo, soffrite almeno qualche cosa per amore di Dio senza che tutti lo sappiano!
Ecco una donna che, sposandosi, si è incontrata assai male. Perché suo marito non abbia nulla a subodorare, tace, non si lamenta, sopporta tutto, non cerca conforto da alcuno.
E noi ci faremo rincrescere di sopportare, sole con Dio, queste brevi afflizioni che ci siamo meritate con i nostri peccati, tanto più che la consolazione del parlarne si riduce sempre a ben poco?

4 - Escludo sempre, ripeto, il caso di qualche grave malattia, come di una gran febbre, benché desideri che anche allora si usi moderazione, sopportando tutto con pazienza.
Parlo di certi piccoli malori che si possono sopportare in piedi... Che sarebbe mai di questo libro se venisse letto fuori di qui!
Che direbbero di me tutte le monache!
Ma come volentieri sopporterei le loro chiacchere se una sola si emendasse! Basta una sola che si lamenti senza motivo, perché non si creda più a nessuna, nonostante i gravi dolori che possa avere.
Ricordiamoci invece dei nostri Padri, di quei santi eremiti di altri tempi, di cui pretendiamo di imitare la vita!
Quanti e quali dolori soffrirono essi nella loro solitudine! Freddo fame, sole e arsura; tutto sopportarono senza aver alcuno, fuori di Dio, con cui sollevarsi.
Credete forse che fossero di ferro, o non piuttosto sensibili anch'essi come noi?
Persuadetevi, figliuole, che quando il nostro corpo comincerà ad esser vinto, ci lascerà in pace, né più ci tormenterà. Avendo chi s'interessa dei vostri bisogni, lasciatene ogni cura, a meno che non si tratti di una necessità evidente.
Se non ci risolviamo a non più curarci della morte e della perdita della salute, non faremo mai nulla.

5 - Quanto alla morte, cercate di non temerla, abbandonatevi intieramente nel Signore, e avvenga quel che vuole! Che c'importa di morire?
Quante volte questo corpo si è burlato di noi! Non è forse giusto che qualche volta ci burliamo di lui?
Questa risoluzione è più importante di quanto si creda, perché quando con l'aiuto di Dio ci si applica, un po’ alla volta, a vincere il nostro corpo, si riesce spesso a soggiogarlo. E tener a bada un tal nemico è un ottimo mezzo per sostenere tutti gli altri combattimenti.
Si degni di aiutarci Colui che lo può!
Credo che non comprenda l'importanza di questo consiglio se non colui che già ne gode la vittoria. Si tratta di vantaggi così preziosi che, una volta conosciuti, non vi è persona, a mio avviso, che pur di possedere tanta pace e sovranità, non sia pronta ad affrontare anche i più grandi travagli.
 Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi