AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 31 gennaio 2011

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo IX

CAPITOLO 9
Essendosi staccate dal mondo, è bene staccarsi pure dai parenti, e si troveranno amici più sinceri

1 - Oh, se le religiose intendessero il danno che proviene loro dal trattare spesso con i parenti, come li fuggirebbero!
Non so ancora capire che vantaggio n’abbiano, non dico in ciò che riguarda il servizio di Dio, ma neppure in quanto alla loro pace e tranquillità. Non si può, infatti, né si deve prender parte alle loro feste, e intanto si risentono tutti i loro travagli, ognuno dei quali strapperà lacrime dagli occhi, e forse più abbondanti delle loro. Anche se per i loro regali il corpo ne ha sollievo, non così l'anima che la paga assai cara. Da questo pericolo voi siete libere. Fra voi, dovendo esser tutto in comune e non essendo permesso alcun privato vantaggio, l'elemosina che vien fatta ad una entra nell'interesse di tutte, e perciò non avete la preoccupazione d'ingraziarvi i parenti, sapendo di venir provvedute in comune da Dio stesso.

2 Mi spaventano i danni di questi rapporti con i congiunti. Non li può immaginare se non chi li conosce per esperienza. Eppure ora questa perfezione sembra che nelle case religiose sia posta in dimenticanza! Quando dichiariamo di lasciar tutto per Iddio, non so veramente cosa intendiamo, se insieme non lasciamo il principale che sono i parenti. Ma la cosa è arrivata a tal punto che i religiosi credono di mancar di virtù se non amano tanto e non trattano spesso con i parenti; e nemmeno temono di dirlo, allegandone ragioni!

3 - In questa casa, figliuole, si deve avere gran cura di pregare molto, com'è giusto, per tutti i nostri congiunti, ma, quanto al resto, si deve fare il possibile per allontanarli dalla mente, perché ad essi ci porta già la natura, e più fortemente che non ad altre persone.
A quanto mi dissero, io ero molto amata dai miei parenti, e da parte mia li ricambiavo di tanto affetto da non permetter loro di dimenticarmi. Ma ecco ciò che ho notato per mia e per altrui esperienza.
Non parlo dei genitori: è raro che essi si dimentichino dei loro figli; ed è quindi giusto che quando hanno bisogno di conforto, non li trattiamo da stranieri. Altrettanto si dica dei fratelli, specialmente se nel far questo non ne scapita l'opera principale della nostra perfezione. Ma quanto agli altri, posso dire che quando mi sono trovata fra i travagli, furono quelli che meno mi aiutarono. Il soccorso non mi venne che dai servi di Dio.

4 - Credetemi, sorelle, servendo voi il Signore come dovete, non troverete congiunti tanto devoti quanto quelli che Egli vi manderà. So che è così. E se su questo punto vi diporterete sempre come ora, persuase altrimenti di far oltraggio al vero Amico e Sposo vostro, in breve tempo, credetene, arriverete alla libertà di spirito. Quelli che vi amano soltanto per Iddio non vi verranno mai meno, e potrete fidarvi di loro più che dei vostri congiunti. Troverete padri e fratelli in chi meno crederete, perché essi si consacrano ai nostri bisogni unicamente per amore di Dio da cui solo attendono la ricompensa, mentre chi l'attende da noi, vedendoci povere, e impossibilitate a ricambiarlo, si stanca presto e ci lascia.
Non è che sì faccia così da tutti; ma è un fatto che così succede ordinariamente, perché il mondo è sempre mondo. Non credete a chi v'insegna il contrario sforzandosi di farvelo passare per virtù. Se volessi esporre tutto il danno di questi attacchi, dovrei allungarmi di molto; ma siccome persone più istruite ne hanno già scritto abbastanza, basti quello che vi ho detto.
Se io che sono tanto imperfetta vi scorgo così gravi pericoli, che cosa vi scorgeranno i perfetti?

5 - Per il fatto stesso che tutti i santi non si stancano di ripeterci e di consigliarci la fuga dal mondo, vuol dire che l'avviso è salutare. Ora, quello che più per noi partecipa del mondo, e da cui più difficilmente ci stacchiamo è, credetemi, l'affetto per i parenti. Fa bene chi per liberarsene va lontano dai suoi paesi, purché gli giovi, perché, a mio parere, più che con l'allontanamento corporale, il distacco si ottiene unendosi generosamente a Gesù, nostro Bene e Signore: l'anima, trovando in Lui ogni cosa, dimentica tutto il resto.
Fino a quando non si sarà ben compresa questa verità, sarà sempre di grande aiuto star lontano dai parenti anche fisicamente. Potrà poi avvenire che il Signore, per farci trovare una croce dove prima avevamo una soddisfazione, esiga che trattiamo ancora con essi.

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

venerdì 28 gennaio 2011

LA BATTAGLIA DEI LUPI


Due lupi...


"Nonno, perché gli uomini combattono?"


Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma.
"Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi."
"Quali lupi, nonno?"
"Quelli che ogni uomo porta dentro di sé."
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo.
"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo."
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli il modo di capire quello che aveva appena detto.
"E l'altro?"
"L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede."
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
"E quale lupo vince?"
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.
"Quello che nutri di più."
 [Giorgio Faletti - Io sono Dio] 

TESTO DEL CANTO EBRAICO GAM GAM



Ho notato che alcuni cercano il testo del canto ebraico GAM GAM, di cui avevo tempo fa pubblicato il video tratto dal film "Giona nella balena". Mi rendo conto che l'ebraico non è conosciuto dalla maggior parte delle persone, neppure io lo conosco, e quindi trovo interessante capire il significato delle parole del testo cantato. Ho pensato di proporvele oggi, in quanto il 27 gennaio 2011 è stato il 72° anniversario della Shoah, dramma di indimenticabile sofferenza occorso ai nostri Fratelli Maggiori, fedeli all'unico Dio, loro e nostro.                     Traduzione:
Anche se andassi
nella valle oscura
non temerei nessun male,
perché tu sei sempre con me;
Perché tu sei il mio bastone, il mio supporto,
Con te io mi sento tranquillo.
Traslitterazione:                                                                                                
Gam-Gam-Gam Ki Elech
Be-Beghe Tzalmavet
Lo-Lo-Lo Ira Ra
Ki Atta Immadì
Gam-Gam-Gam Ki Elech
Be-Beghe Tzalmavet
Lo-Lo-Lo Ira Ra
Ki Atta Immadì
Shivtechà umishantechà
Hema-Hema yenachamuni
Shivtechà umishantechà
Hema-Hema yenachamuni    
Il salmo lo conosciamo bene, perché spesso lo recitiamo anche nella nostra liturgia delle ore:                                                      

lunedì 24 gennaio 2011

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo VIII

CAPITOLO 8
Tratta del gran bene che si ha nel distaccarsi, interiormente ed esternamente, da ogni cosa creata

1 - Parliamo ora del distacco che dobbiamo avere. Praticato con perfezione, per noi è tutto. Dico che per noi è tutto, perché aderendo soltanto al Creatore e nulla importandoci delle creature, Dio ci infonde tanta virtù, che se noi, nella misura delle nostre forze, facciamo il possibile per acquistare la perfezione, non dobbiamo più combattere che assai leggermente, perché il Signore stende la sua mano in nostra difesa contro il demonio e contro il mondo. Credete forse, sorelle, che sia cosa da nulla consacrarsi interamente e senza riserva a Colui che è tutto? Egli è la fonte di ogni bene, e noi dobbiamo ringraziarlo senza fine per averci raccolte in questa casa, nell'unico intento di essere tutte sue.
Veramente, non saprei proprio perché v'intrattenga su questo argomento, nel quale ognuna di voi mi può fare da maestra. Di questa virtù così importante, confesso candidamente di non avere la perfezione che vorrei e che sento mi converrebbe.
Altrettanto si dica di tutte le altre di cui finora ho parlato, essendo più facile scrivere che metter mano all'opera. L'indovinassi almeno scrivendo!... Per poter parlare di certe cose, bisogna conoscerle per esperienza! E io, se ne parlo, dev'essere perché finora ho fatto tutto il contrario di quel che dico.

2 - Quanto all'esterno, qui siamo staccate da tutto: lo si vede. E io vi prego, sorelle, di considerare, per amore di Dio, il gran bene che Egli ci ha fatto nel chiamarci in questa casa.
Ognuna di voi lo consideri in se stessa. Qui non ve ne può essere più di dodici: eppure piacque a Dio che voi ne foste una. Quante anime migliori di me prenderebbero volentieri il mio posto! Ma il Signore lo ha riservato a me che ero ben lungi dal meritarlo! Siate benedetto, o mio Dio! Le creature tutte vi lodino per me, poiché io non so ringraziarvi degnamente, non solo per avermi chiamata allo stato religioso - che è già un gran favore - ma neppure per i molti altri benefici che mi avete fatto. Essendo stata tanto cattiva, Voi non vi siete fidato di me.
Dov'ero prima, in mezzo a tante anime sante, le mie imperfezioni potevano star nascoste sino al termine di mia vita; perciò Voi mi avete condotta in questa casa, dove essendo così in poche, è impossibile che le mie mancanze passino inosservate, obbligandomi, in tal modo, lontana da ogni occasione pericolosa, a star più attenta su di me. Ormai per me non vi sono più scuse, e sento il bisogno, Signore, che la vostra misericordia mi perdoni di tutto.

3 - Ciò che molto vi raccomando, figliuole, è che se alcuna non si sente capace di osservare quel che si fa in questa casa, lo dica apertamente. Non mancano monasteri in cui servire Iddio in altro modo: ci vada, ma non turbi le poche monache che il Signore ha qui raccolte. Altrove le sarà permesso di consolarsi con i parenti, mentre qui, se ne viene ammesso qualcuno, è solo per consolazione dei medesimi.
La religiosa che per sua personale soddisfazione desidera d'intrattenersi con i parenti ed essi non sono dediti alla vita inferiore, si ritenga per imperfetta, si persuada che non è staccata, che è ammalata nell'anima, che ha bisogno del medico, che non avrà mai pace perfetta e tanto meno libertà di spirito. Se non rinunzia a questo attacco e non guarisce, le dico che non è fatta per questa casa.

4 - Secondo me, il miglior rimedio per tali anime è che non vedano più parenti fino a quando non ne siano staccate. Domandino a Dio questa grazia con incessanti preghiere; e solo tornino a vederli quando ne sopporteranno le visite come una croce, perché allora non ne avranno alcun male e saranno di profitto agli stessi parenti.

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

mercoledì 19 gennaio 2011

J. S. Bach - Magnificat in D Major (1/-)

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo VII

CAPITOLO 7
Ancora dell'amore perfetto, e alcuni avvertimenti per acquistarlo

1 - E’ bello osservare quanto quest'amore sia ardente, quante lacrime faccia versare, quante penitenze, quante preghiere, quante sollecitudini faccia prendere per raccomandare la persona amata a tutti quelli che si credono accetti innanzi a Dio. L'anima che ne è presa desidera che l'amica progredisca continuamente, e inconsolabile è il suo dolore quando non la vede avanzare. Se dopo aver in lei constatato un miglioramento, osserva che ritorna un po' indietro, le pare di non aver più pace. Sia che mangi o che dorma, è in continua angustia per il timore che l'amica si perda e si debbano per sempre separare. La morte temporale non la tocca, perché non sa attaccarsi a una vita che svanisce al minimo soffio, senza che alcuno valga a trattenerla. Il suo amore, insomma, è superiore a ogni ombra d'interesse: non vuole e non desidera che di vedere l'amica carica di tesori celesti. Ecco in che consiste il vero amore, e non già nelle misere affezioni della terra!

2 - Non alludo con ciò all'amore cattivo: Dio ce ne liberi! Questo è un inferno, e non bisogna mai stancarsi di dirne male, giacché non vi sono termini sufficienti per esprimere anche il minimo dei suoi danni. Noi non dobbiamo pronunziarne neppure il nome, non dare orecchio a racconti del genere, non permettere che innanzi a noi se ne tratti, né per burla né per davvero, e neppur pensare che nel mondo esista. Udirne soltanto parlare, non solo non se n'ha vantaggio ma piuttosto danno. L'amore a cui accenno è l'amore lecito, quello che, come ho detto, dobbiamo avere le une per le altre, per i parenti e per le amiche. In questo amore si teme sempre che quella persona ci muoia: se ha male alla testa, a noi sembra di aver male all'anima; se la vediamo fra le prove, la nostra pazienza se ne va, e così via.

3 - Ma ben diverso è l'amore perfetto. Un primo moto di naturale sensibilità si prova anche qui; ma la ragione esamina subito se le prove di quell'anima sono ordinate alla sua perfezione, come le sopporta e se sa approfittarne: prega il Signore che le conceda pazienza, e le faccia acquistare molti meriti. E se la vede rassegnata, nonché angustiarsene, se ne rallegra grandemente. E’ vero che pur di non vederla soffrire, amerebbe soffrire in sua vece, sempre inteso che gliene possa poi cedere il merito, ma non per questo si turba, né perde la sua pace. Il suo amore, insomma - e lo ripeto ancora - è una copia di quello che ebbe per noi il vero Amante Gesù.

4 - Quelli che amano in questo modo sono di grande utilità, perché prendono per sé tutti i travagli e lasciano che gli altri ne ritraggano i vantaggi senza sentirne la pena. I loro amici si fanno presto perfetti, perché altrimenti, credetelo, o essi ne rompono l'amicizia, - almeno ciò che l'amicizia ha di più intimo - oppure ottengono loro, come già Santa Monica a Sant’Agostino, la grazia di camminare per la medesima via e arrivare insieme al Signore. Il loro cuore non è capace di doppiezza: se vedono che l'amica devia alquanto dal cammino e commette qualche mancanza, subito l'avvertono, né possono tacere. E insistono senza dissimulazioni, o lusinghe fino a che non si corregga: o essa si emenda, oppure, non potendole sopportare, tronca l'amicizia; come del resto è doveroso per evitare che da una parte e dall'altra ci sia una guerra continua. Queste anime sante, intese unicamente alla propria perfezione, non si dan pensiero del mondo, e neppure cercano se Dio vi sia servito o no. Però trattandosi di un amico, la cosa è diversa: non si lasciano sfuggire un'occasione, vedono le più piccole pagliuzze, e intanto - dico - portano una croce ben grave.

venerdì 14 gennaio 2011

VIAGGIO NELL'ARTE - ICONE RUSSE: ANDREJ RUBLEV


Andrej Rublëv in russo;: Андрей Рублёв( ? -1360–Mosca, 29 gennaio 1430) è considerato il più grande pittore russo di icone.
La vita
Della vita di Rublëv si conosce pochissimo. Non è noto né dove né quando, esattamente, sia nato. Con ogni probabilità visse nel Monastero della Trinità di san Sergio (Troice-Sergieva Lavra)il più importante monastero e centro spirituale della Chiesa ortodossa russa, al tempo di Nikon di i Radonež, il primo successore (nel 1392) del fondatore del monastero, Sergio di Radonež.
Le prime notizie su Rublëv risalgono al 1405, quando decorò con icone e affreschi la cattedrale dell'Annunciazione del Cremlino di Mosca, lavorando insieme a Teofane il Greco e a Prochor di Gorodec. Il suo nome era in coda alla lista dei pittori, segno che allora era il minore sia per fama sia per età.
Altre cronache informano che nel 1408 lavorò presso la cattedrale dell'Assunzione di Vladimir e nel 1425-1427 presso la cattedrale della Trinità nel monastero di San Sergio. In seguito si spostò al monastero di Sant'Andronico a Mosca; qui dipinse il suo ultimo lavoro, gli affreschi della cattedrale del Salvatore, prima della morte, avvenuta il 29 gennaio 1430.
Canonizzato nel 1988 dalla Chiesa ortodossa russa, la sua ricorrenza è celebrata il 4 luglio.

L’opera

Il solo lavoro interamente e senza dubbio attribuito a Rublëv è l'Icona della Trinità, conservata presso la Galleria statale di Tret'jakov a Mosca, conosciuta anche come L'ospitalità di Abramo. Potete ammirarla in calce all'articolo.
Nella sua arte si combinano due tradizioni: un alto ascetismo e l'armonia classica di derivazione bizantina. Le sue pitture trasmettono sempre una sensazione di pace e calma, tanto che dopo alcuni anni la sua arte arrivò a essere percepita come l'ideale della pittura religiosa e dell'arte iconografica. Nel 1551, a Mosca, il Concilio dei Cento capitoli stabilì che l'iconografia di Rublëv era il modello per ogni pittura ecclesiastica.
Dal 1959 il monastero di Sant'Andronico di Mosca ospita un museo dedicato a Rublëv.

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo VII

CAPITOLO 7
Ancora dell'amore perfetto, e alcuni avvertimenti per acquistarlo

1 - E’ bello osservare quanto quest'amore sia ardente, quante lacrime faccia versare, quante penitenze, quante preghiere, quante sollecitudini faccia prendere per raccomandare la persona amata a tutti quelli che si credono accetti innanzi a Dio. L'anima che ne è presa desidera che l'amica progredisca continuamente, e inconsolabile è il suo dolore quando non la vede avanzare. Se dopo aver in lei constatato un miglioramento, osserva che ritorna un po' indietro, le pare di non aver più pace. Sia che mangi o che dorma, è in continua angustia per il timore che l'amica si perda e si debbano per sempre separare. La morte temporale non la tocca, perché non sa attaccarsi a una vita che svanisce al minimo soffio, senza che alcuno valga a trattenerla. Il suo amore, insomma, è superiore a ogni ombra d'interesse: non vuole e non desidera che di vedere l'amica carica di tesori celesti. Ecco in che consiste il vero amore, e non già nelle misere affezioni della terra!

2 - Non alludo con ciò all'amore cattivo: Dio ce ne liberi! Questo è un inferno, e non bisogna mai stancarsi di dirne male, giacché non vi sono termini sufficienti per esprimere anche il minimo dei suoi danni. Noi non dobbiamo pronunziarne neppure il nome, non dare orecchio a racconti del genere, non permettere che innanzi a noi se ne tratti, né per burla né per davvero, e neppur pensare che nel mondo esista. Udirne soltanto parlare, non solo non se n'ha vantaggio ma piuttosto danno. L'amore a cui accenno è l'amore lecito, quello che, come ho detto, dobbiamo avere le une per le altre, per i parenti e per le amiche. In questo amore si teme sempre che quella persona ci muoia: se ha male alla testa, a noi sembra di aver male all'anima; se la vediamo fra le prove, la nostra pazienza se ne va, e così via.

3 - Ma ben diverso è l'amore perfetto. Un primo moto di naturale sensibilità si prova anche qui; ma la ragione esamina subito se le prove di quell'anima sono ordinate alla sua perfezione, come le sopporta e se sa approfittarne: prega il Signore che le conceda pazienza, e le faccia acquistare molti meriti. E se la vede rassegnata, nonché angustiarsene, se ne rallegra grandemente. E’ vero che pur di non vederla soffrire, amerebbe soffrire in sua vece, sempre inteso che gliene possa poi cedere il merito, ma non per questo si turba, né perde la sua pace. Il suo amore, insomma - e lo ripeto ancora - è una copia di quello che ebbe per noi il vero Amante Gesù.

4 - Quelli che amano in questo modo sono di grande utilità, perché prendono per sé tutti i travagli e lasciano che gli altri ne ritraggano i vantaggi senza sentirne la pena. I loro amici si fanno presto perfetti, perché altrimenti, credetelo, o essi ne rompono l'amicizia, - almeno ciò che l'amicizia ha di più intimo - oppure ottengono loro, come già Santa Monica a Sant’Agostino, la grazia di camminare per la medesima via e arrivare insieme al Signore. Il loro cuore non è capace di doppiezza: se vedono che l'amica devia alquanto dal cammino e commette qualche mancanza, subito l'avvertono, né possono tacere. E insistono senza dissimulazioni, o lusinghe fino a che non si corregga: o essa si emenda, oppure, non potendole sopportare, tronca l'amicizia; come del resto è doveroso per evitare che da una parte e dall'altra ci sia una guerra continua. Queste anime sante, intese unicamente alla propria perfezione, non si dan pensiero del mondo, e neppure cercano se Dio vi sia servito o no. Però trattandosi di un amico, la cosa è diversa: non si lasciano sfuggire un'occasione, vedono le più piccole pagliuzze, e intanto - dico - portano una croce ben grave.

5 - Tale è l'amore che vorrei vedere tra voi. Forse da principio non sarà tanto perfetto, ma il Signore lo verrà perfezionando. Cominciamo col ricorrere ai mezzi opportuni, e non preoccupatevi se va frammisto a qualche tenerezza naturale, perché se questa riguarda tutte indistintamente, non vi sarà di alcun danno. Sentire e mostrar tenerezza, essere sensibili alle pene e alle più piccole infermità delle sorelle è bene e, alle volte, necessario. Può accadere talvolta che una cosa da nulla sia a una sorella di maggior tormento che non una prova assai grande, essendovi persone così impressionabili che s'inquietano per ogni piccola difficoltà. Ma non lasciate voi di compatirle, se siete di temperamento contrario. Può darsi che il Signore ci risparmi queste pene per darcene altre che a noi sembreranno pesanti - e forse anche lo saranno - ma che le nostre sorelle stimeranno leggere. In queste cose non bisogna mai giudicare le altre da noi stesse: invece di considerarci in quelle circostanze in cui il Signore ci ha rese forti senza alcuna nostra fatica, consideriamoci in quelle in cui siamo state più deboli.

6 - Quest'avviso - ricordatelo - è assai importante, e c'insegna come compatire le sorelle quando sono in angustia, sia pure per le più piccole cose. Lo ricordo specialmente a coloro di cui ho parlato, perché desiderosi come essi sono di patire, trovano ogni croce leggera. Non devono mai dimenticarsi di quando anch'essi erano deboli, pensando che se ora non lo sono più, non è per loro merito. Senza di ciò il demonio li potrebbe raffreddare nella carità verso il prossimo, e indurli a ritenere come perfezione ciò che è difetto. Bisogna agire con, circospezione e vigilanza perché il demonio non dorme mai. Quelle che aspirano a perfezione più alta, devono stare attente più ancora delle altre, perché il maligno non osa assalirle che con tentazioni assai coperte: per cui, se non stanno in guardia, si accorgeranno del male solo allora che l'avranno subìto. Insomma, devono sempre vegliare e pregare: non vi è mezzo migliore per scoprire le insidie del demonio e obbligarlo a palesarsi quanto quello dell'orazione.

7 - Durante la ricreazione, se una sorella ha bisogno di sollievo e cerca un po' di svago, deportatevi allegramente, anche se non ne avete voglia. Se si agisce con prudenza, si cambia tutto in amore perfetto. Se è bene che, avendone bisogno, vi soccorriate a vicenda, raccomando che ciò si faccia con discrezione, senza mai mancare all'obbedienza. E se a qualcuna gli ordini della Priora sembrano troppo duri, non lo mostri e non ne parli con alcuno, eccetto che con la stessa Priora, ed anche allora con umiltà: agire diversamente è di gravissimo danno. Ecco dove dovete mostrare alle sorelle i vostri sentimenti e la vostra compassione: quando scoprite in loro qualche difetto, se è notorio, dovete affliggervene grandemente, dimostrate ed esercitate il vostro amore sopportandolo senza scandalizzarvi. Così faranno le altre con i vostri difetti, forse assai più numerosi, benché da voi non conosciuti. Intanto raccomandatele a Dio e procurate di esercitare con ogni possibile perfezione la virtù contraria alla mancanza che avete osservata. In tal modo insegnerete con le opere ciò che le colpevoli non capiscono con le parole, e sarete loro di maggior vantaggio che non con gli stessi castighi. Infatti, l'emulazione delle virtù che si vedono nelle altre è un argomento di facilissima persuasione. Questo è un buon consiglio, e vi prego di non mai dimenticarlo.

8 - Oh, santo e perfetto amore quello di una religiosa che pur di giovare alle altre, preferisce i loro interessi ai suoi, va progredendo di giorno in giorno in virtù e osserva con ogni perfezione la sua Regola! E’ un amore che non ha nulla a che fare con quelle parole di tenerezza che in questa casa non si usano, né si devono mai usare: vita mia, cuore mio, mio tesoro, e altre simili che si dicono distintamente a questa o a quell'altra persona in particolare. Queste dolci parole riservatele per il vostro Sposo, con il quale dovete stare a lungo e da sole: vi potranno servite a meraviglia, ed Egli le gradirà. Ma se le usate abitualmente tra voi, non vi inteneriranno più quando sarete con Lui. Pur prescindendo da questo, non vi è proprio motivo di usarle. Risentono troppo di donna, e io vorrei, figliuole mie, che non foste né vi mostraste donne in nessuna cosa, ma uomini forti. Se sarete fedeli ai vostri obblighi, il Signore vi darà animo così virile da far meraviglia agli stessi uomini, giacché tutto è possibile a Chi ci ha tratto dal nulla.

9 - Altro bel modo di mostrare affetto è togliere alle sorelle e prendere per sé quanto vi è di più faticoso negli uffici di casa, come pure rallegrarsi e ringraziare il Signore nel vederle progredire in virtù.
Queste cose, oltre il gran bene che portano con sé, giovano pure per conservare la pace e l'unione dei cuori, come per bontà di Dio si vede per esperienza in questa casa. Piaccia al Signore di mantenerci sempre in questo stato, perché, poche come siamo, se siamo anche disunite, la nostra situazione diviene insopportabile. Che Dio ce ne liberi!

10 - Se per caso uscisse di bocca qualche paroletta contro la carità, si ponga subito rimedio e si preghi il Signore con grande insistenza.
Quando poi vi dovessero allignare quei mali di più lunga durata, come fazioni, punti di onore, desideri d'ambizione; quando, dico, dovessero succedere queste cose, tenetevi come tutte perdute. Scrivendo queste righe, e, solo al pensiero che con l'andar del tempo possa ciò avvenire, mi sento agghiacciare il sangue nelle vene, perché conosco che questo è il più gran male d'un monastero. Pensate in tal caso e tenete per certo di aver cacciato di casa il vostro Sposo, obbligandolo a cercar riposo altrove.
Moltiplicate allora le vostre preghiere, datevi d'attorno per trovare il rimedio, e se non giovano neanche le confessioni e le molte comunioni che fate, temete di avere tra voi qualche Giuda.

11 - Stia molto attenta la Priora, per amor di Dio, a non dar adito a tanto male. Vi si opponga energicamente fin da principio, perché dipende tutto da questo, sia la rovina che il rimedio.
Quanto a colei che ne è la causa, procuri di mandarla altrove. Iddio vi otterrà la dote necessaria, purché cacciate di casa questa peste.
Fate il possibile per troncare i rami di questa pianta, e se ancora non basta, strappatela dalle radici. Non potendo fare ciò, l'infelice che si occupa di tali cose non metta più piede fuori di carcere: meglio trattare lei in questo modo che permetterle di contaminare le altre. Oh, il gran male che è questo!
Guai al monastero in cui entra! Preferisco piuttosto che vi entri il fuoco a incenerirci tutte! ...
L'argomento è assai importante, e siccome spero di parlarvene ancora, per il momento non aggiungo altro.

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

martedì 11 gennaio 2011

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo VI


CAPITOLO  6
Dell'amore perfetto di cui si è cominciato a parlare

1 - Ho fatto una digressione abbastanza lunga, ma tanto importante che chi mi capisce non mi biasimerà. Torniamo ora all'amore che dobbiamo portarci a vicenda, amore puro e spirituale. Non so se ne comprendo bene la natura; ma non credo di dovermi troppo indugiare, perché retaggio di pochi. Quegli a cui il Signore l'ha concesso, lo ringrazi molto, perché è di altissima perfezione. Però ne voglio dire qualche cosa. E forse sarà utile trattarne, perché quando si desidera la virtù e ci si sforza di raggiungerla, basta averne una dinanzi per muoversi ad amarla.

2 - Piaccia a Dio che sappia intendere quest'amore e riesca a spiegarmi! Ma mi pare di non comprendere neppure quando sia puramente spirituale e quando v'intervenga alcunché di sensibile, per cui non so come ardisco trattarne. Sono come uno che sente parlare da lontano e non capisce ciò che si dice. Così io, che alcune volte non devo proprio capire quel che dico - eppure piace al Signore che sia tutto ben detto. Niente di strano se le mie parole non avranno senso, poiché nulla è più per me naturale di non azzeccarne una.

3 - Mi sembra che quando Dio concede a un'anima di conoscere chiaramente ciò che è e quanto vale il mondo, che vi é un altro mondo ben diverso dal primo, uno eterno e l'altro passeggero come un sogno; quando le concede di conoscere cosa vuol dire amare il Creatore o la creatura, e non per una semplice cognizione intellettuale oppure per fede, ma - ciò che è assai diverso - per propria personale esperienza; quando quest'anima vede e tocca con mano ciò che è il Creatore e ciò che è la creatura, quello che si guadagna al servizio dell’uno e quello che si perde al servizio dell'altra, e tutte quelle molte altre verità che Dio insegna a chi gli si abbandona nell'orazione, o a chiunque altro Egli vuole, quest'anima, dico, ama in un modo assai più perfetto che se non fosse giunta a questo stato.

4 - Vi parrà, sorelle, che intrattenervi sopra questo argomento sia affatto superfluo, trattandosi di cose che voi tutte sapete. Piaccia a Dio che le sappiate come si deve e le teniate bene impresse nella mente! Se le sapete, dovete pure riconoscere che non mento quando affermo che un'anima illuminata da Dio in questo modo possiede il vero amore perfetto. Quelle che Dio innalza a questo stato sono anime grandi, anime generose, per le quali non vi è affatto soddisfazione nell'amare cose così fragili, come sono questi nostri corpi. Sé per l'avvenenza e le grazie di cui sono adorni, si compiacciono di guardarli, lungi dal fermarsi in essi, si sollevano subito al Creatore per lodarlo. Fermarsi in essi in modo da sentirne amore, crederebbero di attaccarsi al niente e di abbracciare un'ombra: si vergognerebbero di se stesse, né più ardirebbero di dire a Dio che lo amano, senza provarne rossore.

5 - Mi direte che queste persone non sanno amare, né ricambiare l'affetto che loro si porta. Vi rispondo che non si curano di essere amate, e se talvolta per un primo moto naturale ne sentono piacere, ne riconoscono subito la vanità appena rientrano in se stesse, a meno che non si tratti di persone da cui sperano aiuto per la loro dottrina o per le loro preghiere. Ogni altra affezione è a loro di noia, perché vedono che invece di averne profitto possono risentirne svantaggio. Tuttavia non mancano di mostrarsi riconoscenti e di ricambiare chi le ama con raccomandarlo al Signore, lasciando a Lui la cura di ricompensarlo, giacché vedono che quell'amore procede tutto da Lui. Credendo di non aver nulla che sia degno di stima, par loro che se sono amate, sia perché così vuole il Signore: perciò ne lasciano a Lui ogni cura, pregandolo di ripagare in loro nome. Con questo si ritengono sciolte da ogni obbligo, come se la cosa non le riguardi.

6 - Tutto considerato, penso alle volte che bramare di essere amati sia una grande cecità, a meno che, ripeto, non si tratti di persone che possono aiutarci a meglio acquistare i veri beni. Infatti, quando si cerca di essere amati, è sempre per qualche interesse o per qualche soddisfazione personale. I perfetti, invece, tengono sotto i piedi tutti i beni e tutti i piaceri del mondo. Se desiderano soddisfazioni, non le trovano che in Dio e in trattenimenti che dicono ordine a Dio. Quindi, che vantaggio possono avere dall'affetto altrui?

7 - Ricordandosi di questa verità, ridono di sé e della pena che sentivano in altri tempi, quando s'inquietavano per sapere se il loro amore era o non era ricambiato. E’ naturale bramare di essere ricambiati anche in un amore onesto. Ma appena avuto il ricambio, vediamo da noi stessi non essere altro che paglia, aria, atomo impercettibile che il vento si porta via. Che ci rimane, infatti, dopo che ci abbiano molto amati? Ben a ragione quelle persone poco o nulla si curano di essere o di non essere amate: se cercano l'affetto di chi può giovare alla loro anima, è solo perché riconoscono che, data la nostra miseria, senza aiuto si stancherebbero presto. Vi sembrerà che queste anime non amino e non sappiano amare che Dio. Ma esse amano anche il prossimo, e di un amore più grande, più vero, più utile e più ardente, perché sincero. Sono più portate a dare che a ricevere, e fanno così anche con Dio. Queste, e non già le basse affezioni della terra, meritano il nome di amore, che è stato usurpato da quelle.

8 – Ma voi direte: ma se non amano ciò che vedono, a che cosa si porta il loro amore? Rispondo che anch’esse amano ciò che vedono e si affezionano a ciò che sentono, ma non vedono se non cose stabili. Nel loro amore, invece di arrestarsi al corpo, portano gli occhi sull'anima, e cercano se vi è in essa qualche cosa degna del loro affetto. Se non ne trovano, ma vi scoprono un qualche principio di virtù o una qualche buona disposizione che permetta loro di supporre che scavando in quella miniera abbiano a scoprirvi dell'oro, non contando per nulla le pene e le difficoltà che v'incontrano, fanno del loro meglio per il bene di quell'anima, perché volendo continuare ad amarla, sanno benissimo che non lo possono fare se ella non abbia in sé beni celesti e grande amore di Dio. Senza di ciò, ripeto, non la possono amare, e tanto meno con affetto duraturo, neppure se quella persona le obblighi a forza di sacrifici, muoia di amore per loro e riunisca in sé tutte le grazie possibili. Conoscendo per esperienza quel che valgono i beni del mondo, in questo non giocheranno mai un dado falso, perché vedono che non sono fatte per vivere insieme né per continuare ad amarsi: finirà tutto con la morte, per andare chi da una parte e chi dall'altra, qualora quella persona non abbia osservata la legge di Dio e dimorato nella sua carità.

9 - Le anime a cui Dio comunica la vera sapienza lungi dallo stimare più del dovere un amore che finisce con la vita, non lo stimano neppure per quel che vale. Potrà avere qualche prezzo per coloro che pongono la loro gioia nei diletti, negli onori, nelle ricchezze e nei beni del mondo, perché avendo amici doviziosi, ne sperano feste e piaceri; ma nessuno ne avrà di certo per le anime che queste cose disprezzano. Se queste tali amano una persona, desiderano subito che ella ami il Signore e ne sia riamata, perché altrimenti, come esse sanno, il loro amore non potrà essere duraturo, Quest'affetto costa loro assai caro, perché non vi è nulla che non siano pronte a intraprendere per il maggior bene delle anime che sentono di amare: per un loro minimo vantaggio sacrificherebbero mille volte la vita.
Oh, prezioso amore che imita tanto da vicino quello dello stesso Principe dell'amore, Gesù, nostro unico bene!

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

sabato 8 gennaio 2011

L'ARTISTA CELESTE - MICRO E MACRO


E’ cosa nota che un tramonto dai colori pastello, o una luna che si riflette su uno specchio d’acqua, dona un’immagine poetica e ci riporta al Creatore come un Artista di indubbia bravura. Così come ogni cosa in natura: un bel paesaggio, un fiore particolarmente profumato o in un trionfo di colore. Credo che molti abbiamo cantato le meraviglie del creato, ma pochi si siano soffermati su alcuni dettagli che di norma sfuggono.
Una sera, seduta su un gradino fuori della porta di casa, osservavo uno strano spettacolo che si presentava ai miei occhi: un piccolo nocciolo contorto, spoglio delle foglie, mi mostrava i suoi rami sinuosi, stranamente illuminati come da tante lucine led. Erano gocce di pioggia che i rami trattenevano, senza farle cadere e che, illuminati dal plenilunio, decoravano in modo superbo quei rametti all’apparenza insignificanti: un piccolo albero di Natale rivestito di pioggia e di luce. Nulla di tecnologico, Il tocco della Creazione mi aveva donato uno spettacolo invernale totalmente gratis!
Mi è tornato alla mente, allora, una situazione analoga, in tempo d’estate, sempre prodotta dalla natura. Stesso luogo: il prato verde di erba appena nata, sembrava disseminato di tanti diamanti che creavano un effetto iridescente, esattamente come i cristalli o i solitari esposti alla luce di una lampada o del sole. Sfaccettature rosse, arancio, verde e blu, che brillavano come il diadema di una regina, sparse a profusione per un grande tratto del giardino. Veniva voglia di chinarsi e raccogliere quei cristalli luminosi, ma altro non erano che gocce di rugiada accarezzate dai primi raggi del sole mattutino.
Ho descritto questi doni quotidiani, eppure straordinari, della natura, per sottolineare che a volte andiamo a cercare meraviglie in luoghi sperduti e lontani, che i nostri sensi non sono mai appagati abbastanza, e la ricerca dello straordinario conduce l’umanità a guardare il macro (deserto, orizzonti infiniti, spazi immensi, costellazioni e oceani…) e non si accorge che il micro offre allo sguardo e di conseguenza alla mente ed allo spirito, spettacoli che incantano e non costano nulla!
Tutto questo mi fa riflettere: vogliamo che la nostra vita sia piena di emozioni forti, di “cose” che decorino i nostri giorni: abbigliamento, cosmetici, profumi, gioielli sul nostro corpo, e oggetti d’arredamento sempre più ricercati e costosi, per la nostra casa. Auto di grossa cilindrata, fuoriserie o SUV circolano nelle strade sempre più trafficate, dove a dirla tutta, non è più possibile correre ad alta velocità o viaggiare in spazi privi di traffico. A cosa servono queste auto, se non ad ingombrare ancor più un mondo già troppo pieno di suppellettili prive di reale utilità? Cosa serve un’auto sportiva, superveloce, se poi non puoi schiacciare l’acceleratore e “volare” alla velocità che vorresti? E un SUV, in città dove le strade sono sempre più strette, a che serve? Anche gli oggetti sono dunque suddividibili tra micro e macro. L’auto serve, ma non è assolutamente necessaria per i nostri spostamenti un’auto di grossa cilindrata, basta che abbia le ruote, sia confortevole, e ci porti dove dobbiamo recarci. Per vestirci, non serve indossare abiti firmati, basta che l’abito sia caldo e ben fatto, e potrei continuare all’infinito: le “cose” servono, perché dobbiamo vivere, però serve anche la moderazione affinché un mondo sempre più povero possa distribuire un po’ più equamente le risorse ad ogni popolazione. Così per i viaggi: possiamo cercare il bello anche a pochi chilometri da casa, dove noi italiani abbiamo mari e monti, laghi e colline in abbondanza. E città piene di opere d’arte da ammirare. Quei soldi in eccesso, spesi per andare alle Maldive o ai Carabi (ora per altro bisognosi più che mai di aiuti umanitari) per acchiappare il sole che se vogliamo andare a vedere, è esattamente lo stesso sole che illumina il nostro Paese, potrebbero essere devoluti a chi non ha neppure una goccia di rugiada o di pioggia da guardare con meraviglia, a chi il sole brucia la pelle perché non ha dove ripararsi. E quei cenoni pantagruelici che alla fine rovinano fegato e stomaco, non potrebbero diventare pasti più discreti, e condividere quanto si sarebbe speso in caviale e champagne, con chi non ha neppure un pugno di riso e un bicchier d’acqua al giorno?
Sempre questione di macro e micro! Chi ha troppo e chi non ha nulla!
Pensiamoci! Se una goccia di pioggia o di rugiada ha deliziato i miei occhi, tanto più potremmo accontentarci di poco, per dare a chi non ha neppure lacrime per piangere!
Che questo 2011 ci porti ad essere più generosi! E semplici come una goccia di rugiada: leggiamo Santa Teresa del Bambino Gesù, cosa scrisse alla sorella Celina il 25 aprile 1893
  Una goccia di rugiada: che cosa vi è di più semplice e di più puro? Non sono le nuvole che l'hanno formata, perche' la rugiada discende sui fiori quando l'azzurro del cielo è stellato. Essa non è paragonabile alla pioggia e la vince per la sua bellezza e freschezza. La rugiada non esiste che la notte. Appena il sole diffonde i suoi caldi raggi, fa distillare quelle perle meravigliose che brillano ai margini dei fili d'erba del prato e la rugiada si muta in vapore leggero. Celina è una goccia di rugiada che non è stata formata dalle nubi, ma scesa dal cielo luminoso, la sua patria. Durante la notte della vita, la sua missione è quella di nascondersi nel cuore del Fiore dei campi.
Nessuno sguardo umano deve scoprirla; il solo calice che la possiede conoscerà la piccola goccia e tutta la sua freschezza.

Fortunata gocciolina di rugiada, conosciuta solo da Gesù, non fermarti a considerare il corso fragoroso dei fiumi che costituiscono l'ammirazione delle creature, non invidiare neppure il limpido ruscello che serpeggia nel prato. Senza dubbio, il suo mormorio è tanto soave, ma può giungere agli orecchi delle creature, e poi il calice del Fiore dei campi non lo potrebbe contenere. Non può essere solo per Gesù.

Per appartenere a lui, bisogna essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada! Oh! come sono poche le anime che aspirano ad essere piccole così. "Ma, esse dicono, il fiume e il ruscello non sono più utili della goccia di rugiada? Che fa questa? Non è buona a nulla, fuorchè a rinfrescare per qualche istante un fiore campestre che oggi è e domani sarà bell'e sparito" (Reminescenza di Mt. 6. 30)a

martedì 4 gennaio 2011

EPIFANIA DEL SIGNORE

Se i Re Magi dovessero arrivare da noi in questi tempi, forse dovrebbero cambiare nome, e diventare Re Mogi!!!
Quel Dio che si è fatto Uomo per noi, quel Bambino che hanno adorato, dopo averlo trovato seguendo la stella, non è così amato come dovrebbe essere. Attraverso una serpeggiante ideologia, il cristianesimo viene allontanato poco alla volta. Sono pessimista? No, è la mera realtà! Perciò noi cristiani cattolici dobbiamo tener salda la fede, aiutandoci, correggendoci, pregando perché il "mondo storto", come lo definisce Mauro Corona nel suo recente libro, torni a raddrizzarsi. Noi lo faremo seguendo la stella, come se fosse oggi e sempre, l'Epifania del Signore. Se a Natale ci siamo immaginati pastori, ad adorare il Bambinello, oggi saremo i Magi che rincorrono la Storia, magi saggi, che non si lasciano imbambolare da Erode, ma che cambiano percorso per non tradire Gesù. Come il Presepe, sempre più spesso, è sostituito da un fantomatico Babbo Natale, così i Re Magi sono stati soppiantati da una brutta befana che viaggia sul manico di una scopa. Come siamo caduti in basso!! Come ci siamo fatti turlupinare da un rinnovato paganesimo!
L'EPIFANIA, OVVERO LA MANIFESTAZIONE DEL SIGNORE, E' UN FATTO TALMENTE STRAORDINARIO CHE NON PUO' E NON DEVE RIDURSI A FIGURE TANTO BANALI QUANTO INESISTENTI! 
BENVENUTO SIGNORE, NELLA NOSTRA DIMORA, CHE IN REALTA' TUTTA TI APPARTIENE, BENVENUTO SIGNORE, NEL NOSTRO CUORE, ANCH'ESSO TI APPARTIENE, COME OGNI COSA CREATA! GRAZIE DI ESSERE VENUTO TRA NOI, GRAZIE PER AVERCI VOLUTO DONARE IL TUO AMORE, LA TUA VITA, MALGRADO NE SIAMO INDEGNI!

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi