AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 26 agosto 2010

STORIA DELLA SANTA MESSA seconda parte

 MESSA DEI CATECUMENI E MESSA DEI FEDELI
Come rito la messa, dal XIII secolo in poi, si soleva distinguere in due parti: "messa dei catecumeni " e "messa dei fedeli "; alla prima erano ammessi coloro che aspiravano a diventare cristiani e , poiché ancora in fase di preparazione dottrinale, erano esclusi dal sacrificio eucaristico e partecipavano solo alla liturgia della Parola, con chiara valenza catechetica; alla seconda partecipavano tutti i credenti.
L'altare posto alla sommità di una gradinata stava a significare la salita al Golgota; perciò le preghiere di introduzione al Sacrificio erano recitate dal celebrante ai piedi della gradinata: al IX secolo si fa risalire la recita del Salmo 42 Judica me, Deus ; con il Gloria e il Confiteor, la cui formula é del XII secolo, il sacerdote sale all'altare che incensa con triplice giro, se la messa é solenne; la recita del Credo, dopo la lettura del Vangelo e l'omelia, é introdotta nel VI secolo in Oriente, nell'XI nel rito latino.
La seconda parte della messa iniziava con l'Offertorio: fino all'XI secolo erano i fedeli stessi ad offrire il pane e il vino del sacrificio insieme al necessario per i sacerdoti: traccia di ciò é l'odierna elemosina; offrivano pane azzimo, cioè non fermentato; ciò non prima del IX secolo in Roma; dal XII secolo in poi prese la forma dell'ostia attuale
L'Offertorio é una reliqua dei canti che si solevano fare durante la cerimonia della raccolta delle offerte. Seguivano preghiere, dette "piccolo Canone" che, nel rito latino, non sono più antiche del XIV secolo: "Suscipe", "Sancte Pater" , forse di origine gallicana, ed il "Deus qui humanae substantiae", antica preghiera della liturgia natalizia romana; fatta l'offerta, si procedeva ad una nuova incensazione dell'altare, seguita dal Lavabo, o lavanda delle mani, l'"Oratio super oblata secreta"  e quindi il Prefazio che é l'introduzione alla preghiera eucaristica per eccellenza, cioé il "Canone" o "Canon actionis".
Il Prefazio, detto in altre liturgie "prologo", "illazione", comincia con un dialogo tra celebrante e fedeli, prosegue con una preghiera di ringraziamento e si conclude con il Trisagio o Sanctus. Ha così inizio il Canone, formula in atto dal VII secolo, con il quale avviene la consacrazione delle due specie eucaristiche e la loro duplice elevazione, attuata dal tempo dell'eresia di Berengario; tutte le successive preghiere, sempre espresse in lingua latina, culminano nella dossologia "Per ipsum, cum ipso, in ipsum".
Con il Pater inizia la parte della Comunione: dapprima la frazione dell'Ostia, l'antichissimo Agnus Dei, la preghiera ed il bacio di pace posteriori all'anno 1000, la comunione del sacerdote che secondo la teologia cattolica é parte integrante del sacrificio. Durante la comunione dei fedeli si cantava un salmo; ne resta traccia nell'attuale preghiera di Communio.
La preghiera del Postcommunio concludeva la celebrazione con , a volte, l'"Oratio supra populum"; poi l'"Ite, missa est" dava il congedo all'assemblea fino al IX secolo. Il Placeat con la benedizione sono posteriori al 1000, e l'ultimo Vangelo era di devozione privata fino al XV secolo ed era la lettura del Prologo di Giovanni.

STRUTTURA DELLA MESSA CATTOLICA

La Messa, nell'accezione semplificativa popolare,  é la celebrazione domenicale comunitaria del mistero pasquale.
 Nel corso dei secoli ha avuto varie denominazioni tutte su fondamento neo-testamentario: "cena del Signore", "frazione del pane", "offerta", "sacrificio", "memoriale", "messa ed eucarestia".
Essa é essenzialmente una "anàmnesis del Kyrios", memoria dell'evento in cui Cristo é passato dallo stato di debolezza e di infermità nella carne allo stato di gloria, nel quale il Padre lo ha costituito Signore della storia e del cosmo e "spirito vivificante" per ogni creatura.
La Messa é il "sacramento" per eccellenza, perché "presenza operante del Risorto che rende culto al Padre nello Spirito".
Si attualizza attraverso la convocazione dei credenti, assemblea celebrante insieme al Cristo rappresentato dal suo ministro a ciò delegato, cioè il sacerdote. Essa si articola in 5 parti ben definite
§        RITI D'INGRESSO composti dal "saluto trinitario" pronunciato dal sacerdote cui si unisce l'assemblea;  dalla reciproca "comunitaria confessione" ; dall'"implorazione"  della divina misericordia con il canto litanico del "Kyrie" , alternato tra celebrante e fedeli; l'inno di lode del "Gloria" , recitato dal celebrante insieme ai fedeli; la "colletta" che é la prima delle tre grandi preghiere presidenziali e sintetizza il significato delle letture seguenti -
§        LITURGIA DELLA PAROLA che rende l'assemblea "comunità d'ascolto"  con la "lectio prophetica" dall'Antico Testamento, il "salmo responsoriale" scandito tra lettore e comunità, la "lectio apostolica" tratta dagli Atti degli Apostoli o dalle epistole di Paolo, il "canto allelujatico"  che precede la "liturgia Verbi", tratta dal Vangelo di uno dei 4 evangelisti secondo la scansione annuale; ad essa segue l'"omelia", meditazione approfondita della proclamazione della Parola. La professione di fede col "Credo" pregato dall'assemblea  insieme al sacerdote é come un grande collettivo "amen",  cui fa seguito "la preghiera dei fedeli"  intercessione per le necessità universali.
§        LITURGIA EUCARISTICA: con essa si entra nella fase strettamente sacramentale della celebrazione (dalla "mensa Verbi"  alla "mensa sacramenti"): l'attenzione liturgica si sposta dall'ambone all'altare con l'"offertorio",  cioé l'offerta del pane e del vino con la seconda preghiera presidenziale, cioé l "orazione sulle offerte"; segue la "preghiera eucaristica"  che consta del "praefatio"  recitato dal solo celebrante, nel quale si concentra il mistero celebrato in "quel"  giorno; al termine di questo egli chiama tutta l'assemblea alla triplice lode del "Sanctus" per raccogliersi poi nella "parola-memoriale" o epiclesi  consacratoria su intercessione dello Spirito Santo, conclusa nell'anafora assembleare; fa seguito la grande preghiera delle "intercessioni", unione della chiesa itinerante con quella gloriosa, ringraziamento ed intercessione insieme,più il"memento"  per i vivi ed i defunti: queste due sono pregate dal solo celebrante; la "dossologia" trinitaria  chiude la  grande realtà mistericamente attuata.
§        RITI DI COMUNIONE: constano della preghiera comunitaria del "Padre nostro",  ponte tra la consacrazione e la consumazione del banchetto; poi la "dossologia-acclamazione" dell'assemblea, l'augurio e "lo scambio di pace",  la "fractio panis" con l'invocazione all'"Agnus Dei"  e la convivialità, segno del banchetto nel Regno; chiude la terza orazione presidenziale, espressione di riconoscenza e supplica di efficacia del mistero celebrato
§         RITI DI CONGEDO: possono contenere avvisi del celebrante alla comunità, il saluto finale " la messa é finita, andate in pace"  e la benedizione.


sabato 21 agosto 2010

STORIA DELLA SANTA MESSA terza e ultima parte

LA RIFORMA LITURGICA DOPO IL CONCILIO VATICANO II

 Con la riforma liturgica seguita al Vaticano II, la celebrazione eucaristica, abbandonata la lingua "canonica" latina, avviene secondo le lingue nazionali per permettere una più consapevole partecipazione dell'assemblea ed il suo inserimento attivo nell'azione liturgica. Allo stesso scopo l'altare della celebrazione, fisso o mobile, é collocato all'esterno del presbiterio e rivolto verso l'assemblea dei fedeli.
Riveste il carattere di altare "maggiore" quello nel presbiterio, sul quale é eretto il tabernacolo per la conservazione e custodia delle specie eucaristiche consacrate e non consumate.
Il presbiterio é la parte della chiesa separata con balaustra, il cui accesso era interdetto a persone estranee al culto e perciò riservato solo al clero e suoi coadiutori; attualmente anche questa zona non é più interdetta, specie alle donne: vi prendono posto solitamente i coristi durante le celebrazioni solenni. Altra significativa modifica innovativa é "il modo" col quale i fedeli  si annettono alla Comunione: dal primitivo inginocchiarsi alla balaustra, in vigore fino agli anni 70, si é passati all'attuale avvicinamento per processione, in piedi; l'assunzione dell'Ostia può avvenire direttamente sulla lingua, oppure per ricezione sulle mani; la comunione é contemplata sotto le due specie anche per i fedeli, per intinzione o per bevuta diretta dal calice del vino, in celebrazioni di particolare significatività per l'assemblea: per esempio durante cerimonie di consacrazione religiosa e/o secolare, al termine di un corso di esercizi spirituali, nell'amministrazione solenne di sacramenti, o per concessioni stabilite dal diritto canonico.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                



                                                              - o - o - o - o - o - o - o - o - o




Ho preferito far seguito ai miei precedenti articoli riguardo l'Eucaristia nella Celebrazione liturgica della S. Messa, senza particolari commenti, perché ho ritenuto necessario fare un breve excursus sulla storia della Messa, in modo tale che non vi siano dubbi di sorta. Quanto finora pubblicato l'ho ricavato dal sito dei Gesuiti. Date a Cesare.....non mi prendo il merito di uno schema così ben disposto!!! Penso sia di grande interesse coloro che visitano questo blog, avere una sintesi così precisa sull'argomento trattato in tre tappe!!!
Buona lettura ma, soprattutto, Buona partecipazione alla Santa Messa, dove mai come in quel momento, abbiamo  così vicino il nostro Buon Amico Gesù!!! 

STORIA DELLA SANTA MESSA parte prima

La Messa é la più importante funzione sacra della chiesa cristiana, cattolica ed ortodossa, celebrata dal sacerdote sull'altare e che rappresenta il memoriale del sacrificio della croce attraverso l'offerta del Corpo e Sangue di Cristo sotto le specie eucaristiche. Il termine "messa"  deriva da "missa"  equivalente a "missio",  cioé congedo  ed entrò in vigore dal IV secolo, quando il rito comportò il congedo dei catecumeni prima dell'Offertorio. S. Agostino esplicitò con chiarezza questo congedo rituale:
"Ecce post sermonem fit missa catechumenis, manebunt fideles" (Ecco, dopo il sermone, si faccia il congedo dei catecumeni, restino i fedeli).

INTRODUZIONE

§        Secondo il RITO, la messa si distingue in: - Messa in rito latino o romano - Messa in rito greco - Messa in rito armeno - Messa in rito ambrosiano.
§        Secondo la SOLENNITÀ: - messa letta  o bassa o privata, cioè semplicemente recitata dal celebrante in ogni sua parte e senza canto- messa solenne  o cantata in cui il celebrante é assistito dal diacono e/o altri accoliti
§        messa concelebrata, o concelebrazione, entrata in uso nella seconda metà del secolo attuale, cui partecipano contemporaneamente vari presbiteri in qualità di concelebranti
§        messa pontificale, anticamente detta "messa in  pontificale", celebrata solennemente da un vescovo o da un prelato con l'assistenza di numerosi ministri e sempre cantata da un'apposita corale  diretta da un maestro di cappella
§        messa papale, celebrata dal papa con cerimoniale molto solenne ricco di un vastissimo rituale che, con la riforma liturgica del Vaticano II, si é molto ridotto, per dare, invece, spazio alla centralità religiosa espressa sia dall'omelia papale rivolta al mondo con l'aiuto dei media, sia all'incidenza ecumenica con la presenza di celebranti e fedeli di tutto il mondo ai quali viene concessa l'espressività cultuale dei riti originari con canti, musiche, gestualità
§        messa vespertina, celebrata la sera precedente la festa, entrata in vigore  con la costituzione apostolica del 6 gennaio  1953
§        messa funebre o di requiem, celebrata in suffragio di defunti.
La messa é l'unico e supremo rito sacrificale del cristianesimo cattolico e fin dai primi secoli é il centro della vita liturgica e mistica della Chiesa.

LE ORIGINI

Le sue origini si rifanno all'"agape " cristiana, convito fraterno presso i primi cristiani; comunità d'amore fraterno in S. Ignazio d'Antiochia; commemorazione della Cena del Signore, ma nel II secolo con significato esclusivamente escatologico.
La valenza teologica della messa si instaurò quando la cena comune venne separata dall'Eucarestia e, sull'esempio lasciato da Cristo nell'ultima Cena, i riti fondamentali furono tre:
§        offerta del pane e, separatamente, del vino
§        consacrazione preceduta da preghiera di ringraziamento; quest'ultima basata su formulari giudaici usati dopo i pasti, presto sostituita da una di carattere cristologico, secondo quanto rilevato dalla Didaché
§        comunione prima del pane eucaristico... seguita a distanza da quella del vino.
Durante la consacrazione si recitava il racconto dell'istituzione Eucaristica.
Nel culto dei primi cristiani sono già presenti la predicazione, la lettura, preghiere ed inni a scopo didattico.
Nella sua "Apologia"  per i cristiani all'imperatore Antonino Pio e nel "Dialogo con Trifone", San Giustino, nell'anno 150, dà la prima descrizione della Messa romana, distinta in due parti: quella "didattica", fatta di letture  sacre degli Apostoli e dei Profeti, e quella "sacrificale", centrata sulla Passione e già comprensiva dell'epiclesi, cioé l'invocazione del Logos sugli elementi da consacrargli.
La lingua usata era il grecol'uso della lingua latina subentrò verso il IV secolo; anteriormente a questo secolo,  vigeva qua e là l'uso delle letture in greco, successivamente tradotte in latino; una messa bi-lingue, insomma.
Il "Canone latino definitivo"  fu elaborato a Roma, anche se a darcene testimonianza é il vescovo di Milano sant'Ambrogio nel suo libro "De Sacramentis".
Tra il II e IV secolo la celebrazione fraterna della messa si diffonde molto, secondo la testimonianza di Tertulliano che la definisce "dilectio". Nei secoli V e VI la liturgia romana della messa cominciò a diffondersi anche oltre l'Italia: in Spagna il vescovo Profuturo nel 538 volle il Canone romano; nel 563 il Sinodo di Praga ordinò l'assimilazione della liturgia spagnola a quella romana; lo stesso avvenne in Inghilterra, dopo la missione di Agostino voluta da Gregorio I.
Nelle Gallie la riforma instaurata da Pipino e proseguita da Carlomagno con l'intento di sostituire la messa gallicana con quella romana influì, nel decorso degli anni, sul rito e le orazioni della stessa messa romana: le incensazioni dell'altare, del Vangelo, del celebrante, dei fedeli sono di origine gallicana, così come i segni di croce durante il Canone e il maggior numero di orazioni. L'Introito entrò a far parte della Messa come canto pontificale verso il VI secolo, per la solennità conferita alla stessa dalla presenza del papa. Sempre dalla Francia, verso il IX secolo, si inserirono melodie e tropi e versetti tra i testi.
Altre significative innovazioni avvennero tra l'VIII e XI secolo: l'altare non fu posto più fra il celebrante ed il popoloma in fondo all'abside, così che il sacerdote compiva il sacrificio volgendo le spalle all'assemblea; il clero assisté ponendosi davanti al popolo e non più dietro l'altare; lo stesso assunse dimensioni maggiori in larghezza: le parti laterali si usarono per letture ed orazioni, al centro solo il sacrificio. Con l'uso del pane azzimo s'introdusse la grande Ostia ad uso del celebrante e piccole Ostie, raccolte nella pisside, per la comunione dei fedeli inginocchiatiIl rito dell'elevazione dell'Ostia consacrata s'introdusse solo verso il XII secolo, mentre quella del calice fu resa obbligatoria nel 1570 col Messale di Pio V.
Questo testo pubblicato il 14 luglio 1570 divenne normativo per tutte le chiese d'Occidente, uniformandone testi e riti, ad eccezione di quelle chiese che possedessero un rituale proprio da almeno 200 anni.

venerdì 20 agosto 2010

COMUNIONE: SULLA LINGUA O NELLE MANI?



Vangelo secondo Marco 7,1-15
 
I farisei e la tradizione

Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con le mani immonde, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e conservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – quei farisei e scribi lo interrogarono: “perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con le mani immonde?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo vi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. […]
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti ed intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo, sono  invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo”.

Se vogliamo seguire gli insegnamenti del Signore, il Vangelo va letto e meditato. Poi, è vero, anche Gesù ha seguito la tradizione, nell’Ultima Cena, chinandosi a lavare i piedi degli Apostoli. Ma lo ha fatto non tanto per seguire i dettami della tradizione ebraica, quanto per insegnare che bisogna farsi umili, prendendosi cura del fratello senza badare alla posizione che si occupa nel mondo. Se Lui, che è Dio e Figlio di Dio, si è umiliato, chinandosi per le abluzioni e servendo così i suoi discepoli, tanto più lo dobbiamo fare noi.
Sul fatto poi che la tradizione dei farisei e dei Giudei insegnava un po’ di igiene, non vuol dire che Gesù non approvava questi insegnamenti, ma quando ha dato degli ipocriti a coloro che lo interrogavano, intendeva dire che invece di fissarsi sulla formalità dei gesti, era più importante badare alla sostanza e ai contenuti.
Sappiamo che Gesù insegnava attraverso le parabole, con semplici esempi per gente di poca istruzione, quel popolo ebraico dedito soprattutto alla pastorizia e all’agricoltura, ma sappiamo altresì che Lui badava a quando si racchiudeva nell’animo degli uomini, ai pensieri che nascevano nella mente e all’Amore che essi avevano nel cuore, se vogliamo parlare con quella suddivisione che era comune a quei tempi, dei sentimenti umani. Cioè in quello che è il contenuto, in quanto interno all’uomo, che non alla forma esterna.

Come si riceva l’Eucaristia, se tra le mani unite a conca, o direttamente sulle labbra, è uno stile , mentre il Contenuto, ovvero il Corpo ed il Sangue di Cristo racchiuso nell’Ostia consacrata, è l’unica e vera concretezza!
Naturalmente, chi si accosta alla Comunione con Cristo, deve avere la dovuta cura nel riceverLo, nella forma che sceglie,e se è nelle mani, devono essere pulite, sguardo rivolto a Lui, con il cuore grato di tanto Dono. Ma più che le mani, ciò che deve essere pulito, puro, colmo di riconoscenza e di amore per il Figlio di Dio che si va a ricevere nell’Eucaristia, è tutto il nostro essere, ovvero l’anima, che è la cosa più grande che abbiamo,  specchio di Dio in noi. In assoluta adorazione di quel Dio che si è fatto Uomo per la nostra salvezza!! Un tempo - ricordo quando ero piccola - la Comunione la si riceveva inginocchiandosi sul gradino della balaustra davanti all'altare, e sulla lingua, direttamente dalle mani del sacerdote, perché ciò che è sacro non va toccato se non dal sacerdote, sacro a sua volta. Si vorrebbe tornare a quella forma liturgica?  A mio parere, ogni uomo è sacro, per la sua stessa appartenenza a Dio, quale figlio del Creatore. E allora per questa ragione ho voluto avvalermi della Parola di Cristo, riportata dal Vangelo di Matteo. Cosa conta davvero: la forma o la sostanza? Per come la vedo io, la forma nella liturgia ha un suo grande valore, ma inferiore alla Sostanza, che è Cristo Signore!!!

giovedì 19 agosto 2010

OCCHI DI CIELO

Ascolta Ojos de cielo

Si yo miro el fondo de tus ojos tiernos

se me borra el mundo con todo su infierno.

Se me borra el mundo y descubro el cielo

cuando me zambullo en tus ojos tiernos.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

no me abandones en pleno vuelo.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

toda mi vida por este sueño.

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Si yo me olvidara de lo verdadero,

si yo me alejara de lo más sincero,

tus ojos de cielo me lo recordaran,

si yo me alejara de lo verdadero.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

no me abandones en pleno vuelo.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

toda mi vida por este sueño.

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Si el sol que me alumbra se apagara un día

y una noche oscura ganara mi vida,

tus ojos de cielo me iluminarían,

tus ojos sinceros, mi camino y guía.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

no me abandones en pleno vuelo.

Ojos de cielo, ojos de cielo,

toda mi vida por este sueño.

Ojos de cielo, ojos de cielo…

Ojos de cielo, ojos de cielo
Caterina Socci si è risvegliata dal coma, ma prima di ammalarsi, aveva cantato questa canzone, dedicata a Maria Vergine, che sembra un preludio alla sua sofferenza, accettata dalla famiglia con grande fede!! Ascoltatela puntando il mouse e cliccando su "ascolta".
Trasporta l'anima in alto! 


BRAVISSIMO IL PRETE SULLO SKATEBOARD

 un sorriso non guasta!!!

mercoledì 18 agosto 2010

MIRACOLI E GRAZIE - testimonianze

Ad una persona, forse per pura casualità, o molto più probabilmente per vera fortuna, capitò di mettersi in contatto online con un ragazzo che vive a Lima, in Perù. I motivi di questo contatto riguardavano la ricerca di antenati italiani, da parte di Emanuel. Emanuel ha continuato a scrivere, mandare sms o telefonare a questa lontanissima parente italiana, che ora chiama affettuosamente zia. Alcuni anni fa, Emanuel scrisse alla zia dicendole di aver visto che la stessa soffriva di un problema alle gambe. La zia lo assicurò di non aver nulla di grave: non era invalida, non aveva fratture, né problemi circolatori. Lui insistette col dire che c'era un problema, che lo "vedeva". La zia dovette ammettere che un problema esisteva davvero ma che lo reputava talmente insignificante, rispetto a chi di problemi seri di salute ne aveva di ben più gravi, da non prenderlo in seria considerazione. In verità la zia da ben cinque anni vagava da uno specialista ad un altro, sperando di trovare la cura per un terribile fastidio epidermico alle gambe: prurito, bruciore che, al contatto con acqua, diventavano insopportabili tanto da non poter indossare nulla sulla pelle per almeno un'ora, dopo un bagno o una doccia. Terminato quel primo impatto quasi doloroso, poteva sopportare pazientemente la restante indisponente irritazione epidermica. Nessun dermatologo ha trovato la causa di questa malattia, né tanto meno la cura appropriata. La zia si è tenuta il suo disturbo, pensando fosse una condanna a vita!!!! Ma Emanuel aveva "visto". Un giorno le scrisse del dono che aveva ricevuto dal Signore, e l'ha fatto malvolentieri, perché pensava non spettasse a lui comunicarlo, né intendeva vantarsene. Lo disse solo per convincere la zia ad affidarsi al Signore, e le assicurò che avrebbe pregato intensamente per ottenere la guarigione. Dopo un po' di tempo da quel colloquio, la zia si svegliò una mattina, come se una leggera ma intensa scossa elettrica le avesse percorso la schiena. Pensò di essere stata sfiorata dal marito, nel sonno. Ma lo zio dormiva profondamente. Si alzò e guardò l'ora: erano le 6 del mattino. Troppo presto per alzarsi, si riaddormentò. Verso le 11, dopo aver svolto le sue faccende domestiche, la zia accese il pc, e trovò, tra la posta, una email di Emanuel. "Cara zia, ieri sera, alle 22, con alcuni amici, abbiamo intensamente pregato Gesù ed i suoi angeli, affinché intervenissero per quel tuo disturbo alle gambe. Fammi sapere se ti sembra di star meglio, o quando questo accadrà". La zia fece presto due conti: le 10 di sera a Lima, corrispondono alle 6 del mattino in Italia. Nello stesso momento in cui Emanuel pregava per la guarigione della zia, la stessa avvertiva quella scossa e si svegliava.
Bella storia, direte, una coincidenza stravagante!! Niente di tutto questo: la zia da quel momento non ha avuto più alcun disturbo alle gambe: può prendere un bagno, farsi la doccia, nuotare nei laghi o al mare, senza dover patire quell'esasperante prurito e bruciore. Sono trascorsi oltre 4 anni, e il problema non si è più ripresentato.
Come faccio a conoscere così bene questo avvenimento? Semplice, quella zia sono io, e posso testimoniare che il piccolo miracolo è avvenuto sulla mia pelle, grazie alla grande fede di Emanuel.
Siamo fatti di atomi pieni di energia, che può essere positiva o negativa, a seconda di come utilizziamo la stessa. L'energia ci è stata donata dal Signore, nel Suo disegno creativo, e mantenendo i contatti con Lui, intrattenendo un intenso colloquio, quella energia continua a fluire dentro di noi. Non sto parlando di pratiche esoteriche, sto parlando della preghiera costante, col cuore teso verso il Padre che sta nei Cieli.
Credo fermamente nel potere della preghiera, nella bontà di Dio che ascolta e distribuisce grazie a piene mani, nella capacità di uomini e donne colmi di fede, di essere gli esecutori del volere del Signore.
Come ho scritto nel precedente articolo, chi ha fede è realmente ascoltato e accontentato dal Signore di tutto il Creato!!

MIRACOLI E GRAZIE


I miracoli sono ricordati in molti modi: quelli di Gesù che si trovano descritti nel Vangelo; quelli della Madonna desunti da molte testimonianze; quelli eucaristici, come per esempio nel caso di Lanciano; quelli ricevuti dopo aver chiesto la grazia ai santi cui la gente è devota. Il miracolo più grande e meno visibile è quello della transustanziazione, ovvero di quanto avviene durante la Celebrazione Eucaristica: il pane ed il vino che, pur restando nelle loro specie, in modo miracoloso diventano il Corpo ed il Sangue di Cristo. Ma ce ne rendiamo davvero conto, del grande dono che abbiamo ricevuto? 
Tutti si aspettano di vedere, nel miracolo eclatante, il cieco che vede, il paralitico che cammina, il moribondo che guarisce e torna sano come un pesce. Se non si vedono questi fatti eccezionali, difficilmente si crede, e a volte anche davanti a questi grandiosi miracoli, si trova una giustificazione medica, tecnica, o psicologica come causa della guarigione, e non un fatto straordinario, che proviene dal Cielo.
Leggiamo il Vangelo di Marco 14,18 che tratta della missione degli apostoli "Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò  per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: "andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno".
Sono convinta che se ascoltiamo e facciamo nostre le parole di Cristo, che dopo averle pronunciate salì al cielo Risorto, dovremmo credere nei miracoli,perché solo la fede li fa compiere. La fede di chi impone le mani, ovvero della persona che compie questo gesto nel nome del Signore Gesù, e la fede di chi prega per ottenere grazie e guarigioni del corpo e dello spirito. 
Sono altresì persuasa che  un uomo di Dio, un sacerdote, un apostolo del Signore, e anche un laico, se pieno di fede, possa in nome Suo compiere segni potenti. Perciò non vanno messi in dubbio i miracoli di Padre Pio, per esempio, dei Santi in Cielo e ancora viventi, perché non sono loro a compierli, ma il Padre che sta nei Cieli, per mezzo del Figlio Suo, che tanto ama. Così la Madonna, nostra Madre, non rifiuta di ascoltare le preghiere che innalziamo a lei, per le nostre necessità, per le richieste di aiuto, sia materiali che spirituali. 
Se questi fatti prodigiosi avvengono sempre meno frequentemente, non è perché il Cielo non ascolta, ma a causa della nostra fede sempre più debole, e della nostra indifferenza, diffidenza.
E così non solo dubitiamo che il Cielo non ascolti e non intervenga, ma ancor di più diffidiamo di persone che hanno ricevuto questo meraviglioso dono dell'imposizione delle mani per scacciare i mali fisici e morali, da Cristo Signore!
Il gesto del Vescovo, quando impone le mani sui cresimandi, rimanda a quanto il Signore disse agli apostoli, in quel brano del Vangelo che ho sopra riportato. Il Vescovo chiama lo Spirito Santo affinché scenda su di noi. E' un gesto che non dovrebbe essere considerato solo un rito liturgico fine a sé stesso: è un gesto importante,  richiede la presenza di Dio presso di noi!
Eppure spesso è declassato ad un gesto simbolico. 
Chiedo ai Sacerdoti di sottolineare l'importanza dell'Eucaristia, nella transustanziazione, e della Cresima, che invoca la discesa dello Spirito Santo. 
Se non si crede fermamente alla presenza di Dio, della Madre Celeste e dei Santi nella nostra vita, perché esistono, vivono, anche se non nel corpo carnale al quale siamo abituati  a identificare ogni essere vivente, ma in un corpo spirituale e glorificato, non potremmo ottenere le grazie che scendono copiose dal Cielo,  perché il Signore non nega il pane al figlio affamato, dandogli in cambio sassi!! Il Signore ascolta, ma ascolta chi lo ama come un Padre, e che si sente davvero Suo figlio! 
Con questi presupposti, ognuno di noi può invocare gli abitanti del Cielo, da Dio Padre ai Santi, sicuro di essere ascoltato. E ogni uomo pieno di fede può aiutare il prossimo, guarendo in nome di Gesù. Il prossimo post tratterà di alcune testimonianze, dirette o indirette, di come questo sia possibile e si sia realizzato. 
Dico solo che chi continua a non credere, non vedrà mai la Gloria del Signore, né qui in terra, né tanto meno in Paradiso: e lo sapete oramai a memoria: il Paradiso non può attendere!!!!

lunedì 16 agosto 2010

ANGELI E DEMONI NEL VANGELO


Torno sull'argomento degli angeli e, in contrapposizione, dei demoni. Ci torno perché una corrente pseudo-teologica tende a sostenere che gli angeli e i diavoli altro non sono che proiezioni della psiche: in ognuno di noi vi è insito il bene ed il male, e questo viene rappresentato dagli angeli e dai demoni che, secondo questa ideologia, in effetti non esistono. Vorrei approfondire l'argomento, perché con mio grande dispiacere, questo pensiero sta prendendo forma anche dentro la Chiesa. Riporto brevemente dalla angeologia cattolica quanto segue, in relazione con il Vangelo e quindi con Gesù. (non riporto tutto quanto concerne l'argomento inerente all'Antico Testamento, perché a noi ci basta già esplorare il Vangelo.
l mondo angelico trova posto nel pensiero di Gesù. Gli evangelisti parlano talvolta dei suoi rapporti intimi con gli angeli (Mt 4, 11; Lc 22, 43); Gesù menziona gli angeli come esseri reali ed attivi. Pur vegliando sugli uomini, essi vedono la faccia del Padre (Mt 18, 10 par.). La loro vita sfugge alle esigenze cui è soggetta la carne (cfr. Mt 22, 30 par.). Benché ignorino la data del giudizio finale, che è un segreto del Padre solo (Mt 24, 36 par.), ne saranno gli esecutori (Mt 13, 39. 49; 24, 31). Fin d’ora essi partecipano alla gioia di Dio quando i peccatori si convertono (Lc 15, 10). Tutti questi elementi sono conformi alla dottrina tradizionale.
Gesù inoltre precisa la loro situazione in rapporto al figlio dell’uomo, la figura misteriosa che lo definisce, specialmente nella sua gloria futura: gli angeli lo accompagneranno nel giorno della sua parusia (Mt 25, 31); saliranno e discenderanno su di lui (Gv 1, 51), come un tempo sulla scala di Giacobbe (Gen 28, 10...); egli li manderà per radunare gli eletti (Mt 24, 31 par.) e scartare i dannati dal regno (Mt 13, 41 s). Fin dal tempo della passione essi sono al suo servizio ed egli potrebbe richiedere il loro intervento (Mt 26, 53).
Il pensiero cristiano primitivo non farà dunque altro che prolungare le parole di Gesù quando affermerà che gli angeli gli sono inferiori. Abbassato al di sotto di essi per la sua incarnazione (Ebr 2, 7), egli non di meno meritava la loro adorazione nella sua qualità di Figlio di Dio (Ebr 1, 6 s; cfr. Sal 97, 7). Dopo la risurrezione è chiaro che Dio glieli ha sottomessi (Ef 1, 20 s), essendo stati creati in lui, da lui e per lui (Col 1, 16). Essi riconoscono attualmente la sua sovranità (cfr. Apoc 5, 11 s; 7, 11 s), e formeranno la sua scorta nell’ultimo giorno (2 Tess 1, 7; Apoc 14, 14-16; cfr. 1 Tess 4, 16). Così il mondo angelico si subordina a Cristo, di cui ha contemplato il mistero (1 Tim 3, 16; cfr. 1 Piet 1, 12).
l termine ha origine dal latino angelus, a sua volta derivato dal greco ἄγγελοςánghelos, che significa inviatomessaggero.
Angelo è usato anche per אביר, avir (lett. "potente" nel Salmo 78,25), per א*להים, E-lohim (lett. "Divinità" nel Salmo 8,5); e shin'an nel Salmo 68,17.
La parola ebraica più simile ad angelo è מלאךmal'akh, che ha il medesimo significato.
Le raffigurazioni degli angeli di età più remota risalgono alla antica civiltà degli Ittiti.

Mi servo sempre di esempi, oltre che di testi, per rendere più comprensibile quanto voglio sottolineare. Gli angeli sono puro spirito, quindi invisibili ad occhio umano. Spesso l'uomo non crede a ciò che non vede ed essendo anche molto superbo, bastante a sé stesso, non accetta che esistano esseri superiori a lui. Quindi non accetta l'esistenza di Dio come quella dei suoi angeli. Mi chiedo come faccia ad accettare l'energia elettrica, la forza di gravità, l'attrazione della calamita, gli effetti della luna sulle maree......sono tutte cose che non si percepiscono con la vista! Ma l'uomo sa che esistono, così come conosce gli elettroni, le onde radio e tutto quanto di più scientifico possa essere stato scoperto. Che esistano potenze celesti, esseri superiori a noi che esercitano un controllo sul mondo, questo non rientra nella logica di certe persone. Per loro, sono solo frutto di fantasie dell'uomo antico, che non sapeva dare un nome a certe percezioni. Se dovessi spiegare ad un bambino chi è un angelo, gli direi di disegnare un sole. Lo disegnerebbe come un globo con tanti linee che partono a raggiera dal cerchio disegnato. Gli spiegherei che i raggi del sole, che raggiungono la terra, sono come gli angeli, emanazioni di Dio, uniti a Lui nell'intento di aiutare gli uomini, così come i raggi del sole scaldano, illuminano, danno vita alla natura. I raggi del sole non si vedono: sono fatti di luce e calore, ma si percepiscono, perché provengono dalla materia. Gli angeli no, ma esistono comunque. 
Le persone che mettono in dubbio l'esistenza di questi esseri celesti e sostengono di credere in Cristo, hanno molta confusione in testa. Se allora dobbiamo dare retta a questi piccoli eretici, Bibbia e Vangelo dovrebbero essere gettati alle ortiche, contenendo un sacco di sciocchezze perché Gesù non sarebbe Verità. Eppure Lui ha chiaramente parlato degli angeli, ha avuto a che fare con loro fin dalla nascita!
Diciamo che è come nella Genesi, quando si parla della Creazione. Tutti siamo concordi coll'ammettere che Dio non ha creato in 7 giorni il mondo: ormai sappiamo che dal brodo primordiale, dal caos, dal big bang ha avuto origine l'universo e che lo stesso è in continua evoluzione. Ma chi ha creato la materia prima? Colui che ha messo Ordine. E lo ha messo nei tempi descritti dalla Genesi, non in 7giorni, ma nella stessa successione in cui la scienza, la ricerca, hanno studiato l'evoluzione della vita nell'universo. Viene spontaneo pensare che nei tempi antichi sarebbe stato difficile spiegare all'uomo privo delle conoscenze odierne, la complessa trasformazione del creato, e quindi i compilatori dei testi biblici hanno usato metafore, espressioni più comprensibili. Ma loro sapevano. E come erano venuti a conoscenza di tali cose, se non per infusione divina? Quindi, erano anche a conoscenza della guerra accaduta nei cieli, la ribellione di alcuni angeli a Dio, la loro cacciata, il loro divenire signori del male.
Inoltre, in tutte le civiltà, anche le più antiche o più barbare, l'uomo ha sempre creduto in qualcuno  più grande di lui. Che fosse il sole, la luna o le stelle, o qualche divinità sull'Olimpo, o Iside e Osiride, ecc. in ogni caso l'uomo non si è mai sentito tanto superiore da bastare a sé stesso. Nel suo dna ha sempre saputo che c'è qualcuno più grande dell'uomo. Poi Dio si è rivelato a Israele come unico Dio. E abbiamo capito che Yahweh è Colui che è! Ho cercato di capire come mai, sia nella mitologia greca che in quella romana, il nome del più grande loro dio assomigli in modo impressionante al nome ebraico con cui è chiamato Dio: Zeus, Giove, molto simili nella pronuncia a Yahweh! E lo stesso nome di Gesù riporta al nome di Dio. Abbiamo, un eccezionale dizionario biblico ebraico-greco. Si tratta della versione greca del cosiddetto Vecchio testamento (meglio sarebbe chiamarlo Scritture Ebraiche) chiamata Settanta(LXX). Questa traduzione delle Scritture Ebraiche fu iniziata nel terzo secolo prima della nostra èra da una settantina di dotti ebrei; fu terminata nel secondo secolo prima della nostra èra, forse verso il 150 a.E.V.. Le citazioni che le Scritture Greche fanno delle Scritture Ebraiche sono tratte proprio da questa versione della Settanta. Gli apostoli e i discepoli del primo secolo usarono questa versione della Bibbia.
     Il nome greco Iesùs [Ỉησοῦςsi trova nella Settanta? Sì.
Ad esempio, lo troviamo nel libro del profeta Giosuè, capitolo 1, verso 1. Il versetto dice: “Dopo la morte di Mosè, servo dell’Eterno, avvenne che l’Eterno parlò a Giosuè, figlio di Nun” (ND). “Giosuè” è la traduzione italiana del nome ebraico che la Settanta traduce in greco come Ỉησοῦς Iesùs]. E quale era ilnome originale ebraico che i traduttori della Settanta tradussero con'Ihsoàj [Iesùs]? Il nome eraיהושע  [Yehoshùa].
     Abbiamo quindi Yehoshùa tradotto in greco Iesùs e in italiano Giosuè. Ma allora come si arrivò a Gesù? L’errore fu quello di tradurre la traduzione. Si vennero così a creare delle incoerenze: lo stesso nome (Yehoshùa) è reso in italiano sia con Giosuè che con Gesù. Così, ad esempio, in Ebrei 4:8 (TNM) si legge: “Se Giosuè [nel testo originale greco: ỈησοῦςIesùs] li avesse condotti in un luogo di riposo”, mentre – poco dopo, nello stesso capitolo - in Ebrei 4:14 (TNM) si legge: “Gesù [nel testo originale greco: Ỉησοῦν,Iesùn, qui al caso accusativo], il figlio di Dio”. Parrebbe trattarsi di due persone con nomi diversi, ma in verità sono due persone diverse con lo stesso nome.
Ho fatto una breve divagazione, uscendo dall'argomento Angeli e demoni,ma è per sottolineare che chi crede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, non può che prendere atto che la Sua storia è strettamente legata all'Antico e Nuovo Testamento, con tutto quanto vi è contenuto in questi Testi Sacri, nulla escluso e angeli compresi!! Se si elimina anche solo una verità insita nelle Scritture, non si è coerenti con il Vangelo nè uniti alla Chiesa nostra Madre!

venerdì 13 agosto 2010

USO E NON ABUSO

Sto leggendo la VII lettera pastorale dell'Arcivescovo di Ravenna-Cervia scritto per l'anno 2006-2007 e titolato IL SIGNORE VISITA IL SUO POPOLO. Mi sono fermata a meditare su espressioni poetiche, ma anche concrete, che vorrei riproporvi: "Da piccolo andavo a pascolare le pecore nei boschi. Avevo la  possibilità di vivere, qualche ora ogni giorno, immerso nella natura. Boschi, prati, monti e valli, ruscelli ed alberi. La danza della natura. Stupore davanti ai colori della primavera e dell'autunno; pensieri che volavano, al tramonto del sole, verso l'alto e l'infinito. Esperienza che si è rinnovata, tante volte, dopo che sono diventato sacerdote, durante i campi-scuola, i pellegrinaggi, le gite che il Signore mi ha donato di vivere in tante zone dell'Italia e dell'Europa. Ciò che mi rimane dentro è soprattutto l'esperienza delle Dolomiti, della Valle d'Aosta, delle montagne, dei ghiacciai, dei laghi, dei mari, della natura coperta di verde, rallegrata dai fiori, arricchita dai profumi e dalla musica che nasce tra gli alberi della foresta e che il vento trasporta lontano. Mi soffermo su un'esperienza semplice e piccola. Ho osservato due uccellini che costruivano il nido. Ero piccolo. Avevo tempo per guardare e stupirmi. Dapprima arrivavano con rametti nel becco, poi con le piume. E la "casetta" era pronta: per le uova, peri i piccoli. Ho visto tanti sposi arredare la casa ed abitarla. Ma la cura principale l'ho osservata negli sposi intenti a preparare la cameretta del bimbo in arrivo. Un'attenzione premurosa. Tutto previsto, nei minimi particolari. Tanti atti d'amore. Pensati. Voluti. Per il bimbo amato, desiderato, atteso, accolto. Poi ho letto la Sacra Scrittura. Meraviglia e sorpresa continue. Quella coppia di uccellini, quei due sposi: segni di Dio che prepara il nido, la cameretta, la casa, per l'uomo, per la famiglia, per l'umanità. E' commovente leggere la Genesi al primo capitolo. Hai la sensazione di vedere il Signore Dio che, dopo aver creato il cielo,  la terra e le acque, ogni mattina esce per VISITARE la Creazione e arricchirla. Visita la terra, la guarda con stupore e la vede già "nel futuro" abitata dall'uomo, da me e da te.  [...] Dio visita la terra e la riempie dei suoi doni. Per amore. Con premura e attenzione. Come mamma e papà che pensano ai loro piccoli. Con amorevolezza. Dio vuole che noi viviamo. Dio vuole il nostro bene. Per questo fa esistere tutto ciò che ci circonda. TUTTO è per noi. E noi siamo per Lui. Sorge spontaneo un inno di ringraziamento e di lode, di ammirazione e stupore pieno di riconoscenza e di amore.
Allora:
Perché è male inquinare l'aria,l'acqua, la terra, il cielo? Perché è male distruggere la natura? La risposta è facile: Dio ha creato tutto ciò che è attorno a noi per l'uomo! Perché l'uomo viva. Perché l'umanità viva. Per il bene della persona, della famiglia, dell'umanità. Usare i beni creati e non abusarne è un po' difficile. Ma è necessario percorrere questa strada. E vincere la tentazione di "abusare" del creato per fini diversi e inaccettabili: un avere-possedere senza limiti, uno sfruttamento senza regole, un "progresso non compatibile", un uso selvaggio delle risorse. Dio visita ancora una volta la terra e sembra dirci: "Tutto ciò che, vedi, usalo; non abusarne!" Deve servire a te. Deve servire a tutti. Deve servire a tutti quelli che verranno.
Dio visita di nuovo la terra e dice: "Tutto ciò che esiste è per te, ma non solo per te! Ti ho chiamato a collaborare all'opera della creazione affinché i beni della terra siano a servizio e per la vita di tutti gli uomini, nello spazio e nel tempo":
Un'equa distribuzione dei beni della terra tra tutti gli uomini di oggi. Un uso, oggi, dei beni del creato, che non rubi il necessario per vivere a chi viene dopo di noi. Dovremo rivedere il nostro modo di usare l'acqua, di sfruttare il suolo e il sottosuolo, di trattare l'aria! Volenti (o nolenti) dovremo fare un passo indietro nel nostro attuale uso delle risorse, perché tutti abbiano di che vivere. Oggi e domani in ogni parte della terra e per tutti i popoli. "per andare avanti dovremo fare un passo indietro!".
Mi viene da pensare una cosa. La luce ubbidisce, le stelle ubbidiscono (Baruc 3,32b-35) Perché l'uomo non dovrebbe ubbidire? Forse perché è libero? Ma la vera libertà non consiste nel fare le scelte giuste e nel realizzare il progetto di Dio? E il progetto di Dio prevede il vero bene di ogni persona e di tutta l'umanità. Il bene terreno e il bene nell'aldilà.
Credo che per festeggiare il 1° settembre la Giornata Nazionale per la salvaguardia del creato, cominciare a leggere qualcosa al riguardo, come queste sante parole di Mons. Giuseppe Verucchi, sia un buon modo per fare un profondo esame di coscienza e, nel nostro piccolo - perché purtroppo non siamo noi ad avere in mano il governo delle multinazionali, delle nazioni e di quant'altro - vedere cosa possiamo fare per non danneggiare ulteriormente questo meraviglioso pianeta che è la nostra Terra!!!(le due foto: un fiume di montagna, dall'acqua pura, e un fiume di pianura, totalmente inquinato - che strazio!)

giovedì 12 agosto 2010

ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE AL CIELO

Quasi sempre si parla del 15 agosto come di Ferragosto, tempo di ferie, vacanze, viaggi, gite fuori porta, ma quasi mai si parla di quel giorno come quello dell'Assunzione- Allora mi servo degli scritti di S. Teresa d'Avila per ricordare la Vergine Maria! Sopra vi à un affresco delicatissimo, con una toccante didascalia poetica di Padre Nicola Galeno. Sotto l'immagine, riporto gli scritti della nostra Santa Madre, riguardo una sua esperienza sublime, avuta il giorno dell'Assunzione.
BUONA DOMENICA DELL'ASSUNTA E AUGURI A TUTTE COLORO CHE NE PORTANO IL NOME!!

CATASTROFI NATURALI E PROVOCATE DALL'UOMO


 Nel 2010 il Pianeta Terra ha fatto sentire la sua voce. Si merita la copertina del TIME come personaggio dell'anno. E' una voce che grida nel deserto dei media che citano catastrofi bibliche come fatti di cronaca, un piccolo spazio tra le vicende della nostra corte dei miracoli, tra un Bocchino e un Bondi.
La voce della Terra, mai così potente e frequente, è diventata un rumore di fondo, un brontolio di tuono consueto, sfondo delle vicende umane, qualcosa di ineluttabile come le grandi epidemie di peste del passato, o una somma di episodi inquietanti e sgradevoli che l'umanità fronteggerà grazie ai miracoli della tecnologia. Gli dei della fatalità e del progresso sono da sempre grandi alleati della stupidità umana.
Colpisce il distacco di fronte alla distruzione del nostro ambiente, della casa in cui viviamo. Come se noi fossimo marziani in vacanza sulla Terra.
Il 12 gennaio un terremoto ad Haiti di magnitudo 7.0 causa oltre 200.000 vittime, tre milioni di persone sono colpite dal sisma.
Il 27 febbraio un terremoto di magnitudo 8,8 colpisce il Cile e tutto il Pacifico meridionale.
Il 14 aprile un sisma di 6,9 gradi causa 3.000 vittime nella regione del Qinghai, in Cina.
Il 20 aprile nel golfo del Messico: l'incendio della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon causa 11 morti e un gigantesco sversamento di petrolio: è un disastro ambientale mai registrato prima nella Storia.
Il 16 luglio esplosione di due condotti un deposito di stoccaggio del petrolio nel porto di Dalian in Cina, secondo Greenpeace uno delle più gravi catastrofi ecologiche, riversate in mare tra 60mila e 90mila tonnellate di greggio.
Il 30 luglio e nei giorni successivi la peggior ondata di maltempo da 80 anni provoca 1.500 morti e dodici milioni di sfollati in Pakistan. Nel mese di agosto un'ondata di calore senza precedenti da più di mille anni colpisce la Russia con incendi colossali che provocano centinaia di vittime e il blocco dell'esportazione del grano. Alcune centrali nucleari sono assediate dalle fiamme.
Nel mese di agosto al largo di Mumbai in India scontro tra una petroliera e una nave cargo con fuoriuscita di petrolio, decine di tonnellate di greggio riversate in mare. Il carico è composto da 1.200 container con sostanze chimiche e oltre duemila tonnellate di benzina, diesel e lubrificanti.
Nel mese di agosto un'alluvione colpisce l'India con centinaia di morti e milioni di senza tetto.
Nel mese di agosto il maltempo provoca allagamenti nell'Europa centrale con decine di morti.

Nel mese di agosto un'alluvione senza precedenti a memoria d'uomo con fiumi di fango colpisce la regione del Ladakh in Tibet.

L’Onu parla di “un disastro peggiore dello tsunami e del terremoto di Haiti" riferendosi alle alluvioni di questa estate.

La Terra ha la febbre, la temperatura dei primi sei mesi del 2010 è la più alta mai registrata. Si ritorna alle processioni medioevali come in Russia con il patriarca ortodosso che invoca la pioggia, i monaci tibetani che chiedono il conforto della preghiera e il Papa che rivolge un appello per tutte le popolazioni colpite. Nel frattempo un blocco di ghiaccio grande quattro volte l'isola di Manhattan si è staccato dalla Groenlandia e naviga nell'Oceano Atlantico.

Alla fine del 2010 mancano più di quattro mesi, prepariamoci. All'appello mancano lo Tsunami stile 2006, l'uragano Katrina del 2005 e l'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo.
Un po' di pazienza e arriveranno anche quelli, l'importante è mostrare una sana indifferenza.
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La frase finale di quanto sopra è puramente ironica! Ho ricevuto le informazioni sopra riportate da un caro amico, e come hanno fatto riflettere lui, così hanno colpito me!
E' vero, i giornali parlano di tutti questi terribili fatti, ma a noi che importa? Sono successi lontano dal nostro mondo ovattato, non ci hanno toccato!  Sono pensieri pieni di cinismo che però nascono in molte menti! E l'indifferenza regna sovrana.
Perché non aggiungiamo anche le catastrofi volutamente causate dall'uomo, non solo con le perdite di petrolio o gli incendi dolosi, ma dalle guerre, dalle sopraffazioni su popoli inermi, dal malgoverno di molti presidenti che si credono onnipotenti,che in realtà si dimostrano esseri miserevoli, che agiscono solo nei ristretti spazi del loro egoismo, e non hanno larghe vedute, generosi programmi per migliorare la situazione della loro Nazione. Parlo dell'Africa, del Centro e Sud America, dell'Asia e di alcuni Paesi Balcanici. E' così, e allora nasce spontaneo il riferimento a certi passi biblici, dove si parla di terribili punizioni da parte di Dio, e siano allora da prendere in seria considerazione: le piaghe d'Egitto, la distruzione di Sodoma e Gomorra, il diluvio universale, ecc. Oggi si tende a considerare gli episodi biblici  il frutto di semplici calamità naturali, e vengono archiviate come tali.
Io penso che Dio permetta che avvengano, per svegliare le coscienze intorpidite, e la Terra stessa, essendo creatura del Creatore, si ribella allo scempio che l'uomo sta compiendo su di essa. 
Qualcosa dobbiamo fare, se siamo ancora in tempo!! Dobbiamo dire basta!!! Dobbiamo risvegliare le coscienze addormentate, affinché non entrino in coma irreversibile, e non ci sia davvero più nessun rimedio!

martedì 10 agosto 2010

VINCERE LE DEBOLEZZE UMANE

E' vero,noi siamo in continua crescita spirituale, umana e in cammino verso Dio. Dobbiamo saperlo, dobbiamo sentirlo, perché ciò che davvero apre la mente umana non è solo la ricerca scientifica, ma anche quella soprannaturale. La Fede è il terzo occhio nel nostro cervello, che aiuta a percepire messaggi di natura divina, soprannaturale. Che siano messaggi reali, o percezioni extrasensoriali, o come le chiamava Teresa d'Avila, locuzioni interiori, sono sempre sensazioni che ci allontanano dalla materia carnale, per avvicinarci a quella spirituale. Per questo capisco che certe conferenze teologiche magari possono non essere gradite, perché troppo rivolte al pratico, al didattico e dove poco si intravede di mistico. Ho imparato col tempo a comprendere che sono necessarie anche le cose che ci appaiono aride, per mettere alla prova la nostra pazienza, la nostra adesione alla Chiesa e al Carmelo in particolare, la nostra umiltà, la nostra disponibilità all'ascolto anche verso coloro che troviamo poco interessanti, o che ci dicono cose che già sappiamo. Un tempo mi ribellavo, ero insofferente, e volte giudicavo e criticavo. Poi mi sono detta che non è l'atteggiamento che Gesù vuole dai suoi  amici, non è insomma un atteggiamento evangelico. E ho cercato di correggermi. Sono quei famosi sentimenti negativi che nascono a volte nel cuore e ci fanno stare male dentro, ci tolgono la pace e la serenità e quindi vanno rimossi! Con l'aiuto di Dio!!
Batto e ribatto sul combattere i peccati, i vizi ed i sentimenti che lacerano l'anima, e lo faccio perché sono persuasa che Amare non è una parola fine a sé stessa, ma comporta un lavorìo interiore, un incessante smussare le nostre asperità. L'Amore di Dio, riversato sull'umanità, deve allargarsi a macchia d'olio, raggiungere ogni cuore umano, attraverso il movimento dello Spirito che abita in noi. 
Amare veramente significa saper rinunciare al nostro tornaconto, per il bene altrui. Significa uscire dal nostro bozzolo, dal nostro ripiegamento in noi stessi, per aprirsi all'altro. Anche a costo di sacrificare ciò che "ci sembra" più caro.
Da sempre si parla di amore come di quella attrazione che si prova verso un'altro essere umano. No, quello non è amore: si può chiamare in diversi modi simili, ma si discosta molto dall'amore che Gesù ci ha insegnato. 
Non amo montare in cattedra e tenere lezioni di etica, di psicologia o di teologia,non amo questo perché non rientra nelle mie conoscenze dirette, ma mi piace usare esempi pratici, più comprensibili a me stessa, che forse dagli altri.
Se io penso di essermi innamorata di una persona, e se per quella persona io posso fungere da ostacolo - in qualche  modo - al suo cammino, qualunque sia la direzione che la stessa prende, e mi ostino a voler instaurare con lei un rapporto affettivo, non faccio né il bene suo né quello mio. La coscienza muoverebbe dentro di me emozioni non piacevoli, mi direbbe che non è giusto questo mio interesse egoistico verso l'altro, mi farebbe vivere in uno stato altalenante di felicità e di dolore, di insicurezza e di mancanza di pace.
In tutto questo rientrano le relazioni extra-matrimoniali, i fidanzamenti forzati da parte di un solo individuo, e non sarebbe vera condivisione, così come i matrimoni senza basi profonde, o senza la benedizione di Dio. In questo modo, non solo si fa del male all'altro, ma lo stesso ricade su di noi, togliendoci quella pace che ogni anima anela.
E' solo un esempio, ma si può girare a 380° su tutti gli atteggiamenti e le scelte di vita che non fanno crescere la persona, e che invece ne distruggono il bene cui ogni essere umano ambisce.
Come Adamo si nascose agli occhi di Dio, sentendosi nudo, avendo visto tutta la sua umana miseria, e vergognandosi della sua debolezza nel non aver saputo tener fede alla promessa fatta a Dio, e avendogli disubbidito, così quel senso di frustrazione nasce dentro l'animo di ogni persona incapace di amare, agendo in modo contrario non tanto a Dio - parlo anche per chi non è credente - quanto alla sua propria dignità.
Quanto è meraviglioso pretendere da sé stessi quella forza che combatte i desideri sbagliati, 
l'egoismo che è innato, le debolezze che appartengono alla materia fragile del nostro essere uomini, e quanto è stupendo scoprire che siamo riusciti a vincere questa nostra fragilità.
Sono persuasa che sono le debolezze umane, tutte, che portano a far nascere dentro di noi certi sentimenti negativi, quali l'invidia, l'accidia, la gelosia, il rancore, se non addirittura l'odio.
Se queste debolezze le vinciamo con la forza di volontà, e con una buona dose di amore, ci accorgeremo che nulla di spiacevole verrà ad intaccare la pace del cuore, perché svaniranno tutte quelle sensazioni sgradevoli che gravavano nel nostro animo.
Si fa presto a dire: "ama i prossimo tuo come te stesso, e anche i nemici". Prima bisogna comprendere qual'è il nostro prossimo,  e quali sono i nostri nemici! Il prossimo: vediamolo come un fratello, figlio dello stesso Padre, allora capiremo cosa significa. I nostri nemici: spesso non sono gli altri ad esserci nemici, quanto piuttosto lo siamo di noi stessi. Sono i nostri pensieri negativi ad inquinare il cuore, e li  vediamo  riflessi nel "nemico". Ma se il nostro cuore è puro, una volta privato di tali inquinamenti, allora nel prossimo non vediamo nemici, perché non saranno nostri rivali, o persone da invidiare, o detestare.
Come Santa Teresa - senza per questo volermi paragonare a lei, ci mancherebbe altro! - anch'io mi trovo in difficoltà ad esprimere in modo chiaro ciò che ho dentro il cuore e che vorrei tanto trasmettere ai miei fratelli, ma spero di essere stata abbastanza esaustiva. Lo spero perché molti di questi sentimenti negativi hanno albergato nel mio cuore, a fasi alterne, e mi hanno fatto star male, perché erano come vermi che mi rodevano dentro. Poi ho capito il meccanismo con cui combatterli,  ed ora sono serena, rappacificata con Dio e con il prossimo, oltre che con me stessa. Così ho compreso da tanto che anche il volto di un estraneo è il volto di mio fratello, di mia sorella. E mi relaziono con le persone senza freni inibitori: esse sono amate da Dio, e quindi perché non dovrei amarle io? E perché dovrei essere gelosa, invidiosa, nemica, di chi mi appare migliore di me? Non lo sono per il semplice fatto che conosco i miei limiti, e conosco anche la volontà di Dio, il quale ha distribuito ad ognuno secondo i Suoi disegni, e quindi se provo sentimenti che non sono segno d' Amore, è come se volessi fare a pugni con Dio! E questo non lo voglio, perché - sempre - deve essere messa davanti ad ogni cosa, la Sua volontà e non la mia!! Se nella mia vita ho incontrato persone speciali, che mi hanno fatto crescere spiritualmente ed umanamente, lo devo al Padre, che ha visto le mie necessità, ed insieme a loro cammino con gioia immensa, perché condividiamo gli stessi sentimenti positivi che Gesù Cristo ci ha insegnato ad apprezzare

lunedì 9 agosto 2010

SAN LORENZO



Fin dai primi tempi del cristianesimo, Lorenzo viene generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito della dalmatica, con il ricorrente attributo della graticola o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici ai poveri.
Gli agiografi sono concordi nel riconoscere in Lorenzo il titolare della necropoli della via Tiburtina a Roma.
E' certo che Lorenzo è morto per Cristo probabilmente sotto l'Imperatore Valeriano, ma non è così certo il supplizio della graticola su cui sarebbe stato steso e bruciato. Il suo corpo è sepolto nella cripta della confessione di san Lorenzo insieme ai santi Stefano e Giustino. I resti furono rinvenuti nel corso dei restauri operati da Papa Pelagio II.
Si festeggia il 10 agosto, data della sua morte, avvenuta ne 258. Nacque ad Huesca, in Spagna, nel 225.
Le stelle cadenti - o meteore - che si possono vedere ad occhio nudo - vengono chiamate comunemente "lacrime di san Lorenzo" cadono proprio intorno al 10 agosto. Anche Giovanni Pascoli scrisse una poesia titolata "10 agosto", perché, come san Lorenzo morì in quel giorno e mese, così il padre del poeta venne ucciso in tale data.

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.


E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest' atomo opaco del Male!
AUGURI A TUTTI I LORENZO, RENZO E ENZO!!! E A TUTTE LE LORENZA, RENZA ED ENZA, NATURALMENTE!!

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi